Piano inclinato.

Il 2010 è stato il primo anno vissuto interamente senza mio padre, mancato in un giorno che non riesco nemmeno più a ricordare dell’autunno del 2009 a causa di un tumore al pancreas. A mano a mano che lui scompariva, ne ho registrato le speranze, i timori, i gesti, le parole. Non con l’occhio del cronista: con quello, chissà se meno preciso, del poeta. Sono stati mesi terribili, ma eterni. Che hanno sconvolto, ma costruito. E che, oltre al dolore, mi hanno dato una incomprensibile forza. Io non so se sia il suo lascito, se la sua vita si sia in qualche modo trasmessa all’interno della mia o se sia, anche questa, una metafora. Tutto ciò che ho potuto sapere, o meglio, intuire, è contenuto in queste poesie. Che spero trascendano il puro dato biografico e possano rappresentare per voi lettori la possibilità di riflettere, argomentare, sognare, parlare. Proprio come lo è stato per me, anche quando non c’era nulla da riflettere, argomentare, sognare, parlare.

Questo è il mio regalo ai lettori del Nichilista per il 2011. Una fine che è un inizio nel giorno che è una fine e un inizio. Buon anno a tutti.

[Scarica la raccolta di poesie]

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