Lettera aperta ai conduttori di programmi di approfondimento politico.

Cari Bruno Vespa Gad Lerner Michele Santoro Giovanni Floris Ilaria D’Amico Gianluigi Paragone Lilli Gruber (e tutti gli altri conduttori di programmi di approfondimento politico),

rappresenterò una minoranza dei vostri telespettatori, ma mi sono stufato di guardare puntate generiche su Silvio Berlusconi. Sul suo essere o meno una minaccia per la democrazia, per esempio. Sul suo rapporto con la giustizia, il sesso o il buongusto. Sulle ragioni del suo successo o del suo sempre imminente tramonto.
Mi rendo conto che sia il presidente del Consiglio, e le sue mosse necessitino uno scrutinio costante e attento. Eppure non mi sembra, se posso avanzare un’immodesta critica, che farne l’eterna biografia o cavalcare qualunque sua (astuta) provocazione mediatica avanzi granché il giornalismo nella sua missione di controllo del potere. Forse sbaglio a caricare di così tanto significato il vostro lavoro. Ma non riesco a non prenderlo sul serio. Su questo, almeno, spero di non essere in minoranza.
Mi sono stufato anche degli intellettuali e dei giornalisti che chiamate di solito in studio per svolgere l’ingrato compito di dover ripetere da 17 anni gli stessi ragionamenti – solo in modo più confuso, autoreferenziale, soporifero – su Berlusconi. Del resto anche loro sono sempre gli stessi. E non sorprende che siano annoiati, ed annoino. Credo che vedere sullo schermo dei lineamenti sconosciuti potrebbe acuire la curiosità almeno per qualche minuto. E poi ci sarebbero parole nuove, idee nuove, forse quel briciolo d’imbarazzo di fronte alle telecamere che rende la finzione un po’ meno finta, gli automatismi un po’ meno automatici, gli ospiti un po’ più ospiti.
Cambiare interpreti, insomma, renderebbe lo spettacolo più vario. Ma mai quanto cambiare spettacolo. Perché se è vero che quello che sta andando in scena è importante, è altrettanto vero che, tra quelli ricoperti di polvere, il cui copione non recita nessuno, ce ne sono di altrettanto importanti.
Non voglio muovere una critica sterile o qualunquista, dicendo ci sarebbe altro di cui parlare senza dire di che cosa mi piacerebbe sentirvi parlare. E avanzo anzi una proposta: visto che sono in scadenza i cento giorni dell’appello di agendadigitale.org, perché almeno uno di voi non coglie l’occasione per imbastire una puntata sull’importanza dello sviluppo della rete in Italia? Uno studio della Boston Consulting Group, uscito di recente, mostra che la internet economy nel nostro Paese produce il 2% del Pil, come l’agricoltura. In cifre fanno 31,6 miliardi, ma in cinque anni saranno – nonostante la politica – il doppio.
Che dite, devo continuare ad annoiarmi e spegnere la televisione oppure c’è la speranza, almeno per il pubblico pagante, di vedere una puntata di Porta a Porta, Annozero o Ballarò dedicata a promuovere un dibattito pubblico su questo aspetto fondamentale – e oggi mediaticamente impalpabile – del nostro presente e, soprattutto, del nostro futuro?
Forse rappresento la minoranza, lo ribadisco, ma dopotutto siamo in democrazia, e per una volta potreste barattare lo share con un applauso a scena aperta.
E poi, tra gli altri, avreste un vantaggio: invece di attorcigliarvi intorno all’ennesima riformulazione del quesito generale e totale sull’anomalia berlusconiana, potreste darvi alle domande dirette. Come prendere il ministro Romani e chiedergli: ministro, perché il nostro è l’unico paese al mondo insieme a Libia e Somalia a non possedere un’agenda digitale? Certo, non ci sono oscure trame massoniche né lenzuola sfatte, non si può parlare di «clima d’odio» né tirare in ballo il proprio essere servi o uomini liberi. Ma forse almeno alcuni cittadini potrebbero voler sentire la risposta.

In fede,

Fabio Chiusi

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11 pensieri su “Lettera aperta ai conduttori di programmi di approfondimento politico.

    • Ah! Che soddisfazione leggerti! E pensare che una volta mi piaceva guardare la tele, certo sempre selettivamemte, ma qualcosa di interessante si poteva intercettare. Adesso, esattamente per gli stessi motivi che hai descritto così distesamente, non ci provo neanche, tanto prevedo già il teatrino che vedrei e ci rinuncio volentieri. E pensare che la nostra era una delle televisioni migliori del mondo.

  1. Condivido! Approfitterei per lanciare una provocazione: promuoviamo una sanatoria giornalistica per il Presidente del Consiglio e torniamo a parlare di politica. Dei disagi dei lavoratori con contratti più o meno “atipici”, di regolamentazione dei mercati finanziari, di lotta all’evasione (e delle sue contraddizioni) etc.
    Dando per scontate le magagne di questo governo (chi le riconosce continuerà a farlo e viceversa), rendiamoci interpreti di queste nuove esigenze. D’altronde anche il giornalismo, ahimè, è soggetto alle leggi di mercato.

  2. sono daccordissimo con te ormai in tv si parla solo di cosa fa o non fa il B, ma i veri problemi sono fuori da qualsiasi dibattito nuove proposte di economia magari partendo dal turismo visto che Dio ciha dato il clima l’ambiente più belli del mondo, visto che abbiamo la più alta densità di beni culturali, ma perchè di questo non sui parla mai è possibile che i nostri politici siano tanto chiusi da nn pensare mai ad un possibile rilancio divers, magari non industriale?

  3. Se avessimo un giornalismo degno di questo nome, la maggioranza delle notizie riguardanti Mr B sarebbero da tempo state spostate nel reparto costume e spettacoli. Ma se avessimo un giornalismo degno, avremmo contemporaneamente una società all’altezza (le due cose strettamente legate, ed inutile chiedersi chi influenza più chi) ed i cittadini ed elettori avrebbero provveduto da tempo a spostare il suddetto dalla politica al campo delle televendite, suo terreno d’elezione. Il fatto è che abbiamo il giornalismo e la società che abbiamo. E che evidentemente questo paese si merita.

    Michele Gardini

  4. Complimenti era ora, hai messo in moto un macigno difficile a superare la naturale inerzia dellam pigra abitudine al totem, e come ogni immobile ostacolo non appena subisce una anche modesta sollecitazione acquista una velocità che spero annichilisca questa
    corte di guitti del fatuo e ipocrita potere politico e che lo costringa a gettare la maschera di questa ridicola e vergognosa
    rappresentazione sempre più intollerabile.

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