«Impiccateli»: i deliri omofobi di un settimanale ugandese.

In Uganda un settimanale, Rolling Stone (niente a che vedere con l’arcinoto magazine musicale), continua a istigare alla violenza contro gli omosessuali. Lo aveva fatto una prima volta nel numero del 2-9 ottobre, scegliendo una lista di 100 omosessuali di cui aveva pubblicato nome, cognome, indirizzo dell’abitazione e del luogo di lavoro, invitando i propri lettori a «impiccarli».

Di oggi è la notizia che il tabloid si è ripetuto nel numero in edicola, questa volta denunciando pubblicamente 14 tra gay e lesbiche che andrebbero, sostiene Rolling Stone, consegnati alle autorità in quanto starebbero cercando di «reclutare» bambini tra le file degli omosessuali. Meno persone e richieste meno brutali, quindi, ma accompagnate da una minuziosa descrizione anatomica. Così da facilitare il compito di chi volesse farsi giustizia da sé.

Il che è avvenuto almeno 4 volte da quando Rolling Stone ha iniziato la sua campagna omofoba. Che prosegue perfino in Parlamento, dove è allo studio una legge che introduca la possibilità della pena di morte per gli omosessuali.

La CNN fornisce anche una descrizione di come la campagna di Rolling Stone, che secondo Wikipedia ha una diffusione di appena 2000 copie, stia scatenando i primi linciaggi. Racconta Stosh Mugisha, accusata di essere omosessuale dal tabloid, che i passanti avevano iniziato ad additarla e a fare commenti per le strade. Fino a quando non si sono raccolti intorno alla sua abitazione – raggiunta con la guida del giornale, peraltro – lanciando sassi e gridando «Omosessuale! Omosessuale!».

Un giudice ha dunque vietato a Rolling Stone di proseguire la pubblicazione di nomi e indirizzi, ma il direttore, Giles Muhame, non ha intenzione di rispettare la decisione: «Pubblicheremo più immagini, ma in modo più diplomatico. Così che potremo aggirare la legge».

E il promotore della legge, David Bahati, conclude: «Dio ci ha donato differenti libertà, la nostra democrazia ci ha dato differenti libertà, ma non credo che alcuno abbia il diritto di commettere un crimine. E l’omosessualità nel nostro Paese è un crimine, è criminalità». Sarebbe il caso di ricordargli che tra le “differenti libertà” non rientra quella di essere razzisti a proprio piacimento. E sarebbe il caso glielo ricordassero i tanti cristiani ugandesi che invece chiedono punizioni più severe contro i gay.

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