Il Senato vuoto e quel segnale che non arriva.

Per Maurizio Gasparri, presidente dei senatori del Pdl, sono «francamente ingiustificate» le polemiche sulla presenza di soli 11 senatori su 315 durante l’assegnazione del testo della manovra-bis alle commissioni competenti, al Senato. La seduta «era solo un adempimento formale», ragiona Gasparri, e non sarebbero stati previsti né un dibattito né votazioni nemmeno se fossero stati presenti «3 mila senatori». Solo un passaggio tecnico, dunque, che come tale non abbisognava di un’Aula stracolma per essere portato a termine.

Non c’è da dubitarne. Come non c’è da dubitare della sorpresa di Gasparri e colleghi. Evidentemente, ogni estate deve essere lo stesso. Meglio ancora: a ogni «adempimento formale» deve essere lo stesso. Gasparri, con il consueto candore, lo ammette – seppure indirettamente: «C’è semmai da chiedersi se non si debbano cambiare le regole». Insomma, stai a vedere che i fessi sono quelli che invece di starsene coi piedi a mollo hanno indossato l’abito buono e varcato la soglia di palazzo Madama. Ovvero il sottosegretario pidiellino Alberto Giorgetti, quattro temerari colleghi di partito, due senatori Idv e tre del Pd. Quattro, se si conta Vannino Chiti, che ha dovuto presiedere la breve seduta, 13 minuti in tutto, a cui Renato Schifani non ha ritenuto fosse il caso di partecipare – sollevando un vespaio di ulteriori polemiche.

Diciamo pure che allo stupore di Gasparri non si associa il nostro. Perché questa classe dirigente ci ha abituato alla delusione. E non è questione di «Casta» o assenteismo: più semplicemente, di rispetto delle istituzioni. Anche di quelle meramente «formali», «tecniche». E’ una prova di uguaglianza e umiltà: se l’impiegato, l’operaio, il precario devono tenere fede a una serie infinita di insensatezze e lungaggini burocratiche («formali», direbbe Gasparri) perché il senatore può al contrario rispondere con sufficienza, colto in fallo, che «semmai vanno cambiate le regole»?

Ancora più semplicemente, sarebbe bastato l’acume, o la mancanza di disinteresse, necessario a formulare il pensiero che, con una manovra da quasi 50 miliardi di tasse e tagli che colpisce l’intero corpo sociale, mesi di polemiche sui privilegi della politica e un quadro economico-politico di enorme incertezza, l’immagine del Senato vuoto avrebbe fatto il giro di giornali e telegiornali. E avrebbe alimentato rabbia, tensioni e malcontento.

Per questo Schifani avrebbe dovuto essere al suo posto, così come il maggior numero possibile di senatori: per dare un segnale gratuito, magari perfino innecessario del fatto che le cose stanno davvero cambiando. Invece il passato, quello che ci ha portato a questo punto, continua a ripetersi. Con la stessa arroganza di sempre: chi critica fa polemiche «becere» (Lucio Malan, Pdl), «sciocche» e «ipocrite» (Anna Finocchiaro, Pd). Così la richiesta di un eccesso di virtù in un momento di straordinaria difficoltà diventa populismo, demagogia, antipolitica. E’ anche e soprattutto per questo che la barca, per quanto dolorosamente si tappino le falle, continua ad affondare.

11 pensieri su “Il Senato vuoto e quel segnale che non arriva.

  1. Noi siamo come l’ultimo Teorema di Fermat, non abbiamo soluzioni.

    Questa classe dirigente (tutta) fa schifo, chi più chi meno. La mediocrità mista all’arroganza è la regola.

    Il grosso problema è che se giriamo lo sguardo non abbiamo un’alternativa (credibile). Forse un governo tecnico (Monti/Draghi) che ci riporti in qualche anno in linea di galleggiamento, ma poi?

