Il silenzio di Obama e quello di Facebook.

Non so voi, ma io da un presidente degli Stati Uniti come Barack Obama che lancia la propria campagna elettorale nella sede di Facebook, facendosi intervistare dal CEO di Facebook e in diretta su Facebook mi sarei aspettato una serie di domande a Zuckerberg e soci:

Che cosa significa «potremmo bloccare alcuni contenuti in alcuni paesi, ma non in altri»? Che significa che vi siete trovati «in posizioni scomode per aver garantito troppa libertà di espressione»? 

Significa forse che, pur di espandervi nel mercato cinese, vi presterete alle violazioni dei diritti umani che il regime, attraverso la vostra compiacenza, potrà perpetrare (per esempio, nei confronti dei dissidenti)?

E se la risposta è negativa, perché avete rifiutato di partecipare non solo a un’audizione in Senato sulla «libertà globale della rete», ma anche alla Global Network Initiative, che prevede un codice di condotta volontario che richiede agli aderenti di fare il possibile per proteggere i diritti umani?

Invece no, lui – per evidenti ragioni elettorali – si è accontentato delle parole di circostanza. Con un silenzio che più o meno significa: dei diritti dei netizen mi interessa soltanto se miei potenziali elettori (e anche su quello ci sarebbe da discutere).

E noi, che ragioni abbiamo per accontentarci del silenzio su queste domande da parte di Facebook?

5 pensieri su “Il silenzio di Obama e quello di Facebook.

  1. sarò esterofilo ma messe sul tavolo tutte le contraddizioni note e stranote di Obama, per come siamo ridotti, darei un braccio epr averne una fotocopia identica qui adesso come premier.

    Riguardo alla questione facebook, è molto molto complicata. In un prossimo futuro per come la vedo io si troveranno davanti a delle scelte critiche, che li porteranno a dover scegliere (cosa che per ora non devono fare perché il fenomeno è in ascesa continua e incassano solo vittorie) tra interessi personali e conquista di maggiore credibilità.

    A seguire il comportamento della multinazionale media, si faranno pacatamente i cazzi loro violando diritti a destra e a manca, fino a che una moltitudine di individui coesi, riuscirà in qualche modo (e non si dica è impossibile perché ci si è riusciti decine di volte con società considerate intoccabili) a trascinarli davanti a dei tribunali in grado di giudicarli con una legislazione moderna ed adeguata.

  2. Pingback: Il silenzio di Obama e quello di Facebook « TIRESIA

  3. Scusate, ma è un periodo che vedo molta inquietudine verso il fenomeno facebook, per cui faccio presente che trattasi di azienda privata, con fine di lucro, non legata in alcun modo a princìpi come la democrazia o la libertà di espressione, nè più nè meno di questo blog, dove l’autore fa quello che gli pare, se volesse censurare i commenti che non gli garbano magari passerebbe per antidemocratico, ma ne avrebbe comunque tutto il diritto.
    Sono le istituzioni che devono dare questo tipo di garanzie, e facebook, anche se da molti considerato un’istituzione, al massimo lo è in senso figurativo, non certo letterale.
    Non capisco come facciate a stupirvi del fatto che si presterebbero a violazioni dei diritti umani per sbarcare in Cina, se il governo cinese lo richiedesse, a me sembra un’ovvietà, oltretutto conforme alle regole del mercato delle multinazionali; inoltre, considerando la rapida mutevolezza di internet, dove i colossi di oggi spariscono domani mattina e dal nulla appaiono altri che fanno le stesse cose ma vanno più di moda, è anche capibile che cerchino di rendere al massimo nel più breve tempo possibile, perchè di doman non c’è certezza.
    Siamo ancora liberi di non servircene, se riteniamo passivo il saldo compromessi-benefici.

  4. il tuo ragionamento è teoricamente giusto, io non mi stupisco di nulla ma sono un comunista rosso pessinmista e frignone e in quanto tale mi lamento e pretendo trasparenza. Nel periodo storico dove ci troviamo a vivere, il primato del privato sul pubblco è un mostro mutante che va tenuto sotto costante osservazione ed eventualmente combattuto coi coltelli tra i denti, in quanto le Istituzioni, che dovrebbero occuparsi dei nostri interessi, stanno dimostrando di essere spesso disinteressate (politica) o inadeguatamente preparate (magistratura, che è penalizzata dal menefreghismo della politica ovviamente) ad affrontare questi fenomeni. Per altro anche quando si riesce a far funzionare qualcosa, vedi caso Thyssen, la prima istituzione sclera contro la seconda che viene a sua volta presa a ceffoni dal mondo dei privati (confindustria = tutela dei cazzi nostri e solamente quelli).

    In uno scenario simile che si può allargare oltre i confini dell’italietta “spaghetti, mafia & bunga-bunga” con mille altri esempi, anche peggiori, se permetti un po mi inquieto.

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