Libero è nudo.

“Giorni fa si è fatto vivo con me un paparazzo che lo ha sorpreso in atteggiamento imbarazzante. Niente di grave, si intende, solo una serie di istantanee senza mutande, che sarebbero manna per alcuni settimanali di gossip […]. Il fotoreporter, vista l’inchiesta di Libero, ha pensato che fossimo interessati e si è rivolto a me. Confesso che al principio mi sono fregato le mani e sono stato tentato di pubblicare il servizio […]. Poi ho immaginato i commenti di Fini […]. Senza dubbio ci avrebbe accusato di avergli messo alle calcagna degli spioni armati di fotocamera al fine di danneggiarlo, evocando la Spectre o peggio. Dunque, preferisco regalargli i ritratti in versione integrale, evitando al presidente della Camera l’imbarazzo di vedersi pubblicato senza veli. Mi limito a riprodurre una sola istantanea, debitamente censurata per dimostrare a chi mi legge che non mi sono inventato niente”.

Così Maurizio Belpietro spiega il nuovo abisso giornalistico raggiunto oggi in prima pagina dal suo quotidiano, Libero.

24 pensieri su “Libero è nudo.

  1. Giuro davvero di non aver capito il senso dell’articolo di Libero. “noi Fini non lo perseguitiamo, quindi non pubblichiamo le sue foto nude… anzi, una sì e in prima pagina”.

    Ehhh?!!!

    • Quanto hai ragione! ne abbiamo fin sopra i capelli di queste cavolate! Il fatto vero è che questi nostri beneamati politici con gli alti stipendi e i tanti privilegi che essi stessi si elargiscono, se ne fregano dei problemi della gente comune.

    • Supponiamo che il presidente Fini fosse su una barca o nel suo giardino e qualche paparazzo avesse fatto i salti mortali per fotografarlo dove sta la colpa di Fini ? ( non sono di destra nè di sinistra)Possibile che una persona non possa cambiarsi all’interno della sua proprieta’ ?E poi dove vedi lo squallore se non nella tua mente ? La foto è stata pubblicata con le parti intime coperte ,certo che vedi con la fantasia.Lo squallore sta In Fini che si cambia o negli occhi di chi guarda ?

  2. Che persona a modo questo Belpietro, ci rammenta sempre a cosa dovrebbero pensare gli italiani dei nostri politici:
    “Ma ce lo avranno il pisello?”
    “Ma si cambieranno le mutande?”
    “e la cacca come la faranno?”
    Ah si potessero mettere dei paparazzi anche nelle tubature dei gabinetti importanti… sai quante cacche potremmo vedere?

  3. Pingback: Il nuovo abisso giornalistico « Twilight of my Country

  4. Io trovo la cosa tragica, perchè rivela fino a che punto di degrado morale il nostro capo del governo ha portato la lotta politica per restare al potere, i mezzi che usa, il grado di servilismo dei suoi sgherri ecc. ecc. Da vergognarsi di essere italiani sudditi di tal basso impero.

  5. Ragazzi, io ho pensato: ma chi sarà mai questo ministro della Giustizia di Saint Lucia? E ho cercato su Google, cosa che tutti sono in grado di fare, proprio Saint Lucia. Vado sul sito del governo di quel paese caraibico, presumo bellissimo, e che trovo? Che il ministro della giustizia ha un nome diverso da quello indicato da Dagospia e Soci. Sogno o son desto?
    Leggete qui:
    http://yespolitical.wordpress.com/2010/09/23/la-patacca-di-dagospia-e-il-giornale-un-falso-ministro-della-giustizia/

  6. Ciao a tutti, ma è ovvio, il Berlusca paga il direttore di libero per screditare Fini. Comunque una delle peggiori pagine di giornalismo in Italia, aggiungo anche l’ignoranza dei giornalisti italiani ridotti da quasi due mesi a trattare argomenti inutili che non interessano a nessuno. Agli italiani interessa un lavoro fisso, arrivare a fine mese e riuscire a pagare il mutuo prima che le banche suggano il loro conto in banca!!