    Quando venne tangentopoli molti crebbero che la politica sarebbe diventata più giusta, più equa, ma come sempre è la qualità dell’elettorato che determina quale classe dirigente premiare.

    Abbiamo dato credito ad un venditore di aspirapolveri a domicilio, ed eccoci qua ad indignarsi (sport nazionale) e contare quanti soldi perdiamo ogni giorno.

    Storicamente non sappiamo fare squadra ed i dittatori ci sono sempre piaciuti.

    Auguri Italia.

  2. “E’ una prova di uguaglianza e umiltà: se l’impiegato, l’operaio, il precario devono…”

    Perché i membri del parlamento non sono (i tuoi) impiegati, operai o dipendenti (come dice stoltamente Grillo), ma persone che in virtù di quella cosa che si chiama democrazia rappresentativa hanno il potere (e non il dovere) di legiferare (o di non farlo, lasciando le cose come stanno) e di controllare l’operato del governo, hanno la facoltà di recarsi in aula o di non farlo (il parlamento, prevede due seduta all’anno, il resto sono riunioni straordinarie).

    “il pensiero che, con (…) mesi di polemiche sui privilegi della politica (…) l’immagine del Senato vuoto (…) avrebbe alimentato rabbia, tensioni e malcontento.”

    Non è colpa dei senatori se ad una riunione alla quale è giusto e opportuno partecipino meno persone possibile viene demagogicamente presentata dai gornali come una cosa negativa.

    “Per questo Schifani avrebbe dovuto essere al suo posto, così come il maggior numero possibile di senatori: per dare un segnale gratuito”

    La politica non deve dare segnali, deve governare. Punto.

    “la stessa arroganza di sempre: chi critica fa polemiche «becere» (Lucio Malan, Pdl), «sciocche» e «ipocrite» (Anna Finocchiaro, Pd)”

    Non è arroganza: è dire le cose come stanno. Se la verità fa male, non è colpa della verità.

    “Così la richiesta di un eccesso di virtù in un momento di straordinaria difficoltà diventa populismo, demagogia, antipolitica.”

    Esatto: è populismo, demagogia, antipolitica.

    “E’ anche e soprattutto per questo che la barca, per quanto dolorosamente si tappino le falle, continua ad affondare.”

    Esatto: questa tua ultima frase è proprio un esempio di demagogia.

  3. Sono in forte imbarazzo, ma devo schierarmi dalla parte di Gasparri. Cercherò di spiegarmi: la seduta del Senato in questione, so di cosa parlo, era veramente soltanto un adempimento formale, non era possibile, nemmeno volendo, aprire una discussione, né tantomeno votazioni, in quel momento. L’iter di approvazione di una legge prevede che essa debba essere discussa e votata prima dalle commissioni competenti per materia, cosa che faranno la settimana prossima, e solo dopo può essere discussa e votata in Aula. E’ la Costituzione che prevede questo. Ma che senso avrebbe avuto avere un’Aula piena per 5 minuti di “adempimento formale”, sarebbe stata una presa in giro a tutti gli italiani. Informiamoci prima di parlare e ragioniamo sulle cose. Di motivi per indignarci ce ne sono tanti, non perdiamoci in queste sciocchezze!

  4. Giacomo, per i nuovi commentatori c’è un sistema di moderazione. E non sono sul blog 24 ore su 24 (visto che ho anche un lavoro). Tranquillo: qui nessuna argomentazione viene censurata. In particolare quelle che non condivido.

  5. I nostri politici sono i nostri dipendenti alla fine.
    Noi li deleghiamo la gestione della cosa pubblica, quindi abbiamo il diritto di lambtarvi e criticare, dire che non sono obbligati a legiferare o altro è reato…

  6. Non vedevo pubblicato il mio commento e al tempo stesso non mi compariva più l’avviso che esso era in attesa di vaglio. Per questo ho pensato che fosse stato censurato. Chiedo scusa e ritiro quello che ho scritto.

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