«Domscheit-Berg ha distrutto 3.500 documenti di WikiLeaks».

A quanto si apprende dal giornalista dello Spiegel Holger Stark, l’ex portavoce di WikiLeaks, Daniel Domscheit-Berg, avrebbe distrutto 3.500 documenti inviati al sito di leaking digitale e da lui prelevati dopo la sua fuoriuscita dall’organizzazione, nel settembre del 2010.

Stark ha affermato sul suo account Twitter che lo stesso Domscheit-Berg, in un articolo in uscita lunedì sul settimanale tedesco, gli ha confermato personalmente la distruzione dei documenti. Che sarebbero dunque «persi per sempre». Nel pezzo dello Spiegel, anticipato in parte in rete dopo lo scoppio delle polemiche, il fondatore di OpenLeaks ha anche ammesso di averlo fatto «per assicurare che le fonti non siano compromesse». Der Spiegel è uno dei media partner dell’organizzazione di Julian Assange.

A quanto afferma WikiLeaks, il materiale in questione è «insostituibile» e riguarda «informazioni sostanziali su argomenti di pubblico interesse». Tra cui una lista dei sospetti a cui è vietato imbarcarsi in aereo da e verso gli Stati Uniti («no-fly list»), i piani di diverse organizzazioni neo-naziste e altri documenti, anche riguardanti le banche, che certificherebbero «abusi dei diritti umani».

WikiLeaks, che con l’ex numero due è ai ferri corti da un pezzo, ha immediatamente reagito con due durissimi comunicati, il primo a firma di Assange e il secondo dell’organizzazione. Nei due testi si raccontano presunti rapporti di Domscheit-Berg con l’Fbi (che l’avrebbe contattato «in più di un’occasione») e con le autorità statunitensi (che avrebbero tentato di corromperlo ripetutamente). Oltre ai dubbi sulla moglie Anke, «in contatto con la Cia» e con il governo tedesco.

Non solo. WikiLeaks accusa Domscheit-Berg di aver tentato più volte il ricatto nei suoi confronti, minacciando di rendere pubbliche conversazioni interne private, di cui sarebbe stato in possesso, nel caso l’organizzazione avesse proceduto ad accusarlo di sabotaggio. Ciononostante, WikiLeaks lancia un ultimo appello alla restituzione dei file sotratti. Perché «ogni giorno che passa compromette la volontà delle fonti» di inviare materiale a un’organizzazione che invece di proteggerle se lo fa sottrarre.

Soltanto una settimana fa il mediatore tra Assange e Domscheit-Berg sulla questione dei file rubati, l’hacker Andy Müller-Maguhn, aveva espulso l’ex numero due di WikiLeaks dal Chaos Computer Club proprio per il suo rifiuto di instaurare una trattativa.

Su Twitter, nel frattempo, la condanna del gesto di Domscheit-Berg è unanime, e corre sul filo dell’hashtag #deletedleaks. «Questa è la fine della tua credibilità, Daniel. Hai dissacrato la nostra storia», scrive @x7o. «Ho il sospetto che sia come Adrian Lamo», rincara @onetruecathal, paragonando il tedesco all’ex hacker che ha reso pubbliche le presunte chat che hanno portato in carcere Bradley Manning. Entrambi, infatti, sarebbero disposti a «fare cose atroci per la notorietà». «Un affronto ai leaker», sottolinea @asbrook. @exiledsurfer, invece, ha preferito ricorrere al dileggio:

Senza tuttavia risparmiare una staffilata che ha creato un ulteriore seguito di polemiche: «Incolpare Daniel – dopo che non è stato fatto niente per ritornare in possesso dei file – distrae l’attenzione dal fatto che WikiLeaks non abbia pubblicato niente dal Cablegate». Insomma, se «non c’è un sistema funzionante di invio e ricezione dei documenti» né su WikiLeaks né su OpenLeaks è «responsabilità di entrambi» Assange e Domscheit-Berg, scrive @exiledsurfer.

E mentre c’è chi ricorda il silenzio dei giornalisti del Guardian, che inizialmente avevano lavorato con WikiLeaks per poi prenderne le distanze, l’unico a difendere pubblicamente Domscheit-Berg è proprio Lamo. Che dal suo account Twitter, @6, ha risposto che i documenti «non sono mai state pubblicazioni di WikiLeaks visto che WikiLeaks non ne deteneva i diritti. Meglio il gesto di Domscheit-Berg che favorire le manipolazioni di Assange».

La sensazione è che si sia di fronte a una spaccatura profonda, e tutt’altro che conclusa, che ha avuto come conseguenza il blocco di entrambi i progetti, WikiLeaks e OpenLeaks. E, inoltre, quella di creare scompiglio e polemiche all’interno di un fronte già duramente messo alla prova dagli intenti repressivi dei governi e, per quanto riguarda l’organizzazione di Assange, un blocco finanziario che oramai dura da oltre sei mesi.

7 pensieri su “«Domscheit-Berg ha distrutto 3.500 documenti di WikiLeaks».

  1. be’, visto le situazioni ambigue che si trascinano da tempo e le controversie sui personaggi coinvolti (evidenziatesi sia a macrolivello globale sia nell’ampio panel sul tema allo scorso festival del giornalismo di perugia), quest’ultimo capitolo della saga infinita di WL non desta meraviglia, purtroppo….e altri “colpi discena” e’ lecito attendersi in futuro …

    a riprova del fatto che, tenendo a mente la big picture, questo “esperimento” di WL va ritenuto tale, e cioe’ solo uno dei tanti passi lungo la strada dell’effettiva partecipazione pubblica, diffusa e di base al movimento globale della trasparenza — quindi non resta che trarre le dovute lezioni da WL, OL e altro, senza piagnistei ne’ pseudo-eroismi o prendere parti in una situazione ormai ridicola, per condividere e perfezionare piuttosto il trend e il modello verso la trasparenza concreta, voluta e promossa dai cittadini, come d’altronde sta accadendo a vari livelli in diversi paesi e situazioni locali

    e visto che ci siamo, segnalo che il 15 settembre sara’ in libreria la versione italiana del libro di micah sifry (moderatore del panel di cui sopra a perugia) che si occupa proprio di quest’aspetto globale e generale, a partire dall’esperienza WL ma superandola ampiamente come merita, nella filosofia e nella pratica — il cui titolo. non a caso, e’ “Oltre WL: il futuro del movimento per la trasparenza”: http://www.egeaonline.it/editore/catalogo/oltre-wikileaks.aspx

    (disclaimer: il libro e’ curato dal sottoscritto 😉

  2. Concordo al 100%, Bernardo. Tanto più che ho letto e apprezzato il libro di Sifry (una persona intelligente e squisita), e sono felice di sentire che uscirà in italiano. Complimenti per averne curato l’edizione.

    A presto.

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