Tanto rumore (digitale) per nulla.

Ieri è stata una giornata intensa. Prima l’audiomessaggio di Silvio Berlusconi ai Promotori della Libertà. Poi l’attesa, ripagata verso le 19, per il video di Gianfranco Fini, che manda in cortocircuito i server di Farefuturo, Secolo d’Italia e Generazione Italia (qualcuno, naturalmente, ha parlato di “complotto”). Infine la Woodstock 5 Stelle di Beppe Grillo, la due giorni di musica e politica che ha raccolto a Cesena 70 mila persone.

Una giornata carica di attese non ripagate in termini di notizie politiche. Berlusconi e Fini attaccano allo stesso modo. “In questi giorni l’immagine dà di sé la politica è davvero un disastro, è molto peggio del teatrino di sempre”, annuncia il Premier. “Purtroppo da qualche tempo lo spettacolo offerto dalla politica è semplicemente deprimente”, ribatte il Presidente della Camera. Ma questo lo avevamo capito da soli. Poi Berlusconi decide di passare ad altro: “meglio lasciar perdere“. Anche Fini lo vorrebbe tanto, ma non può. Così impiega nove minuti – e con due mesi di ritardo – per dire, sostanzialmente, che non sa nulla di più di quanto già detto. L’unica vera notizia è che se dovesse essere confermato che la casa di Montecarlo è di proprietà del cognato Giancarlo Tulliani allora sarebbe disposto a dimettersi dalla terza carica dello Stato. Un po’ poco per l’isteria che si era creata nelle ore precedenti. E Grillo? I soliti requiem a partiti e politica intervallati dalla solita auto-rivendicazione di alterità e purezza (“questo è il fango più pulito d’Italia“, “siamo gli squadristi della raccolta differenziata”, “voliamo alto” etc.). Ma per il discorso politico vero e proprio tutto rimandato a oggi.

Che resta? Resta un fatto: che l’intera giornata sia stata monopolizzata dalla Rete. La vera notizia è che ieri tutto è accaduto in Rete, e nessuno se ne è nemmeno accorto. Una giornata come le altre. Eppure è una notizia che personalità diversissime, come Berlusconi, Fini e Grillo, abbiano tutte deciso di dare precedenza a Internet per perseguire i loro scopi. Chi per parlare direttamente al suo popolo, chi per rispondere alle schegge impazzite di una campagna mediatica dai toni e dalle proporzioni insensate, chi per mostrare che un rinnovamento è possibile proprio a partire dal Web, capace di farsi poi carne, musica e pulitissimo fango.

Tutto bene dunque? Non proprio, perché in nessuno di questi tre casi la Rete è stata usata per ciò che è, ossia uno strumento di dialogo e confronto diretto. Al contrario: Berlusconi, Fini e Grillo hanno utilizzato il Web come un megafono delle loro idee, un megafono più cool e potente della televisione, ma che sostanzialmente comunica allo stesso modo: dalla loro bocca (una) alle orecchie di chi ascolta (molti). Che ne è dell’aspetto sociale della comunicazione, che è il vero e proprio cardine del Web 2.0? Berlusconi in passato ha provato a rispondere a domande formulate dai suoi fan sfegatati, gli utenti di Forzasilvio. Ma ha compreso che l’operazione aveva un effetto involontariamente comico, e così è tornato agli audiomessaggi. Alla faccia dell’interazione. Fini, poi, sembra aver adottato la strada del videomessaggio su YouTube per evitare una conferenza stampa in cui avrebbe dovuto cercare di rispondere alle domande dei mastini di Libero e il Giornale, che hanno finalmente potuto sfogare tutta la rabbia per anni di inchieste soffocate (riguardavano sempre il loro datore di lavoro) grazie ai 55 metri quadri monegaschi che stanno tenendo in bilico il Paese. Insomma, più che uno strumento di confronto, il Web sembra essere stato un modo per evitarlo. Una sorta di rifugio da cui emettere il proprio comunicato e sparire. Quanto a Grillo, beh, interagire con lui è da sempre sostanzialmente impossibile. E’ anche fisiologico, se si pensa che ogni post sul suo blog scatena migliaia di commenti. Tuttavia lo stile comunicativo è quello dell’ “io parlo – tu ascolti”. Come nelle rare interviste concesse dall’ex-comico, che si tramutano quasi istantaneamente in monologhi. Una attitudine condivisa da molti suoi lettori, bravissimi a dialogare tra loro (come nell’esperienza dei “Meetup”) ma molto meno capaci di ascoltare chi la pensi diversamente. Quel maxi-palco di Cesena fa capire una volta di più che la Rete può diventare un prato gremito di giovani, ma non fa capire altrettanto chiaramente come potrebbe dare voce a ciascuno di loro, piuttosto che al personaggio noto di turno (un cantante, un premio Nobel, lo stesso Grillo).

