E no caro Sansonetti: Montanelli non è un “disgraziato”.

Chissà quanto deve essere affezionato Piero Sansonetti all’idea che Indro Montanelli sia il “mandante morale” di Vittorio Feltri. E mi scusi il giornalista di lungo corso se utilizzo le parole di chi delle battaglie a suon di fioretto non ha letto che sui manuali di storia. Non poco, a giudicare dal fatto che abbia pubblicato due volte, senza cambiarne una virgola, l’articolo in cui definisce il maestro di Fucecchio un «disgraziato» che, «pur avendo vissuto sempre dalla parte del potere, ha perso tutte le sue battaglie». Una prima il 21 agosto con il titolo “I frutti avvelenati della scuola di Montanelli” e una seconda il 20 ottobre, questa volta puntando a un più accattivante “Indro e il giornalismo del vaffa”.
Peccato che ripetere un concetto non aiuti a inverarlo. Se così fosse i teoremi di Vittorio Sgarbi diverrebbero realtà e il mondo si riempirebbe di capre e fascisti. Montanelli sempre sconfitto? Chissà quanti vorrebbero “perdere tutte le battaglie” diventando uno dei giornalisti italiani più stimati e apprezzati di sempre. Ma per Sansonetti questa è solo parte del discorso. L’altra metà è l’eredità che Montanelli, lasciandoci, avrebbe consegnato agli allievi. In particolare a quelli «speciali», come Marco Travaglio e il già citato Feltri. E cioè una propensione innata – anzi, acquisita – al vaffanculo, alla derisione dell’avversario e a rotolarsi nel “fango”. “Frutti avvelenati”, appunto. L’uno la «fotocopia» dell’altro, per giunta. Droidi montanelliani: programmati allo stesso modo a fare danni al libero giornalismo. Quale? Quello di Sansonetti, immagino. Dice Sansonetti, ovvio.
Come se le colpe dei padri ricadessero sui figli. Come se tra gli allievi di Montanelli non ci fossero anche giornalisti del tipo di Beppe Severgnini, che del linguaggio non mi sembra faccia abitualmente una clava. O Peter Gomez. No, giusto: lui è fascista. Del resto siamo nel mondo di Sgarbi. Come se Montanelli, da sconfitto, avesse avuto un potere tale da trasformare un’Italia Svizzera in un’Italia osteria. Ah, questi perdenti. Che quando si sentono minacciati nella loro indipendenza alzano i tacchi, invece di piangere in diretta come certi martiri dei nostri tempi. Che fondano i giornali a ottant’anni suonati. Che riescono a portare a termine un intero dibattito televisivo senza mai alzare la voce pur essendo in totale disaccordo con l’avversario.
E poi, mi perdoni il nostro “curioso” Riformista. Ma Montanelli quando attaccava lo faceva con quel sorriso cinico che hanno i toscani quando dicono la verità. Impugnava i classici, o le tecniche dei classici. Non aveva bisogno di interrompere l’avversario: poche parole gli erano sufficienti per darne un ritratto impietoso. E quando spargeva veleno lo faceva con una tale eleganza che berlo lo faceva sembrare tutt’altro, perfino un complimento. Quello di essere stato criticato da un uomo capace di non portare rancore nemmeno ai propri attentatori. E di non dimenticare mai di avere come padrone solo il lettore o, è inevitabile, le proprie convinzioni. Altro che «dalla parte del potere». O forse gli è convenuto divorziare da Berlusconi, quando ha rinunciato al suo Giornale che, fosse «uno dei quotidiani più noiosi e inconcludenti della storia d’Italia» o meno, era pur sempre il suo Giornale? Ma scusi Sansonetti, davvero certi “Controcorrente” non le strappavano un riso amaro, ma sincero? Me ne dispiaccio. Per lei.
Con questo non si vuole definire il maestro infallibile. Le vite dei grandi uomini, dopotutto, sono le vite di tutti. C’è la stessa quantità di sbagli, lo stesso disperato bisogno di dimostrare a se stessi che, in fondo, si è delle brave persone e che durante la giornata si è fatto del proprio meglio. Ma dipingere Montanelli alla maniera di Sansonetti non è una operazione di verità. Soprattutto quando la critica manca il bersaglio, per quante volte la si ripeta. E poi perché, in tutta onestà, Montanelli ha segnato un passo talmente ampio che, forse, certi occhi non possono apprezzarlo.
Advertisements

6 pensieri su “E no caro Sansonetti: Montanelli non è un “disgraziato”.

