Assange contro l’estradizione in Svezia / giorno 1.

Nella prima giornata del processo di appello a Londra per l’estradizione in Svezia di Julian Assange a seguito di suoi presunti reati sessuali, è andata in scena la difesa. Eccone gli argomenti principali, così come riassunti dal Guardian:

  • Il mandato europeo d’arresto racconta una versione fondamentalmente scorretta di quanto accaduto a Stoccolma nel tardo agosto. Falsa in particolare l’affermazione secondo la quale Assange avrebbe usato violenza e «agito in modo da violare l’integrità sessuale» delle due donne che lo accusano. In sostanza, questa discrepanza tra la descrizione dell’accaduto all’interno del mandato e le testimonianze rese dall’accusa renderebbe nullo il mandato d’arresto stesso.
  • Gli incontri con le due donne hanno riguardato rapporti sessuali consensuali (visto che, secondo la difesa, non ci sarebbero prove del contrario) e perciò le accuse non sarebbero considerate dei reati in Inghilterra. Uno dei suoi legali, Ben Emmerson, ha ammesso che il comportamento di Assange è stato «disdicevole, inquietante, rude, o perfino al limite di ciò con cui le donne si sentivano a loro agio», ma ha anche rimarcato che niente di tutto questo viola la legge in Gran Bretagna. Insomma, un pessimo amante, ma non uno stupratore.
  • Emerson ha affermato che l’uso del mandato d’arresto europeo è stato «sproporzionato», dato che ci sarebbero stati altri mezzi per ottenere l’assistenza di Assange nell’inchiesta svedese.

Il riassunto della Bbc fornisce ulteriori spunti utilizzati dalla difesa:

  • Estradare Julian Assange significherebbe un abuso processuale tale da configurare una violazione dei diritti umani.
  • Emerson non ha ritenuto di mettere in discussione la «credibilità» delle accusanti, né «la genuinità del loro rimpianto di aver fatto sesso con Assange».

Lo scheletro dell’argomento difensivo, in una versione più dettagliata, si trova su Swedenversusassange.com.

Molti, in particolare su Twitter, hanno fatto notare come si tratti di un netto cambio di strategia rispetto al processo di primo grado, peraltro perso.

La reale preoccupazione della difesa è che il caso, più che sessuale, sia politico. E che sia niente altro che un passaggio intermedio per una ulteriore estradizione negli Stati Uniti. Dove, secondo la versione della difesa, Assange sarebbe incriminato per spionaggio per i documenti riservati pubblicati in qualità di fondatore e direttore di WikiLeaks, rischiando perfino la pena di morte.

L’ipotesi è stata tuttavia contestata da due giuristi interpellati dal Guardian. Le autorità svedesi non sarebbero infatti, stanti le condizioni del mandato di arresto europeo, autorizzate a consegnare Assange agli Stati Uniti. Anzi, se questo fosse stato lo scopo, argomenta Joshua Rozenberg, la giustizia statunitense avrebbe fatto meglio a chiedere l’estradizione in suolo Usa prima di un verdetto su quella in Svezia, così che la Corte sarebbe stata costretta a decidere a quale delle due richieste (quella statunitense per spionaggio e quella svedese per crimini sessuali) ottemperare. Visto che la scelta avviene dando la priorità alle accuse più gravi, argomenta Rozenberg, molto probabilmente il giudice avrebbe soddisfatto quella degli Stati Uniti.

Al momento non è stata inoltrata alcuna domanda di estradizione negli States per Assange.

Il verdetto dell’appello è atteso per giovedì 14 luglio. In caso di una sentenza sfavorevole, la difesa tenterà la strada del ricorso alla Corte suprema. Che tuttavia, come ricorda l’agenzia Reuters, sarebbe concesso solo se il caso fosse ritenuto di interesse pubblico. Svanita questa possibilità, ad Assange non resterebbe che l’estradizione entro 10 giorni.

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