Yorke oltre il suo fantasma.

(Per Lettera43.it)

Thom Yorke si è finalmente liberato dei suoi incubi. Lui, arrivato al successo con un brano, Creep, in cui si definiva un «tipo strano», un «matto», una «persona ripugnante». Con il suo volto asimmetrico, l’occhio mezzo chiuso: una bruttezza programmatica proprio nell’era in cui l’aspetto diventava sempre più una componente fondamentale delle rockstar.
IL DOLORE È ALLE SPALLE. Dopo i tormenti riflessi nella rabbia di Pablo HoneyThe bends, sublimati nell’eterea dolcezza di Ok computer e imprigionati nelle suite elettroniche e nelle schizofrenie di Kid A, con The king of limbs (leggi l’articolo) il dolore è alle spalle.
Otto brani che iniziano nel segno dei Talking Heads “africani” di Remain in light, un grande amore di Thom, ed evolvono in un raffinato gioco di scavo nella propria maturità. Con flessioni soavi, come nella pianistica Codex, quasi un omaggio ai Pink Floyd di Meddle, e accenti di pura serenità nel pezzo intitolato, emblematicamente, Give up the ghost e nella chiusa di Separator.

Elettronico, ma non troppo

Il fantasma ha lasciato la band, ma il genio è rimasto. E il disco segna una nuova, ennesima, svolta. Non una rottura clamorosa, come è stato ripetutamente in passato, ma un cambiamento deciso nei toni e nell’uso delle proprie risorse. L’elettronica c’è, ma non è mai invadente. Feral potrebbe suonare in un club a tarda notte, ma anche in un caffè affollato a pomeriggio. L’enorme bagaglio sonoro del gruppo fonde con grazia chitarre acustiche, cori, suoni à la Vangelis e la voce di Thom a caccia di melodia come non accadeva da tempo.
QUELLA DANZA LIBERATORIA. Lotus flower è il pezzo che segna l’unica cesura, per quanto delicata, presente nel disco, segnando il passaggio da un inizio più ossessivamente ritmico ai toni morbidi del finale. Quando il canto abbandona il ritmo e si concede alla liberazione di scoprirsi, dopo tante battaglie, dalla parte dei vincitori.
Che Yorke abbia abbandonato definitivamente le proprie inibizioni, rispetto a se stesso e rispetto al suo ruolo di leader di una delle più grandi band in circolazione, lo dimostra il video di Lotus flower. Dove Yorke occupa interamente la scena ballando convulsamente, mettendo a nudo tutta la sua spigolosa unicità. E senza apparire a disagio per un solo secondo.
NIENTE DISTORSIONI. Non c’è più bisogno, dunque, di distorsioni, assenti per la prima volta in un disco dei Radiohead. L’assalto ha lasciato spazio alla riflessione, come già annunciavano alcune note di In rainbows. A differenza di allora, tuttavia, l’amalgama dei pezzi è naturale, e il contrasto tra le due principali anime della band, quella più squisitamente rock e quella sedotta dai suoni della contemporaneità, si è risolto in unità.
The King of limbs è l’ennesimo miracolo di cinque persone che, lontane quanto possibile dalle luci della ribalta e dalle regole del mercato, hanno riscritto i canoni estetici di una generazione altrimenti abbandonata a una disperata vacuità. Fino a oggi lo avevano fatto reinventandosi a ogni uscita. Con quest’ultima, inattesa, fatica i Radiohead sono riusciti anche a comunicare, dopo tanta stupenda tristezza, che c’è luce in fondo al tunnel.

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11 pensieri su “Yorke oltre il suo fantasma.

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  2. Non ci credo l’ho appena scaricato e tu scrivi questo post!! 😀

    Non l’ho ancora letto, ho paura che tu sveli qualcosa e me lo voglio sentire con cura… mi assicuri che non c’è nessun spoiler? non è una recensione? se non è una recensione posso leggere il post! 🙂

  3. vabbè dai fabio, io ti stimo molto, ma di “genio” e “miracolo” in questo disco c’è davvero poco: sembrano le b-side del disco solista di yorke, che già non era proprio un capolavoro. io l’ho trovato noioso e fuori fuoco, a differenza di in rainbows che pur non essendo nulla di originale aveva un ottimo songwriting e una bella produzione minimale. qui non c’è neanche questo.

    per quanto riguarda il video: http://www.youtube.com/watch?v=Nf7RI4Ka_CQ

  4. Il video fa veramente ridere, ma per il resto non sono per nulla d’accordo. Del resto si sa, sui gusti – per fortuna – ci si divide. Grazie del commento.

  5. Condivido a pieno la tua riflessione. Sembra veramente che Thom abbia superato tutte le sue paranoie..il video è una prova evidente..
    C’è una cosa che condivido anche con l’utente xkenx8610. Sembra più il seguito di The Eraser che un album vero e proprio dei Radiohead. C’è molto Thom e Johonny (come in erasere) e molto poco gli altri…

  6. Bravo, molto. Ma non un accenno ad “Amnesiac”, a mio avviso l’album che più esprime la complessità dei riferimenti musicali dei Radiohead che in “The King of limbs” concludono una riflessione sulle influenze sonore inauguratasi proprio con l’ “Amnesiac” di “The National Anthem”, così come di “Dollar and cents”.

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