  7. Kolgo l’occasione.. parole non mie ma urgono!
    (Buon Natale, prima)

    Cialdini osserva la persuasione con lo stile di un antropologo, limitandosi a
    classificare alcune categorie nei comportamenti di gruppo. Ma questo non aiuta
    necessariamente ad analizzare tutte le funzioni del sistema. Per noi, è molto utile
    notare come da Aristotele in poi una certa corrente di pensiero abbia interpretato il
    rapporto fra persuasore e persuaso in un senso molto simile alla concezione
    informatica delle architetture client-server, in cui cioè il persuasore farebbe leva su
    qualcosa che è già presente nella mente del suo interlocutore. L’input è omogeneo
    all’output. Perché mai abbiamo usato questo paragone informatico? Perché a nostro
    avviso c’è un significativo parallelismo fra gli sviluppi della ricerca scientifica applicata
    alla guerra e il loro utilizzo in campi diversi. Per fare un esempio, la ricerca spaziale ha
    portato alla scoperta di nuovi materiali che oggi vengono utilizzati perfino in cucina. Ma
    la ricerca spaziale fa comunque parte dell’apparato bellico. Chi sta cucinando in
    questo momento con una padella anti aderente dal rivestimento interno in teflon, se
    abbastanza informato, mentre versa l’olio può anche arrivare a rivolgere la sua
    gratitudine all’apparato bellico per il fatto che i peperoni non si attaccheranno alla
    padella. Difficilmente, però, spingerà oltre il suo ragionamento fino a chiedersi se per
    caso anche gli studi sull’intelligenza artificiale non siano nati da ricerche belliche
    come pure certe teorie di psicologia sociale. Mangerà i suoi peperoni e basta. Altri
    quesiti che durante la digestione dei peperoni non troveranno risposta sono:
    – Chi ci assicura che la famosa “interdisciplinarità” nelle scienze non venga utilizzata
    per fare disinformazione?
    – E se perfino la sociologia fosse nata in realtà per lo studio delle tecniche per il
    controllo sociale? (8)
    – E se la propaganda con cui sono state pubblicizzate le reti avesse come scopo
    l’incentivazione del desiderio di un “governo mondiale”?
    – E se…
    Incredibile come una peperonata possa avere il sopravvento su quesiti di tale
    rilevanza. Figuriamoci poi le telenovelas e il Maurizio Costanzo Show. A proposito, chi
    saranno gli ospiti stasera?
    Torniamo un po’ indietro. Dall’epoca di Aristotele, la disputa fra logici e psicologi sul
    tema dell’argomentazione costituisce un filo sottile che attraversa tutta la storia della
    filosofia e ancora prosegue. Questo filo viene usato oggi dai cognitivisti per fabbricare
    nuove brillanti stoffe intessute di interdisciplinarità, in cui l’ordito della logica si
    sovrappone e si confonde con l’ordito della psicologia behaviorista. Il pret-a-porter che
    sfoggiano i cognitivisti è perfettamente impermeabile e resiste quindi alla logica e
    nello stesso tempo repelle la psicologia del profondo. Ecco spiegato perché i
    cognitivisti non usano l’ombrello. Eppure, fuori, piove. Come sempre, sul bagnato.
    Nessuno si interessa più dei rapporti fra la scienza e l’utilizzo delle sue scoperte.
    Ovvero, di come in fin dei conti il secondo influenzi e determini la prima. Intanto, nelle
    facoltà di sociologia e di Scienze della Comunicazione si cominciano a studiare
    materie come le “Tecniche di costruzione della realtà”. La teoria dell’agenda-setting
    ne ne è un esempio:
    L’ipotesi dell’agenda-setting non sostiene che i media cercano di persuadere […]. I media,
    descrivendo e precisando la realtà esterna, presentano al pubblico una lista di ciò intorno a
    cui avere un’opinione e discutere […]. L’assunto fondamentale dell’agenda-setting è che la
    comprensione che la gente ha di gran parte della realtà sociale è mutuata dai media. (9)
    E fin qui, niente di nuovo. Il problema che vorremmo porre invece è quello di stabilire
    se sono nate prima le “tecniche di costruzione della realtà” o le loro teorizzazioni. In
    altri termini, ci si chiede se qualcuno senta ancora qualche brivido corrergli su per la