  1. sansonetti non mi piace, ma la visione un po’ idillica, mitologica di montanelli, suggerita dall’articolo, non mi convince.
    si dice: “E poi, mi perdoni il nostro “curioso” Riformista. Ma Montanelli quando attaccava lo faceva con quel sorriso cinico che hanno i toscani quando dicono la verità.”
    mica sempre vero. famosa la polemica tra il nostro e lo storico del boca sulle guerre d’africa, in cui indro aveva torto marcio, ma mai lo riconobbe (http://archiviostorico.corriere.it/1996/ottobre/01/Montanelli_Del_Boca_Etiopia_guerre_co_0_9610012889.shtml).
    e come dimenticare certi metodi da “sbatti il mostro in prima pagina”, inaugurati proprio da montanelli, che infatti, nemmeno troppo velatamente, ha ispirato il personaggio di volontè…
    le colpe dei padri non ricadano sui figli. giusto! ma nemmeno le ragioni di questi ultimi vengano ascritte a merito dei padri, come una specie di redenzione postuma…

  2. Sai Raffaella, devo confessarti che per una volta non sono proprio riuscito a mantenere il distacco dalla materia. Stimo profondamente Montanelli, e gli attacchi che gli erano stati rivolti da Sansonetti a mio avviso erano davvero vili e fuoriluogo. Certo, la mia difesa è un po’ incantata, sono il primo ad ammetterlo. Però volevo cercare di comunicare qualcosa di quanto ha lasciato il grande maestro nell’immaginario mio e di molti suoi lettori. Perché tutti gli uomini, come ho scritto, hanno naturalmente difetti, e i grandi uomini spesso hanno grandi difetti. Ma questo raramente riesce a sminuirne la grandezza. Comunque capisco il tuo punto di vista.

  3. Conservo molti numeri della Voce, con le loro prime pagine degne del più grande blog satirico della blogsfera tutta…
    Ho letto TUTTI i volumi della Storia d’Italia
    Nessuno tocchi Montanelli!

    piccoli giornalisti ignobili attaccano un uomo tutto d’un pezzo, intellettualmente onesto e coerente
    un giornalista coraggioso e trasparente nelle sue analisi, un uomo di destra, ma di cui andare orgogliosi, come cittadini italiani
    (sono donna di sx)
    se nel giornalismo italiano attuale qualcuno resta non asservito, si può contare sul fatto certo (ci potrei scommettere) che abbia assorbito la lezione di Indro, da Travaglio in poi

  4. Come appartenente all’area dell’estrema sinistra dovrei essere al di sopra di ogni sospetto, ma Sansonetti è uno degli esseri più spregevoli apparsi nel panorama mediatico. Perfino Feltri ha più dignità di lui. Il ciuffetto ex-protetto di Bertinotti ha affossato tre testate in meno di tre anni e ora si diletta nel licenziare giornalisti coraggiosi che osano parlare di ‘ndrangheta dall’alto della direzione di “Calabria ora”,dove probabilmente lo avevano piazzato nella speranza di toglierselo dalle palle. Che abbia la faccia anche solo di nominare Montanelli appartiene a quelle stranezze degli umani alle quali fatichiamo ad abituarci.

  5. certa gente dovrebbe lavarsi la bocca quando parla di un’istituzione dell’informazione…cmq mi rivolgo a te fabio chiusi, per caso sono passato su questo blog, lo reputo interessante ma ancora lo devo inquadrare. Comunque volevo invitarti a visitare il nostro di blog e lo faccio lasciandoti un link che tratta un altro aspetto di Montanelli…

    un saluto da Antonio Di GIorgio di PUNTO FUTUTO

    http://puntofuturo.wordpress.com/2010/08/19/montanelli-racconta-un-pezzo-di-storia-p2-e-gladio/

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...