Il silenzio della politica sul vento del populismo in Europa.

Premesso che non sono un esperto di geopolitica, vorrei segnalare una serie di fatti:

  • 11 aprile: alle elezioni del Canton Ticino la Lega di Giuliano Bignasca diventa il primo partito, con il 29,8% dei consensi (+8% rispetto al voto precedente) e una campagna che definisce «ratti» gli italiani, chiede i «campi di lavoro» per i rom (oppure «raus»), se la prende con i «troppi neri nella nazionale» e ipotizza la costruzione di un muro di cemento armato alla frontiera di Chiasso per scongiurare l’arrivo di tunisini.
  • 18 aprile: il partito dei «veri finlandesi» passa dal 4,1% dei voti nel 2007 al 19,7% con un programma che dice no agli omosessuali, all’aborto, agli immigrati e all’Europa
  • 19 aprile: in Ungheria è approvata una Costituzione che prevede il Cristianesimo come elemento fondante, limita i poteri della Corte Costituzionale in ambito economico e sociale, allarga i poteri dell’Esecutivo sulla magistratura e sui media. Secondo Amnesty international, si tratta di un testo che «non rispetta i diritti umani».
  • 21 aprile: un sondaggio rivela che se si votasse oggi in Francia la candidata dell’ultradestra del Front National, Marine Le Pen, si qualificherebbe per il secondo turno qualunque fosse il suo avversario. Il 14 aprile aveva detto: «Se verrò eletta alla presidenza francese proporrò un referendum per far uscire la Francia dall’Unione europea».
Nel frattempo, la situazione nel resto d’Europa è questa:

Fonte: Repubblica, 19 aprile, p. 18.

Inoltre, le rivolte in Tunisia, Egitto, Libia, Siria, Bahrein e Yemen hanno messo chiaramente in luce che l’Europa non solo è incapace di parlare con una voce sola, ma rivela atteggiamenti opposti sui rimedi da adottare (dall’interventismo francese alla “prudenza” tedesca passando per le giravolte italiane), litigi auto-interessati per la gestione dei flussi di migranti (fino all’ipotesi della sospensione del trattato di Schengen) e dubbi sull’opportunità di interventi per aiutare le economie in difficoltà (per esempio il Portogallo). Inoltre, gli Stati Uniti sembrano avere meno voglia di protagonismo di un tempo, il che costringe i Paesi europei a un decisionismo di cui non sembrano essere all’altezza.

La situazione insomma vede un Continente in crisi di identità, impaurito, diviso, in preda a un vento populista che propone soluzioni locali e miopi a problemi globali e strategici. Forse si tratta di un fattore macro che andrebbe tenuto in considerazione quando si cercano di capire le ragioni dell’elettorato, anche di quello italiano. E su cui le istituzioni dovrebbero produrre una riflessione articolata, stimolare un dibattito pubblico, proporre soluzioni concrete e di ampio respiro.

Ma la politica nostrana preferisce la via del silenzio. Del resto, la poltrona del ministro per le Politiche comunitarie, che dovrebbe interfacciare il nostro corpus legislativo con le richieste europee, è vacante dal 15 novembre e non sembra nemmeno rientrare nel rimandatissimo rimpasto che tanto tiene in ansia i Responsabili. Poca cosa, certo, ma penso sia un segnale rivelatore della considerazione che il nostro Esecutivo ha per le questioni europee. Quando non ci siano di mezzo «emergenze» spendibili in campagna elettorale, ovvio.

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3 pensieri su “Il silenzio della politica sul vento del populismo in Europa.

  1. Pingback: Il silenzio della politica sul vento del populismo in Europa.- Rivistaeuropea

  2. Pingback: Populismo « TIRESIA

  3. Sì, un riflessione è necessaria.
    Ma dobbiamo farla a partire da una mappa nella quale la Svizzera è indicata al posto della Repubblica Ceca e l’Austria sembra essere un distretto francese?
    Oltretutto in Svizzera non esiste il partito del popolo: ad avere la maggioranza (relativa) è l’Unione democratica di centro…

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