Piove, complotto ladro.

Ieri il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha diramato un comunicato in cui si parlava di una «strategia per colpire l’Italia». In sostanza, non si tratterebbe di un «complotto» contro il nostro Paese, come precisato in seguito dal ministro, orchestrato da una qualche «regia» o da un «grande vecchio», «però un disegno c’è». E comprende le indagini su Finmeccanica e il crollo di Pompei, l’emergenza rifiuti a Napoli e le rivelazioni di Wikileaks.

Di chi? Quali soggetti sarebbero coinvolti? Frattini non si sbilancia, e preferisce non specificare. Così l’accusa diventa un più generico e già sentito attacco a una «combinazione di informazioni inesatte, enfatizzazione mediatica, fattori negativi per l’Italia». Insomma: piove, non-governo ladro.

E infatti sui giornali il tono con cui viene riportata la notizia svaria dall’incuriosito all’incredulo, passando per il sarcastico. Massimo Gramellini su La Stampa, ad esempio, scrive: «Non ce n’eravamo accorti, ma è in atto un complotto mondiale contro l’Italia. […] E pensare che era lì, sotto gli occhi di tutti». Perfino il moderatissimo Massimo Franco, del Corriere della Sera, si sporge dalla balaustra e azzarda: «Non si può sfuggire all’impressione che in un momento delicato, col centrodestra in bilico, Palazzo Chigi abbia messo insieme cose molto diverse per togliersi il peso di qualche responsabilità e scaricarla all’esterno». Ma è solo un’impressione, sia chiaro: potrebbe anche, al contrario, esserci una stessa mano che sparge i rifiuti, fa crollare Pompei, distribuisce files segreti e comanda alla magistratura (ah, gli anti-italiani) di indagare se ci sono sospetti di corruzione.

Chi invece ha preso la cosa terribilmente sul serio sono, al solito, Libero e Il Giornale. Il primo riesce nel capolavoro di costruire un titolo («Complottone Anti-Italia») che smentisce il contenuto dell’articolo.

Che sostiene che «più che internazionale sia nazionale quello che sta avvenendo». In sostanza, tutta colpa di Bersani e Fini, che stanno «facendo il tifo perché l’Italia cada in ginocchio», o perché a Pompei «venisse giù qualche altra antica casa». Non proprio un complotto, quanto i cinguettii di uccelli del malaugurio. Un po’ poco per un’apertura così forte. Franco Bechis forse se ne rende conto, e allora decide di tenere il botto per il finale:  Bersani e Fini sarebbero i «padri» della «tempesta» sui mercati finanziari, perché alimentano da mesi l’instabilità italiana. «Loro non sono la medicina, sono la malattia».

Ma è il Giornale ad aver sposato interamente la versione integralista del pensiero di Frattini. Nell’editoriale, «Attacco all’Italia», Alessandro Sallusti scrive che dentro e fuori il nostro Paese «la parola d’ordine» è «destabilizzare: in chiave antiberlusconiana ma forse non soltanto». E, dopo aver passato in rassegna quelle che definisce «bugie» che risponderebbero alla trama del discredito, conclude: «Non credo sia assurdo sostenere che l’antiberlusconismo italiano si stia saldando con poteri oltreconfine. Non sarà un disegno organico ma certamente è in corso un tentativo di suicidio nazionale premeditato». Peccato che a quest’ultima “certezza” non corrispondano nomi e cognomi degli imputati. Che ne dici, Sallusti, rimediamo?

2 pensieri su “Piove, complotto ladro.

  1. Pingback: Solita minestra « 4 1/2

  2. Se l’Italia fosse governata bene,oltre ad essere (ancora per poco ) il paese più bello del mondo,sarebbe anche il più all’avanguardia,in tutti i settori.Poichè esistono anche in essa gruppi di potere (vedi P2,P3 ecc.)agganciati a corrispondenti stranieri che si arrogano il potere di governare il mondo,è logico supporre che ci sia veramente qualche programma segreto che cerca di frenare il suo sviluppo,che non si vuole che superi quello di altri paesi.

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