Fini, il mandante morale.

Ieri sera, a L’Ultima Parola, il direttore del Giornale Alessandro Sallusti ha sostenuto, in buona sostanza, che il mandante morale dell’attentato a Maurizio Belpietro sia Gianfranco Fini. O almeno, se vale la proprietà transitiva. Il ragionamento è questo:

1. Gianfranco Fini non ha fermato il discorso di Antonio Di Pietro durante la discussione sul voto di fiducia alla Camera.

2. Così facendo, Gianfranco Fini ha permesso che l’attentatore ascoltasse le parole cariche di odio di Antonio Di Pietro nei confronti di Silvio Berlusconi. Nel gergo di Sallusti, Fini «ha fiancheggiato Di Pietro».

3. Una volta caricato dell’odio dell’ex pm, l’attentatore ha pensato che la misura fosse colma e dunque è passato all’azione («qualcuno ha ascoltato Di Pietro e, coerentemente con quello che ha ascoltato, ha sparato a Belpietro»).

4. Ma non potendo arrivare  a Silvio Berlusconi («che è un po’ più protetto»), l’attentatore ha deciso di “accontentarsi” del direttore di Libero, il “vice-stupratore della democrazia”.

In sostanza, l’attentatore ha ascoltato Di Pietro e per questo ha deciso di compiere l’attentato. Ma se ha potuto farlo è solo perché il presidente della Camera non l’ha fermato. Dunque Di Pietro è il «cattivo maestro», ma il vero colpevole è Gianfranco Fini. Il mandante morale del mandante morale, insomma.

Poco dopo, in un diverbio con Chiara Moroni di Futuro e Libertà, Sallusti ha aggiunto anche il  movente: Fini non vuole che Belpietro resti direttore di Libero. Per questo ha armato (moralmente) la mano dell’attentatore, perché lo scopo di Fini e dell’attentatore è lo stesso: entrambi vogliono cacciarlo. Il primo «in maniera contrattuale» (lasciando parlare Di Pietro, deduco), il secondo «in maniera fisica».

Altro che casa di Montecarlo: questo sì che è un buon motivo per dimettersi. Dalla professione giornalistica, intendo.

7 pensieri su “Fini, il mandante morale.

  1. Leggo sui titoli di Giornale.it che Belpietro avrebbe detto “Sembrano gli albori degli anni di piombo”. Anche lui riconosce che fu la destra a cominciarli.

  2. Pingback: Noi non siamo brigatisti da social network. « ilNichilista

  3. Secondo me la colpa è di Andreotti. Lui è sempre in mezzo quando succedono queste cose.
    Come quando decise di giocare a nascondarello con le matrici dei biglietti aerei per Hammamet di Bettino. Per poco fu costretto a non partire, poi per fortuna ce la fece, ma passò un brutto quarto d’ora.

    Ps. Il video, che comunque è (tragicomicamente) esilarante di per sé, lo diventa ancor di più con le facce che fa Cota…

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