Il tramonto del linguaggio.

Sta andando tutto come tragicamente previsto. C’è un presidente del Consiglio accusato di prostituzione minorile e concussione e si discute di «competenza» e «intromissione nella vita privata». Ci sono carte che non dovevano uscire dalla giunta per le Autorizzazioni a procedere e invece finiscono su internet con tanto di numeri di telefono dei protagonisti. Ci sono decine di editoriali sulla moralità pubblica che sfociano, fatalmente, in moralismo. Ci sono le narrazioni visionarie di D’Avanzo bilanciate dalla difesa dell’indifendibile di Sallusti. Con il primo che attribuisce le notti di Arcore all’ «illusione di immortalità» del «Drago» e il secondo che titola, a tutta pagina, «è un golpe». Prima di condannare Repubblica e Corriere per sfruttamento della prostituzione, «nessuno può dire se minorile o no».

C’è una minorenne, accusata di prostituirsi con il Cavaliere, che va a piangere in prima serata per smentire se stessa. Prima ridicolizzata dalla stampa vicina al centrodestra e ora ritenuta, improvvisamente, affidabile. Ci sono servizi sul principale telegiornale dell’informazione pubblica che pur di non parlare del contenuto delle intercettazioni che hanno disgustato mezzo mondo scomodano azzardati paragoni con il presidente Giovanni Leone e Bill Clinton. Tanto che perfino il comitato di redazione si indigna. Ci sono l’ «oggettivo accanimento» contro Berlusconi che Matrix imputa, di passaggio, alla magistratura e l’apologetica del presidente del Consiglio di Signorini. C’è il Fatto che parla di «Osama Bin Silvio» e chi ipotizza la “manina” dei servizi segreti dietro a un complotto di ex comunisti, ex fascisti, pm e poteri forti contro il governo.

Ci sono redazioni impegnate a rincorrere ragazze disposte a tutto pur di apparire. Giornalisti, me compreso, che arruolano psichiatri, medici, sociologi, politologi alla causa della demolizione di un personaggio che ventila una «adeguata punizione» contro il potere dello Stato che lo inquisisce. E lamenta, a reti unificate tramite videomessaggio, che certo, lui non esiterebbe un istante a difendersi in Tribunale, ma non può farlo perché non è quello giusto. Insomma, di un personaggio che sarebbe bravissimo a demolirsi da sé. Ci sono gli indignati, da una parte e dall’altra. Chi urla all’eversione e all’attacco alla democrazia, da una parte e dall’altra. Chi prende in considerazione il Papa e la Chiesa soltanto quando serve a demolire l’immagine di Berlusconi o a ricostruirla.

Di fronte a tutto questo come può reagire il comune cittadino se non attraverso un rifiuto generalizzato, che investe allo stesso modo difesa e accusa? Ecco, se così fosse avremmo trovato il motivo per cui sta andando tutto come previsto. E cioè che il nostro Paese, anche e soprattutto a causa di una anomalia che si protrae dal 1994, è diventato radicalmente relativista rispetto all’informazione. Nel senso deteriore del termine: non in quello positivo che concepisce il relativismo come un pungolo al dubbio e alla critica, ma in quello negativo che attribuisce lo stesso grado di verità a ogni interpretazione dei fatti. O ai fatti e alla loro sparizione. Come se non ci fosse una differenza tra il presunto sputtanamento messo in atto dalla magistratura e il «puttanaio», emerso dalle intercettazioni, che gravita intorno al presidente del Consiglio. Come se fosse lo stesso un’accusa circostanziata in centinaia di pagine e una, generica, fondata su un giuramento sulla testa dei propri figli, in prima serata.

Ciò che stiamo davvero osservando, dunque, non è solo il tramonto di Berlusconi, ma anche e soprattutto del nostro linguaggio, del modo in cui comunichiamo e, attraverso il filtro dell’anomalia, riceviamo i messaggi. E quando ciò accade non si può che giungere a uno scontro insensato, paradossale. Che non ha più nulla a che vedere con la ragione e si radica, al contrario, nell’emotività, negli istinti, nei pregiudizi. Così sembra di vivere in una commedia. Ma è l’epilogo, di colpo, a svelare quello che ogni spettatore, nell’intimo, ha sempre saputo. Che la risata era destinata a virare in dramma, fin dall’inizio. Resta solo da sperare in una improvvisa presa di coscienza. Prima che sull’Italia cali irrimediabilmente il sipario.

Advertisements

9 pensieri su “Il tramonto del linguaggio.

  1. …”i fatti e la loro sparizione”… parole sante.
    E come fanno i fatti a sparire?
    Semplice: un detto siciliano, sapientemente ripreso da Camilleri, dice che quando vogliamo nascondere qualcosa basta fare come con l’acqua: la si sposta da un recipiente all’altro e – oplà! – perde la sua “forma”.
    E cos’è che dà “forma” ai fatti quando – ed è il più delle volte – non possiamo esserne testimoni diretti? La scelta delle parole, che siano quelle giuste, aderenti al senso del fatto, oppure no.
    Ed è a furia di usarle in modo distorto per fini altri che le parole perdono il loro proprio senso… e noi il senso delle cose.

  2. Guarda, non ci credo più. Qui non si sveglia proprio nessuno. L’ha spiegato bene (la barba di) Scalfari. Nemmeno una guerra ci ha svegliato. Abbiamo dovuto perderla prima. E male. L’unica soluzione è l’attesa dell’entropia. La definitiva disintegrazione della reputazione nazionale per opera del Bunga Bunga è il prezzo da pagare per accellerare la caduta di B. Non obbligatelo a rinunciarvi! Che si sfoghi! Che ci dia dentro! Che s’imbottisca di farmaci! Che giochi al chiropratico con due venezuelane e tre serbocroate! Prima o poi cederà. Folgorato da un esotico e pneumatico ingoio. E’ assai probabile che sia la morte che desidera. Per mano (o altre parti del corpo) di una donna. Allora, e solo allora, si potrà cominciare la ricostruzione. Prima, temo, è persino inutile sperarlo.

  3. Di fronte all’evidenza dei fatti le loro uniche difese sono negare l’evidenza, delegittimare l’interlocutore (opportunamente dipinto come “avversario”), alzare la voce per coprire il dibattito e trasformarlo nella peggior tifoseria calcistica.

  4. Pingback: Il tramonto del linguaggio « TIRESIA

  5. Pingback: Le mani del governo sulla televisione: roba da DDR? no, roba da PDL « La Golpe et il Lione

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...