    schiena quando si parla di gatekeeper (teoria del “selezionatore” delle notizie) o di
    newsmaking (la teoria della “notiziabilità”). La stessa teoria dell’agenda-setting, vista
    da questa angolazione risulterebbe sospetta. E’ difficile credere che studi teorici di
    tale portata non siano nati da tecniche “aggressive” ad essi in qualche modo
    precedenti. L’ipotesi che varrebbe la pena di approfondire, non in questa sede,
    partirebbe dalle seguenti equivalenze:
    Teoria Origine
    1. Agenda-setting Tecniche per la creazione di palinsesti disinformativi
    2. Newsmaking Tecniche di disinformazione giornalistica
    Come si vedrà in seguito nell’introduzione all’ultima sezione di questo libro c’è
    sempre uno stretto legame tra la ricerca scientifica e lo sfruttamento di questa ricerca
    per fini che non hanno nulla a che vedere con gli interessi della collettività. E c’è
    sempre un’influenza diretta da parte di chi utilizza in questo modo gli avanzamenti
    della scienza nell’orientarne le scelte. Anche in questo campo la disinformazione può
    giocare un ruolo molto importante creando un effetto di copertura. Per fare un
    esempio, immaginiamo che nei laboratori di ricerca per la guerra batteriologica di un
    potente paese si stia studiando un’arma letale: l’ingegneria genetica ha permesso di
    creare un virus che si diffonde per contatto sessuale, ha un’incubazione “invisibile”,
    distrugge nell’organismo umano tutte le difese immunitarie e resiste a qualsiasi
    attacco farmacologico. Immaginiamo che per un malaugurato errore il virus si
    disperda nell’area degli esperimenti e che vengano immediatamente prese delle
    misure di sicurezza prima che l’opinione pubblica possa essere informata non solo
    del tipo di esperimenti svolti in quel laboratorio ma anche del tremendo pericolo che
    deriva dall’incidente. Immaginiamo che, dopo una rapida analisi della situazione, si
    giunga alla conclusione che la diffusione del virus da questo momento sarà
    inarrestabile e che occorra creare una copertura totale con la disinformazione.
    Immaginiamo che qualcuno abbia l’idea di “dirottare” rapidamente il virus in un altro
    paese, l’Africa, per poi informare l’opinione pubblica del fatto che “in Africa è scoppiata
    una nuova epidemia causata da un virus micidiale originato da contatti sessuali tra
    uomini e scimmie”… Immaginiamo che per trasportare il virus nel modo più rapido
    possibile in Africa, il virus venga inserito, all’insaputa delle case farmaceutiche, nei
    vaccini destinati a quel paese e che poi vengano eliminati anche i responsabili di
    questa operazione. Immaginiamo che poi vengano fatte sparire tutte le notizie
    riguardanti quegli esperimenti con un’operazione di “pulizia” degli archivi a livello
    mondiale e che contemporaneamente la stampa venga pilotata verso l’ipotesi della
    nascita di una nuova epidemia in Africa. Ci auguriamo che le cose non siano andate
    veramente così. Tuttavia abbiamo immaginato uno dei tanti possibili usi della
    disinformazione e forse ci siamo resi conto di come la disinformazione sia in grado di
    distruggere la realtà. E se è possibile modificare il presente, altrettanto possibile è
    modificare il passato, con quelle che Chomsky ha definito come “tecniche di
    ingegneria storica”. (10)
    La posta in gioco
    Prima di analizzare in che modo le tecniche della disinformazione possano
    distruggere la realtà, bisognerebbe stabilire cosa sia la realtà. Ci vorrebbe qualche
    migliaio di libri soltanto per questo e probabilmente non riusciremmo a risolvere
    ugualmente il problema perché i libri rimarrebbero dei libri e la realtà rimarrebbe la
    realtà. La descrizione di un oggetto non è l’oggetto. E fin qui siamo (quasi) tutti
    d’accordo. Nel frattempo, il mondo va avanti anche senza le nostre chiacchiere.
    Proviamo allora a raccomandarci ai nostri santi, magari a quelli neopositivisti logici
    come Wittgenstein (sempre sia lodato), e meditiamo sul primo passo delle sacre
    scritture:
    Il mondo è tutto ciò che accade. (11)
