Il pugno a Capezzone? Colpa di Facebook.

Dopo l’aggressione al presidente del Consiglio e il misterioso attentato a Maurizio Belpietro, anche il pugno in faccia a Daniele Capezzone è colpa di Facebook.

Del Facebook di sinistra, ovvio. Quella parte politica dove «precedenti alla mano, è l’odio a farla da padrone». Parola di Libero, che di mollare il teorema del Facebook-covo-di-violenza non ne vuole proprio sapere. E giù a snocciolare nomi e numeri di gruppi come “Io odio la Gelmini” e “Io odio Brunetta”. Siccome le pagine che si scagliano contro esponenti del centrodestra sono più numerose di quelle che inveiscono contro la sinistra, argomenta Tommaso Montesano, ecco dimostrata l’ipotesi del “clima d’odio” che «nel mirino» ha sempre «la stessa parte», «e a leggere certi blog (!?) si capisce perché».

La conclusione sul caso Capezzone è la seguente:

Capezzone, oggetto delle attenzioni di tre gruppi, ha potuto sperimentare sulla propria pelle cosa significhi essere odiato (solo su Facebook) da 1552 persone.

Quindi c’è di mezzo Facebook, ma solo come cartina di tornasole di un “network dell’odio” ben più ampio, che riuscirebbe addirittura a «farla da padrone» nella “sinistra”. Insomma, stai a vedere che a tirare un cazzotto a Capezzone sono stati tutti quelli che non votano Berlusconi.

Come se alla responsabilità individuale di chi ha compiuto quel gesto si aggiungesse o sostituisse quella di riconoscersi in una parte politica. Come se vi fosse un nesso di causa ed effetto tra un “mi piace” a un gruppo idiota e un’azione violenta. Come se per forza quel gesto fosse espressione più o meno diretta della volontà di quei 1552 odiatori.

Niente da fare, loro non sentono ragioni e stanno pure iniziando a perdere la testa.

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3 pensieri su “Il pugno a Capezzone? Colpa di Facebook.

  1. Condivido appieno l’analisi, ma non mi piace la moda di smarcarsi dalle critiche altrui con l’irrisione del gesto di molti. E’ una malattia tipica della sinistra.

    Ci veniva detto COMUNISTI! e tutti a smarcarsi dai COMUNISTI
    Ci viene detto che ODIAMO “Capezzone” tramite un “like” ad un gruppo. E mo spunta fuori che il gruppo è idiota.

    E io dico invece bene e così sia, anche se non sono iscritto a gruppi del genere, perchè mi paiono inutili più che altro!
    Odio Capezzone, non in quanto uomo o in quanto voltagabbana. Odio Capezzone perchè sono esasperato da tutte le stronzate che mi tocca sentirgli vomitare ogni sera da 7 telegiornali. Stupidaggini che portate avanti con insistenza passano come prese di posizioni sensate e che invece sono stupide come quelle di un bambino di 10 anni che si mette a fare i capricci con la maestra della materna.
    Questo non significa che gli chiuderei la bocca con pugno in una aggressione notturna però. (il fatto che questo passi come tale è scandaloso semmai)
    Ma ho il coraggio di indicare le responsabilità di quei “quattro servi” di giornalisti che mandano in onda certa regressione culturale e che, possiamo metterci l’anima in pace, non si sveglieranno mai!

    (Mi scuso per l’intrusione nel blog, ma secondo me certa gente non ha fatto la materna…)

  2. Attenzione: la testa per perderla, bisogna prima averla…
    Ps: dovrebbero imparare ad aprire bocca ed a dire certe cose solo quando hanno in mano indizi di una certa consistenza, altrimenti sono solo becere farneticazioni. Peccato, poi, però che gli esponenti di sinistra non rispondano coi toni dovuti a delle accuse che, oggettivamente, sono GRAVISSIME.
    Eh sì, perché sulla carta la sinistra esiste…

    Giancarlo

  3. Molti politici, di destra e di sinistra, sono totalmente ignoranti rispetto a Internet e le sue applicazioni attuali (Facebook è una delle applicazioni contemporanee che “gira” su Internet).
    Da ciò deriva che non possono che dire sciocchezze in merito: è molto difficile dire qualcosa di intelligente su ciò che non si conosce.
    Se a questo aggiungiamo la mancanza di onestà intellettuale tipica dei droidi nanerottoliani che attualmente occupano la maggior parte della destra italiana, il quadro è completo.
    Non possiamo aspettarci altro che dichiarazioni come quelle che sentiamo.

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