Per Berlusconi il “metodo Andreotti”?

Giuseppe Bedeschi, in un commento sul Corriere di oggi:

Credo che resti in molti di noi indelebile il ricordo del coraggioso comportamento di Giulio Andreotti, che si difese in tribunale dalle infamanti accuse che gli venivano rivolte, e dalle quali fu assolto.

Sì, ma a questo modo:

La giustizia lo ha assolto solo in apparenza, perché nella motivazione della sentenza la sua contiguità con la mafia fino all’80 è attestata: se non ha pagato per questo reato è perché esso fu prescritto, non perché non fu commesso. I giudici d’appello hanno emesso a Palermo una chiara sentenza nel 2003, resa definitiva dalla Cassazione nel 2004, quando hanno evocato: «un’autentica, stabile e amichevole disponibilità dell’imputato verso i mafiosi» fino alla «primavera del 1980» (Barbara Spinelli su La Stampa).

Quindi apprezzabile il coraggio, certo. E anche l’idea che se c’è un potere di controllo vada rispettato, se vuole controllare, e non attaccato frontalmente a suon di videomessaggi.

Però quella parolina, «assolto», da sola è un po’ poco. Anche perché suona come un invito: Berlusconi vada davanti ai magistrati inquirenti a fornire la sua versione dei fatti. Tanto poi un modo per aggiustare la sentenza si trova. Magari con il “metodo Andreotti”.

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