Gli “amorosi tormenti” di Feltri e Sallusti.

(Per Farefuturo Webmagazine)

Vittorio Feltri è diventato antiberlusconiano? La domanda suscita da un lato una curiosità morbosa, di quelle che prendono quando qualcosa di inaspettato accade all’interno di una cerchia di colleghi. Così che, è innegabile tra giornalisti, la notizia c’è, e sta nel fatto che a porre il dubbio sia Alessandro Sallusti. Cioè il suo erede al trono del più berlusconiano dei quotidiani. Dall’altro, tuttavia, quel dubbio non suscita un bel niente. Alla meglio un’alzata di spalle, un commento distratto, magari un sorriso. Chissà, forse questo secondo atteggiamento riguarda la gran parte di comuni cittadini e lettori, addirittura di quelli del Giornale e di Libero.

O forse, dopo anni di “personalizzazione” delle notizie, per così dire, è proprio questo che vogliono. Sapere tutto del direttore ex-direttore, per filo e per segno. In prima pagina. Prima degli scontri in Algeria. Prima della strage in Arizona. Meglio capire i capricci di Feltri: perché il berlusconismo è il valore che regge tutti gli altri. Tolto quello, è in crisi un intero sistema di valori. E un modo di fare la professione.

Che è diventata terribilmente autoreferenziale. Oggi un lettore che avesse l’insana intenzione di spendere dei soldi per comprare un quotidiano cartaceo in edicola troverebbe ben tre testate che titolano sulle scaramucce degli ex amanti Alessandro Sallusti e Vittorio Feltri: oltre ai due panzer del centrodestra, c’è la prima del Fatto. Che ironizza: «Compagno Feltri». All’interno, è lui stesso a ricordare, con innegabile modestia, che il Giornale gli starebbe riservando lo stesso trattamento usato con Indro Montanelli: arruolarlo, contro la sua volontà, tra gli avversari politici. Cioè, nella vulgata berlusconiana, tra i «comunisti». Accusa che Luca Telese rispedisce facilmente al mittente.

Ma è solo l’ultimo degli amorosi tormenti. Che erano cominciati quando Sallusti aveva accusato Feltri di non volere più Berlusconi al Quirinale e quindi, in sostanza, di essere un voltagabbana. Perché «lì Silvio come fa con le escort?». Parola del suo ex direttore, che non si è fatto scappare l’occasione per ribadire il concetto espresso in una intervista a Cortina che Libero, sempre secondo Sallusti, avrebbe tagliuzzato per bene, depurandola delle asperità anti-Cavaliere. «Hai perso la testa come quelli che ne hanno poca», ha replicato il diretto interessato, con la consueta franchezza.

Litigi che, come si conviene alle coppie scoppiate, sarebbero stati meglio tra le mura di casa. Invece i due hanno preferito lavare i panni sporchi in pubblico. E il pubblico, volente o nolente, deve annotare l’ennesimo sfondamento del muro che separa fatti e curiosità, mette le priorità al loro posto, aiuta a riconoscere un quotidiano da un tabloid. È per vendere copie, si dirà. Perché il «trattamento-Boffo» piace a certi lettori: divide, arruola, indigna. E piace ancor più se il carnefice ne diventa vittima. Ma è una magra consolazione. E quel pugno di copie in più, messo in prospettiva, non è altro che la conferma di una morte inevitabile. Per inutilità.

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2 pensieri su “Gli “amorosi tormenti” di Feltri e Sallusti.

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  2. E’ un’altra versione de Il Grande Fratello per la carta stampata. La matrice è la stessa: bisticci veri e finti, parolacce, insulti, qualche bestemmia in diretta, per fare audience e tenere distratto il “popolo sovrano” dai problemi veri.

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