Quasi si rimpiange la maschera.

Lui, l’uomo della sovranità popolare a ogni costo, il populista per eccellenza, quando fa comodo si sottrae al giudizio del popolo. Quel popolo che quando sta con lui è depositario del Verbo e quando (dicono i suoi sondaggi) invece dissente deve essere zittito. Almeno fino a che non sarà «consapevole» (parola sua) che quel dissenso gli è controproducente.

Come a dire: se la tua giustizia è la mia, cittadino italiano, non c’è regola che tenga. Non c’è Costituzione, Corte costituzionale, capo dello Stato: la tua volontà viene prima (almeno a parole, sia chiaro). Se invece non lo è, la mia ha la precedenza: e non serve un referendum per certificarlo o smentirlo. Perché ho deciso che è nel tuo interesse. Di nuovo, le regole non c’entrano. Almeno su quello, massima coerenza.

Tra le infinite contraddizioni e menzogne di questo leader che da 17 anni non è capace di fare altro che mantenere lo status quo in nome del cambiamento, l’ammissione pubblica che la moratoria sul nucleare sia servita solamente a evitare una sconfitta al referendum del 12 e 13 giugno è forse la più smaccata e arrogante. Quella che, forse più di tutte, rivela il paternalismo conservatore che ispira la sua azione (per modo di dire) di governo.

Che continua a essere fondata sulla pura e semplice improvvisazione, anche per settori che richiederebbero visione strategica e una pianificazione decennale, come il nucleare. Come si può pensare altrimenti se soltanto una settimana il ministro dello Sviluppo economico parlava del «futuro» del Paese in funzione di energia verde e rinnovabili e quello della Gioventù diceva testualmente: «L’uscita dal programma nucleare ci consente di progettare un piano energetico che veda l’Italia primeggiare sulle energie rinnovabili e che le conferisca un ruolo centrale nella ricerca sul nucleare pulito»? Sì, progettare. Perché a oggi un piano energetico vero e proprio nemmeno esiste.

Insomma, si procede al buio, a casaccio, tra una barzelletta e una giravolta. A un Paese sano, anche tolti per intero l’insostenibile conflitto d’interesse e lo scontro con la magistratura, basterebbe questo elefante nella stanza per abbattere l’edificio. Non è nemmeno più una questione di delegittimazione (peraltro gravissima e costante) delle Istituzioni: si tratta di mantenere la distinzione (fondamentale) tra vero e falso, tra coerenza e paradosso, tra dignitoso e ridicolo.

Impossibile quando il Berlusconi sincero è perfino più dannoso di quello, ipocrita, che promette ciò che sa di non poter mantenere. Quando, insomma, quasi si rimpiange la maschera.

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10 pensieri su “Quasi si rimpiange la maschera.

  1. Pingback: Sospensione della democrazia | RaffoBlog 2.0

  2. Platone, per bocca di Socrate, dice che solo ai capi di stato, in particolari situazioni, è permesso mentire, presupponendo però che i capi di stato siani gli “aristoi”, i migliori della società, e quindi capaci di usare lo strumento della menzogna con estrema oculatezza e parsimonia, oggi invece la mendacia è diventato lo strumento di governo, ormai abusato in ogni sua forma e declinazione da coloro che di certo non sono gli “aristoi” della società, va bene che la verità è un’entità metafisica che può essere relativizzata da chiunque, ma qui siamo all(o)’e/stremo.

  3. Penso che Berlusconi sia costretto a portare avanti la sua recita da qualche potenza occulta.Diversamente non si spiega come un uomo come lui,che ha raggiunto la ricchezza e si può permettere tanti capricci,si prenda tanti grattacapi come quello di stare al potere.Il vero dramma italiano dipende dai vari gruppi di potere che manovrano i nostri amministratori spesso contro gli interessi del paese.Vorrei sapere chi fà spostare da un partito all’altro spesso addirittura in contraddizione col precedente tanti ministri,che non credo siano tutti banderuole,come vediamo dai fatti che osserviamo nel nostro parlamento.

    • Credo la potenza non sia affatto occulta, ma che sia l’ingordigia, il satrapismo, l’idiotica voglia di egemonia, la personalità egocentrica ai limiti (secondo me oltri i limiti) della malattia, e tutt’intorno un’infinita coltre nebbiosa di sicofanti gretti e meschini, ovviamente prezzolati, privi di una propria idea di coesione sociale.

  4. Pingback: Quasi si rimpiange la maschera « TIRESIA

  5. Complimenti!Un ottimo articolo che evidenzia le assurdità di questo governo e la meschinità di B. che non si fa specie di essere contro il popolo sovrano se questi dice qualcosa che non gli va.
    Quello che mi fa più paura è che per molti tutte le sue schifezze siano ormai diventate ambiente: non c’è niente che sconvolge più certe persone.
    Aggiungo il tuo blog ai preferiti!Saluti

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