    Ottima partenza, ma un po’ oscura. Come sarebbe a dire “tutto ciò che accade”? Per
    meglio comprendere la portata di questo pensiero, occorre arrivare ad una
    precisazione fornita poco più avanti (1.13) secondo cui il mondo va inteso come
    ‘spazio logico’. Questo spazio sarebbe occupato da ‘fatti’ e non da ‘cose’. E i fatti
    sarebbero tutto ciò che viene espresso mediante un’asserzione vera. Uno dei
    commentatori principali di queste sacre scritture, sostiene che Wittgenstein non dia
    alcuna dimostrazione della sua tesi che il mondo consista di fatti, e non di cose (12).
    Quindi anche noi, assumendo per vere le asserzioni del nostro santo preferito
    compiamo un atto di fede. Ma se Wittgenstein fosse ancora fra noi e potessimo
    infilargli in testa un casco per la realtà virtuale probabilmente all’inizio si chiuderebbe
    in un mutismo assoluto (“Di tutto ciò di cui non si può parlare, si deve tacere”), ma poi,
    tolto il casco, riprenderebbe subito a parlare allegramente dicendo che in fondo si
    tratta di un problema di minore importanza e che tutto sommato anche la virtualità è
    un fatto e che noi ci facciamo delle raffigurazioni dei fatti, e che le raffigurazioni sono
    un modello della realtà, e che ogni raffigurazione, per poterla rappresentare, deve
    avere in comune con la realtà la forma logica, e che quindi la logica è la forma della
    realtà (13).
    Ecco il punto. Quanto più i media determinano i fatti, tanto più la nostra visione del
    mondo è determinata (qualcuno direbbe “incorniciata”) dai media. C’era veramente
    bisogno di tutto questo ragionamento per arrivare ad una conclusione così banale?
    Certamente. Soltanto partendo da questa ovvietà potremmo osservare che quello che
    fanno i media è fornirci anche la struttura logica dei fatti. Ed è ragionevole affermare
    che
    Il mondo è tutto ciò che accade nei media.
    La conseguenza evidente di questa affermazione è che per modificare la nostra
    visione del mondo, basta modificare la forma logica con cui il mondo viene descritto
    attraverso i media. Questo non significa che attraverso i media si possano diffondere
    semplicemente informazioni false, ma anche e soprattutto gli strumenti per costruire
    o modificare la visione del mondo.
    Funzioni
    Come avviene tutto questo? Semplicemente attraverso lo scambio di informazioni.
    Sintetizzando lo schema classico di Shannon e Weaver, potremmo stabilire
    innanzitutto quali siano gli elementi essenziali della comunicazione:
    Canale di comunicazione
    Emittente ——————————————-Ricevente
    Messaggio
    Se è vero che la “persuasione” predilige il contenuto e la forma del Messaggio, la
    “propaganda” lavora anche sul Canale di comunicazione, ovvero sul modo in cui
    questo messaggio dovrà arrivare al Ricevente. In questo senso la Propaganda si
    avvicina molto alla “Disinformazione” che d’altra parte utilizza tutti gli elementi del
    sistema compreso il “campo” stesso (o “Contesto”) in cui deve avvenire l’interazione:
    L’attenzione dei critici e degli studiosi della comunicazione, perfino dei moralisti, si è
    da sempre erroneamente concentrata sul problema della “persuasione” intesa come
    arma principale per modificare la visione della realtà da parte di chi riceve il
    messaggio. Addebitare tante responsabilità alla persuasione, però, è fin troppo
    superficiale. La persuasione (e con essa, la propaganda) è solo la più ingenua e la
    più scoperta fra le tecniche impiegate per distruggere le opinioni. In fondo, gioca a
    carte scoperte. Abbiamo già scritto altrove che nell’epoca dell’informazione tutte le
    forme di comunicazione stanno conformandosi al modello più pervasivo ed efficace,
    che è quello della pubblicità (14). La persuasione dunque si è sostituita
    all’informazione, ed è divenuta essa stessa informazione. Prima di operare con la
    persuasione, tuttavia, occorre preparare il terreno con tecniche diverse. Come ad
    esempio lo studio del Contesto, oppure del Codice di comunicazione oppure del
