Per farci ridere.

Forse lo fanno per darci di che sorridere. Bisognerebbe chiederne conferma, per esempio, a Stefania Prestigiacomo. Il ministro che si dice favorevole a una mozione sul decreto rifiuti contro cui, pochi minuti dopo, la sua stessa maggioranza si esprime con un voto contrario. E che in tutta risposta decide di astenersi. Qual era la posizione del governo? Tutte: voto favorevole, voto contrario, astensione. E infatti il decreto, promosso dal Pdl ma osteggiato dalla Lega, è stato rimandato in attesa di finire nel dimenticatoio. Dobbiamo ridere?

Rifinanziamento delle missioni militari all’estero. Il Pdl è per il sì, la Lega nicchia, cercando di alzare la posta. Così il voto slitta, anche se i termini sono scaduti il 3 luglio. Intanto i nostri soldati sono sparpagliati per il mondo attendendo di capire se e come dovranno rimanere sparpagliati per il mondo oppure tornare a casa per non far cadere l’esecutivo. Sull’intervento in Libia, per esempio, il viceministro leghista Castelli non ha dubbi: «l’intervento umanitario non può reggere ed è del tutto incredibile». Frattini e La Russa sono d’accordo? Mistero. Forse è il silenzio che prelude allo scoppio della risata.

E ancora, decentramento dei ministeri. Un ministro, Michela Brambilla, lo ritiene indispensabile (per il turismo, a Napoli; per l’Expo, a Monza); un altro, Giancarlo Galan, «una puttanata intercontinentale». Bollette della luce meno care: per un ministro, Roberto Calderoli, è vitale, per il consiglio dei ministri non abbastanza da essere preso in considerazione. Costi della politica? Tutti d’accordo: vanno ridotti. Ma dalla prossima legislatura. La manovra? Decine di miliardi. Ma dal 2013. Cioè, quando a governare sarà qualcun altro. Pensati le risate.

Capitolo giustizia. Serve un nuovo ministro. Doveva arrivare qualche tempo fa. Non è ancora arrivato. Berlusconi: «assolutamente nella settimana prossima provvederemo alla sostituzione». Napolitano, tuttavia, punge: «mi pare che abbiano altri pensieri». E sul garantismo, marchio di fabbrica della maggioranza che ha salvato Cosentino, Matteoli e Lunardi? Per la Lega è ora di finirla, il popolo padano borbotta e guai a deluderlo (ancora). Per il Pdl è una vergogna. Da entrambe le parti volano coltelli e stracci. Ma che posizione ha la maggioranza sul tema? Tutte: per l’arresto e contro l’arresto. Così non ci si sbaglia. Che ridere, no?

Poi c’è la riforma dell’assetto istituzionale. Una rivoluzione: via centinaia di parlamentari, nasce il Senato federale. Berlusconi arriva in conferenza stampa e garantisce: «il 4 settembre ci sarà il varo definitivo». «Salvo intese», specifica. Il che significa: c’è una «pausa estiva in cui dovremo approfittarne per approfondimenti, dando vita a un tavolo per studiare la formulazione definitiva del testo con i capigruppo, giuristi esterni e tutti i ministri». Magari anche col contributo delle opposizioni. Qualche ora, e Calderoli lo corregge: «Non è previsto nessun altro passaggio in consiglio dei ministri». Berlusconi tace e acconsente. Chi è il presidente del consiglio dei ministri? Berlusconi o Calderoli? Entrambi. Si va sul sicuro.

Si potrebbe proseguire per pagine e pagine. Il capolavoro, tuttavia, è sull’abolizione delle province. Che fare? Il Pdl la voleva, ora non più. Ma, visto che la Lega non la vuole, minaccia di rivolerla. Strategismo? Chissà. A questo punto l’elettore è preso per sfinimento. E, con le lacrime agli occhi, è costretto a pensare ad altro per non soccombere alle risate.

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