E’ stata dunque una giornata frustrante, senza novità dal punto di vista contenutistico e capace, anzi, di confermare anche da quello formale, di metodo, che non necessariamente l’uso di Internet debba rincuorare quegli italiani che hanno davvero interesse a partecipare della vita politica del Paese. Se qualcuno li ascolta, in sostanza, ieri è stato bravissimo a fingere il contrario.

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8 pensieri su “Tanto rumore (digitale) per nulla.

  1. Pingback: Berlus-Fini 2.0? | Lo Spazio della Politica

  2. Un media è e resta semplicemene un attrezzo più o meno semplice da utilizzare, più o meno efficace nel rendere il messaggio. Perchè un mezzo dovrebbe automaticamente rendere le persone capaci di comunicare? Le persone sostanzialmente fanno quello che hanno sempre fatto, che hanno imparato a fare, che gli hanno insegnato a fare. Se le persone non hanno mai imparato a comunicare probabilmente faranno quello che gli è stato insegnato: ascoltare un'”autorità” parlare. E potrà cambiare l’autorità, il messaggio ed anche l’intelligenza della persona, ma se non sei capace di comunicare/confrontarti, se non hai imparato, se non ti hanno insegnato, potrai anche avere a disposizione l’apparecchio per la telepatia 3.0 ma il risultato cambierà di poco.

  3. Usare così il mezzo Internet non ha senso. Sarebbe come usare un telefono che trasmette ma non riceve. Questi sono indietro di 15 anni, altro che web 2.0: già con l’1.5 era implicita la possibilità di interazione tra utenti (i forum). Ma d’altronde Fabio, come penso tu abbia lasciato intendere, stiamo parlando di gente abituata al monologo, e che fa del monologo la propria arma mediatica.

  4. Sì, ma… Berlusconi ha occupato tutti gli spazi televisivi disponibili… Fini, poverino, non potendo difendersi sul piccolo schermo, ha puntato sulla “rete”… ma io sono un pesce scettico…

  5. Che cosa è la comunicazione web 2.0?Chi vuole diffondere un messaggio il più possibile come fa a restituire con la stessa efficienza le domande che i molti vogliono scambiare con l’uno?Poni un problema senza soluzione.Non è possibile sfruttare la comunicazione web 2.0 più di quanto oggi non lo si faccia già.La via più democratica in assoluto è l’apertura a uno spazio di commento (filtrato solo dai giudizi che la maggioranza esprime su ciascuno di essi) su ogni contenuto che qualcuno presenta.Ognuno ha la sua proposta o la sua critica.Ognuno è pronto a comunicare qualcosa.Non ci può essere un salto superiore di interattività.Da una parte c’è una persona con la disponibilità di tempo e di concentrazione di uno.Dall’altra c’è una moltitudine.Vuoi lo scambio alla pari?Uno a uno?Chi si arroga il diritto di decidere chi merita la visibilità e i dieci minuti del mittente di turno?Io nelle tre operazioni vedo una grossa differenza.Berlusconi ha inviato un nastro pubblicato in siti ufficiali e gruppi di supporto su facebook.Interattività inesistente poichè bacheca e spazio commenti sono bloccati da moderatori latitanti o filtrati col metodo di preservazione dell’immagine e del consenso.Fini ha pubblicato un video su un canale ufficiale del secolo d’Italia su Youtube

