Licenzino la manovra e poi si licenzino.

Di una cosa avrebbero bisogno i mercati per iniziare a ricostruire sulle macerie dei giorni scorsi: di una leadership politica forte e affidabile. Capace cioè di mettere in atto misure di rigore, prima, e sviluppo, poi. Lasciando stare il merito di quanto predisposto dal governo italiano (e sarebbe interessante capire in che misura dipenda strettamente dalle indicazioni di Trichet-Draghi nella famosa lettera che non abbiamo potuto leggere), è proprio la leadership a mancare.

Si pensi ai destini dei tre uomini al timone: Berlusconi, Tremonti e Bossi. Il primo appare isolato, dimesso, frustrato. Criticato dentro la coalizione e il partito. Soprattutto, quando non direttamente commissariato dall’Europa, dipendente dalle scelte dell’alleato sempre meno alleato e del superministro sempre più distante. Il secondo, Tremonti, è debolissimo. Sempre sul punto di fare le valigie, è abbandonato dal Pdl e, pur se a fasi alterne, perfino dalla Lega; senza contare che lo scandalo Milanese, con l’autorizzazione all’arresto in calendario a settembre, ne tiene i destini appesi a un filo.

Quanto al terzo, nonostante gli insulti e le sparate, ha perso il polso della base del partito (si veda l’inedita fuga di Calalzo) e la lucidità necessaria a tenerne in riga i vertici. Tanto che uno «sconsolato ministro» afferma al Corriere: «Il Bossi che conoscevamo non c’è più, e la Lega sta esplodendo: viene strattonato una volta da Calderoli, un’altra da Tremonti, un’altra da Maroni, un’altra dal ‘cerchio magico’, e a noi non resta che parlare con questo o quell’esponente della Lega, ma senza arrivare a conclusioni».

Ed ecco spiegato l’incessante balletto di proposte di modifica alla manovra di questi giorni: ulteriore tassazione dei capitali scudati, nuovo scudo fiscale, dismissioni dei beni dello Stato, patrimoniale, aumento dell’Iva, quoziente familiare nel contributo di solidarietà, ritocchi alle pensioni. Annunci che si tramutano in smentite in poche ore. Così che viene il sospetto si tratti di posizionamenti, segnali politici e mediatici, più che di proposte serie.

«Non è un grande spettacolo quello che la maggioranza sta dando in queste giornate d’agosto», riassume Osvaldo Napoli, Pdl, che pure è tradizionalmente cauto nelle critiche al suo schieramento. Tanto più che, scrive il Messaggero, Berlusconi avrebbe sostenuto che «meno si cambia e meglio è». E che «noi, come governo, non dobbiamo proporre modifiche alla manovra». Anche il retroscenista Ugo Magri, sulla Stampa, è dello stesso avviso: «Se è vero che tre indizi fanno una prova […] allora è certo che questa manovra resterà invariata».

I tempi sono stretti, gli occhi del mondo ci scrutano. Ma i nostri vertici continuano a esternare, contraddirsi, possibilmente cavalcando l’aria dell’indignazione popolare per ritagliarsi un posto al sole o, almeno, lontano dai guai. Con Bossi, l’uomo su cui – ahinoi – reggono gli equilibri della maggioranza, che nel momento in cui è prioritario costruire fiducia parla di «Italia finita» e di arrivo della Padania.

Di certo le ragioni della crisi sono internazionali, strutturali e vanno ben oltre, in massima parte, i meriti e i demeriti della nostra sola classe dirigente. Ma la continua impossibilità di quest’ultima di mostrare un volto determinato, responsabile e soprattutto capace costituisce una zavorra che, anch’essa, travalica i confini nazionali. Licenzino la manovra e poi si licenzino. Perché se la costruzione dell’alternativa è difficile, la ricomposizione di questa maggioranza è impossibile. E chi ci osserva, questo è il guaio, lo sa benissimo.

7 pensieri su “Licenzino la manovra e poi si licenzino.

  1. Tutto giusto, anche troppo poco. Le ragioni della nostra crisi sono in minima parte internazionali (il resto del mondo procede decisamente meglio di noi, anche rimanendo in ambito europeo), in larga parte strutturali, e che pur andando oltre i demeriti dell’attuale classe dirigente, ne sono in buona parte basati. Chi gestisce le leve oggi, è in buona parte chi le gestiva quando si sono creati e sviluppati i motivi fondamentali per cui ora siamo dove siamo, come spiega un poco sbrigativamente agoravox http://www.agoravox.it/L-origine-del-debito-pubblico.html sono comunque sempre gli stessi, che dopo aver sfasciato i conti pubblici, ora vorrebbero farci credere di sapere rimettere le cose a posto. Non serve Einstein per capire che per risolvere un problema bisogna uscire dalla mentalità che l’ha generato. Per cui via, subito, e avanti chi può fare di meglio. Non dovrebbero fare molta fatica, del resto. Non si chiedono miracoli, solo competenza, e potendo, anche meno attitudine al delinquere. Ma potremmo anche accontentarci della competenza, per ora. Non chiediamo troppo.

    Michele Gardini

  2. “Di certo le ragioni della crisi sono internazionali, strutturali e vanno ben oltre, in massima parte, i meriti e i demeriti della nostra sola classe dirigente. Ma la continua impossibilità di quest’ultima di mostrare un volto determinato, responsabile e soprattutto capace costituisce una zavorra che, anch’essa, travalica i confini nazionali.”

