Arrivederci, Italia. Ma senza banalizzare.

A furia di parlare di niente, dimentichiamo le questioni fondamentali. Per fortuna ci pensa il Time, che riporta sulla scena – almeno, fuori dalle mura domestiche – il problema dell’incapacità del nostro Paese di valorizzare i suoi giovani, specie quelli più brillanti. In un lungo articolo intitolato Arrivederci Italia: Why Young Italians are Leaving, Stephan Faris ne fa uno spaccato inclemente:
Italy is losing its best and brightest to a decade of economic stagnation, a frozen labor market and an entrenched system of patronage and nepotism. For many of the country’s most talented and educated, the land of opportunity is anywhere but home.
Di chi è la colpa? I fattori naturalmente sono molti, ma il principale indiziato è la cultura politica diffusa nel nostro Paese:
Italy’s political culture is sclerotic. It has failed to produce young reform-minded leaders like Barack Obama, David Cameron or Nicolas Sarkozy. Berlusconi is 74 years old and serving his third term as Prime Minister, and the country’s crop of political players hasn’t been updated since the early 1990s, when a series of corruption and Mafia scandals upended the electoral landscape. No wonder young Italians want no part of it.
Quello che si produce, di conseguenza, è un circolo vizioso che nuoce a tutti:
The economy will continue to fade as long as it stifles innovation by excluding its young. Meanwhile, every young person driven away is one less voice calling for reform.
A quanto scritto nell’articolo, ho l’immodestia di aggiungere la mia esperienza personale. Ma solo in quanto ritengo contribuisca a complicare la visione un po’ manichea, semplicistica che esce dal pezzo quando dalle ragioni strutturali e dalle statistiche si passi a generalizzazioni sull’esperienza degli italiani all’estero. Durante la mia avventura alla London School of Economics, e il periodo successivo in cui ho cercato lavoro – senza successo – a Londra, mi sono reso conto che non c’è da un lato un Paese, l’Italia, del tutto incapace di attrarre e valorizzare giovani altamente qualificati e dall’altro un resto del mondo che, invece, è completamente trasparente e meritocratico. Può sembrare un’ovvietà, ma non lo è. Anche in Inghilterra accade di essere assunti perché si ha un amico o un parente all’interno dell’azienda o dell’ufficio pubblico, perché si è stati più bravi a mettersi in mostra col capo o il docente di turno, magari impiegando più tempo a chinare il capo che a mettere a frutto la propria intelligenza.
E anche in Inghilterra menti estremamente brillanti, come quelle di alcune delle persone che ho conosciuto, possono venire ignorate a vantaggio di soggetti meno brillanti ma magari più giovani, più dediti, meno creativi, più facilmente soggiogabili o inseribili nelle logiche gerarchiche dell’azienda. Allo stesso modo, anche in Italia c’è spazio per la meritocrazia. Penso alla redazione dove lavoro, quella di Lettera43, che ha deciso di investire su venti ragazzi intorno ai trent’anni senza alcuna logica nepotistica, clientelare o senza preferenze dettate da nomi, cognomi e conoscenze.
Consiglio dunque la lettura del pezzo di Time. Ma consiglio anche di non trarne l’idea che qui faccia tutto schifo e all’estero siano solo rose e fiori. A volte leggendo reportage come questo l’idea può venire. E sarebbe un regalo che questa classe dirigente incompetente e miope, che non vediamo l’ora di mandare a casa, non si merita.
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5 pensieri su “Arrivederci, Italia. Ma senza banalizzare.

  1. Quello che dici e’ sicuramente vero, ma la differeneza e’ che in Italia l’unico modo per essere assunti e’ avere una raccomandazione. All’estero questo e’ UN modo. Quante redazioni ci sono come Lettera43? Non credo molte e poi, come hai detto tu, hanno deciso di investire su trentenni, che non sono proprio di primo pelo. Io vivo negli Stati Uniti e le raccomandazioni esistono anche qui, ma sono solo un metodo per accedere ai piani alti della societa’. La meritocrazia qui esiste ed e’ sovente applicata per fortuna, cio’che manca completamente in Italia.

    • In italia funziona esattamente come funziona in parlamento o nell’assegnazione degli appalti pubblici. Ovunque. E come si fa a parlare di meritocrazia quando chi lavora in campo aeronautico guadagna come chi spazza le strade?

      Cari saluti da Atlanta.

  2. Grazie mille per la segnalazione. L’articolo è molto lungo. In ogni caso ne vale la pena non solo per le testimonianze ma per avere un punto di vista diverso da quello italiano sulla situazione politica. Peccato che non sia molto differente da quello di chi vi risiede.
    Per quanto riguarda il “generalizzare” sono d’accordo, ma c’è giusto un filino di retorica che comunque viene smontata dal tuo pezzo.

    Umberto

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