Bisogna saper vincere.

A prescindere dai contenuti, la vittoria referendaria ha accomunato Repubblica e Beppe Grillo (che non si piacciono proprio) almeno sotto un aspetto: lo stile.

Repubblica.it:

Beppegrillo.it:



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7 pensieri su “Bisogna saper vincere.

  1. ma la bruttissima (e dilattentistica) immagine di Grillo (e ovviamente qualunquista come sempre) è persino più contenuta rispetto a quella di Repubblica.

    Molto, molto molto fuoriluogo.

    Detto questo non hanno vinto ne Grillo ne Repubblica ma i cittadini e soprattutto i temi del pubblico e dell’ecologia (anche a Milano tra l’altro nettissima vittoria dei quesiti cittadini). Tematiche che erano date per MORTE, per ragazzetti sfigati coi dreadlock, confinati nell’immaginario della vegana con la magliettina della pace e l’orto di cannabis nel balcone, tematiche che non interessavano la “gente normale” che lavora e gli serve l’energia nucleare per vivere ma solo ai fancazzisti fanatici delle battaglie di Greenpeace dei documentari alla “una scomoda verità” (Al Gore, che personaggio altro che Grullo).

    E invece abbiamo dimostrato che queste tematiche interessano tutti, giovani, vecchi, brutti, belli, debosciati, stakanovisti, rossi, azzurri, neri e arancioni. Questo referendum segna l’inizio di una fase nuova, ma non di Berlusconi che cade e Bersani che sale o cosa, ma dei cittadini che hanno riaperto occhi e orecchie e non ne lasceranno passare più nessuna.

    Con buona pace del carrozzone dei vincitori sotto delega dal quale persino l’unico legittimo passeggero, cioè Di Pietro, è saltato giù invalidandone totalmente il significato (e assestando un deciso ceffone al Pd).

  2. Aspettavo questo argomento. Replica: dunque un giornale diventa una sorta di pattumiera che raccatta tutto quello che trova? Oppure è responsabile di quello che sceglie?

  3. sinceramente in un primo momento mi son fatto la stessa domanda di Claudio ma mi sono poi dato una risposta (no non sono un fan di Marzullo) simile a quella di Chiusi, però bisogna sottolineare che potrebbe essere il responsabile di quello spazio a essere cretino. Non so bene come sia organizzata la redazione di Repubblica, però comunque sia anche ci fosse il più pirla della redazione che si mette a filtrare i contenuti da inserire, la responsabilità ricade su tutta la testata.

    Intendiamoci, se il Giornale pubblicasse sul sito un immagine di Lerner con montate delle svastiche intorno e scritto “aveva ragione il buon Adolf”, ci sarebbe poco da dire “eh ma mica l’abbiamo creata noi”. Scoppierebbe, giustamente, un putiferio e l’ex-diventato nuovamente neo-direttore Feltri finirebbe impallinato da ogni angolo, con i soliti distinguo del “c’è diritto di odiare” e “c’è diritto di discriminare” e altri spettacolini non proprio piacevoli.

  4. Banale Grillo, anzi, di quel banale un po’ troppo tamarro, ma promotori di tamarragine anche Repubblica soprattutto nel titolo: “Referendum, l’ironia e la soddisfazione online”. Come parte vittoriosa dei referendum, perché sono andata a votare e perché ho messo 4 si, non mi sento rappresentata culturalmente da quella gallery.

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