    Su quali fatti è basata la tua affermazione (quella che ti ho messo in neretto)?

    • Chiedo venia se il mio modo non è stato intelligente, ma ti assicuro che l’unica cosa che intendevo provocare è una tua riflessione basata sulla razionalità.

      Se, come dici, le ragioni della crisi sono internazionali, strutturali e vanno ben oltre, in massima parte, i meriti e i demeriti della nostra sola classe dirigente, ne deduco che cambiare governo potrebbe al massimo incidere su di essa in minima parte.

      Sempre cercando di rimanere razionali, un governo deve (dove il “deve” può intendersi come imperativo giuridco o semplicemente politico-morale) dimettersi solo allorché non abbia più la fiducia del parlamento (imperativo giuridico) o sa che presto non l’avrà più (imperativo politico-morale): nel secondo caso le dimissioni anticipano le dimissioni forzate che avverrebbero di lì a poco. E magari possono rimediare alla situazione. Per esempio, in Spagna Zapatero si è dimesso, perché 1. se non lo avesse fatto, ci avrebbe pensato un futuro parlamento, certamente a maggioranza popolare, a farlo; 2. facendolo e designando un successore ha dato al suo partito una possibilità in più di rivincere le elezioni.

      È il caso dell’Italia? Non direi. Le future elezioni politiche sono apertissime, e possono portare a una sconfitta di Berlusconi come a una sua riconferma. Quindi chiederne le dimissioni non ha alcun senso.

      Uno potrebbe dire: “ah, ma se avessmo un altro governo, avremmo misure finanziarie migliori”.

      Abbiamo il governo che il parlamento esprime, ed abbiamo la manovra che il parlamento è disposto a votare, e che a sua volta il paese è disposto a digerire (di qui il voto dei parlamentari e le prese di posizione dei partiti).

      Tu puoi anche sognare di mettere adesso Draghi al posto di Berlusconi e Monti al posto di Tremonti. E che presentino in parlamento la manovra proposta da Montezemolo, compresa l’abolizione delle pensioni di anzianità. Ma chi gliela approva in parlamento?

      Più realisticamente faranno quello che i loro kingmakers gli permetteranno di fare. Come il governo tecnico Dini, che fece una riforma delle pensioni bellissima, solo che non toccava le pensioni per i successivi trenta anni.

      Se queste mie considerazioni non ti convincono, sei libero di continuare a sognare l’effetto taumaturgico di un governo diverso. Io dubito che chi oggi non investe in BTP lo faccia se a presiedere il governo è qualcun’altro. Credo che costoro guardino ben altri indicatori.

  3. Philip, messa così la tua critica ha sicuramente fondamento. Preciso solamente che non sogno nessun «effetto taumaturgico di un governo diverso»: credo semplicemente sia uno dei tanti passaggi necessari a ridare leadership credibile ai principali paesi europei (e non). Vedi, io trovo sia una questione di affidabilità: quando si dicono tante bugie è difficile essere presi sul serio. Un governo nuovo (tecnico o meno) avrebbe senonaltro dalla sua quel bonus che si concede a chi si presenta per la prima volta sulla scena. Certo, potremmo finire ugualmente male se non peggio (e concordo: l’incidenza sarebbe minima a livello internazionale), ma credo sia un passaggio obbligato.

  4. “ridare leadership credibile ai principali paesi europei (e non)”

    Mettiti nei panni di un governo europeo (e non). In base a cosa tu ritierresti il governo italiano credibile o meno? La mia risposta è: in base alla credibilità degli impegni che assume quando viene a parlare con me.

    Facciamo un esempio: Berlusconi è andato a parlare con Francia e Germania affinché la BCE comprasse i nostri titoli di stato in modo da farne scendere il tasso d’interesse. In soldoni ha detto: “la BCE li compra, e in cambio noi governo italiano ci impegniamo a non rimandare l’azzeramento del deficit di bilancio”. Cioè a rendere più credibile il nostro impegno di azzerarlo.

    Ora , a giudicare dal comportamento della BCE, pare che il governo italiano sia stato ritenuto credibile quando si è impegnato a fare ciò.

    Per cui, ritornando alla domanda, in base a cosa io governo straniero credo che Berlusconi manterrà gli impegni presi? Risposta: in base alla capacità che ha di attuarli, cioè di trasformare il decreto in legge senza stravolgerne i saldi.

    E allora la domanda diventa: questo governo controlla la sua maggioranza? Per ora direi di sì. È sorto un forte dissenso sul fatto che la manovra debba essere finanziata con nuove tasse oppure tagliando le pensioni, ma ad oggi nulla lascia presagire che il parlamento la respinga.

    Domanda successiva: ammesso che il parlamento la converta in legge, resisterà la maggioranza all’autunno caldo che si prospetta? Come ho detto, le future elezioni politiche sono apertissime, e possono portare a una sconfitta di Berlusconi come a una sua riconferma. Ma fino ad oggi la maggioranza è stata capace di resistere alla piazza, e le opposizioni finora non sono state capaci di costruire un’alternativa, quella sì, credibile.

    Quindi, risposta finale: sì, se io fossi un governante straniero, per ora, riterrei il governo Berlusconi credibile.

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