    senza filtrare l’aggiunta di commenti..una scelta coraggiosa che prima di lui avevano adottato solo Di Pietro e la Gelmini (entrambi…come per Fini..con esiti più o meno esilaranti). Grillo in quei due giorni di diretta ha scelto l’accompagnamento dei tweet degli spettatori.Chiunque poteva collegarsi a twitter e lasciare un commento in tempo reale su quello che stava avvenendo..e quel messaggio di 140 caratteri veniva automaticamente pubblicato insieme ad altri due..e questi tre commenti..tramite ajax e javascript…venivano aggiornati ogni secondo.Se non sono I cinque minuti di celebrità di cui parlava Warhol a cui tutti abbiamo diritto…poco ci manca dal momento che l’unica barriera era la profilazione di Twitter che impediva all’anonimo passante occasionale di lanciarsi a ogni genere di proclama.Altra caratteristica:il vettore di comunicazione scelto..oltre alle ragioni che hai esposto..e che sono profondamente giuste (viene scelto proprio per fuggire al confronto reale di fronte agli addetti ai lavori, i giornalisti, che dovrebbero essere i primi a tutelare la libertà di informazione ma che invece accettano di buon grado di rimanere in ombra per non essere deleggittimati mostrando pubblicamente la loro piaggeria e comdiscendenza)è stato scelto da Berlusconi e Fini proprio per il carattere di modernità e democraticità che ha agli occhi di coloro che invece sono abituati a consumare l’informazione sui media tradizionali.Entrambi sapevano che avrebbero vissuto comunque di luce riflessa con la gran cassa delle televisioni.Grillo invece è stato completamente oscurato.Ha avuto un po di visibilità nei portali dei quotidiani online e su qualche blog.Anche io come te penso che i grillini per la visione radicale che hanno spesso siano molto intransigenti verso le critiche.Ma alla fine condivido molto poco il senso di inutilità che emerge dal tuo post verso queste iniziative…perchè sembri alimentare la falsa speranza che la comunicazione web 2.0 sia qualcosa di ancora più efficace di questi giovani ma a loro modo significativi esperimenti. E se tu hai un’idea del come realizzarla condividila.

  6. Il mezzo non prevale sui contenuti, tanto è che alla Spezia la Polizia, su ordine della Procura, ha arrestato Franco Bonamini,Presidente del Parco delle Cinque Terre, il Sindaco di Riomaggiore e tanti altri amministratori di centro-sinistra.
    Bonamini prendeva o chiedeva tangenti su tutto: chiedeva addirittura tangenti sulla sosta dei battelli che portavano i turisti alle cinque terre.
    Bonamini, osannato da tutta la nomenclatura del PDL spezzino, non perdeva occasione di guadagnare su tutto col favore dell’opposizione che spartiva con lui tutto.
    Compresi i posti nel Consiglio di amministrazione dell’Ente Parco delle Cinque Terre e nella Presidenza della Marina Protetta dove , guarda un po’, figurano moltissimi esponenti ex AN in quota Matteoli-Alemanno. Come del resto nel Parco delle Apuano, nella costruzione della Strada dei Marmi e nel futuro porticciolo turistico di Massa-Carrara dove i controllori della qualita’, quota Matteoli,prendono le tangenti dalla Ital-Cementi, garantendo una qualita’ che non c’e’ e assicurandosi il tre per mille sulla quantita’ venduta.
    Ecco la verita’ scottante che lega PDL a PD in Lunigiana come alla Spezia, dove il ministro Brunetta compra casa al mare dagli amici di Burlando, proprio dove il PD mantiene l’ultima roccaforte dopo la caduta di Bologna.

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