    Canale di comunicazione. E’ altrettanto superficiale pensare che la disinformazione
    consista semplicemente nel fornire una “informazione incompleta”: significa invece,
    ad esempio, sabotare sistematicamente la Modalità di trasmissione e di ricezione del
    messaggio, controllando perfino il modo in cui esso verrà elaborato. In quest’ultimo
    caso, si prepara il terreno fornendo gli strumenti per interpretare in modo deformato
    l’informazione: forme errate di ragionamento, quelle che in retorica vengono definite
    “sofismi” (in inglese, molto più esplicitamente, fallacies). Tutta la nostra simpatia va ai
    cognitivisti che si occupano di questi temi quando, cadendo dalle nuvole, osservano
    che
    Le varie forme di sofismi sono state puntualmente insegnate per secoli nelle università, come
    parte integrante della logica e della retorica, al fine di proteggere le giovani menti dall’errore e
    dall’equivoco. Non si sa bene perché, questo insegnamento è poi scomparso, proprio mentre
    aumentavano enormemente la portata e la diffusione dei canali di persuasione. (15)
    Il danno maggiore provocato dalle forme di ragionamento fallaci, non è tanto nella
    capacità di portare fuori strada chi riceve il messaggio così strutturato, quanto
    nell’abituare la gente a ragionare in modo distorto. Questo significa creare dei
    dispositivi che permettono di portare il pubblico ad elaborare la disinformazione
    autonomamente. A questo punto, non ci sarà più alcun bisogno di produrre
    Canale di comunicazione
    Emittente ——————————————-Ricevente
    Messaggio
    disinformazione in grandi quantità, sarà la gente stessa a generarla e a riprodurla. I
    sofismi, sono dunque l’equivalente delle bombe ad effetto ritardato. Vengono lasciati
    lì quasi “distrattamente”: dopo qualche tempo entrano in funzione e i loro effetti
    devastanti sgombrano il terreno da qualsiasi forma di resistenza verso la
    persuasione.
    Tipi di ragionamento
    Esistono fondamentalmente due modelli di ragionamento o argomentazione: quello
    induttivo e quello deduttivo. In linea generale si può dire che un ragionamento
    consista di una o più premesse (che possono essere vere o false) e di una
    conclusione (che può essere altrettanto vera o falsa). Nel ragionamento deduttivo, le
    premesse offrono (o sembrano offrire) il necessario supporto alla conclusione,
    mentre in quello induttivo, tale sostegno risulta parziale perché dall’osservazione di
    casi particolari si tenta di risalire ad una conclusione di carattere generale. E’
    ovviamente più efficace e più convincente un ragionamento deduttivo. Entrambe,
    tuttavia possono prestarsi a due tipi di errore: gli errori fattuali, che riguardano il più
    delle volte l’informazione su cui si basano le premesse, oppure errori nel
    ragionamento, cioè i sofismi o paralogismi. Ma se questi due modi di definire le
    argomentazioni errate sono assolutamente equivalenti agli occhi della logica formale,
    il termine “sofisma” implica una sfumatura di intenzionalità che lascia intuire il
    potenziale distruttivo di queste forme di ragionamento. Ecco alcuni esempi che
    permettono di chiarire meglio i modelli citati:
    Argomentazione deduttiva
    1. Premessa: Tutti gli uomini sono mammiferi
    2. Premessa: Bill Gates è un uomo
    3. Conclusione: Quindi Bill Gates è un mammifero
    Errore deduttivo
    1. Premessa: Se tutti gli uomini sono mammiferi anche Bill Gates lo è
    2. Premessa: Bill Gates è un mammifero
    3. Conclusione: Quindi Bill Gates è un uomo
    Argomentazione induttiva
    1. Premessa: Gran parte degli americani sono mammiferi
    2. Premessa: Bill Gates è un americano
    3. Conclusione: Quindi Bill Gates è un mammifero
    Errore induttivo
    1. Premessa: In America, ho incontrato un mammifero
    2. Conclusione: Quindi era sicuramente Bill Gates…
    In(ter)ferenze
    Le tecniche di argomentazione qui di seguito esposte sono dei “sofismi”, ovvero dei
    ragionamenti soltanto apparentemente corretti. In realtà si tratta di dispositivi retorici
    atti a scardinare proprio le difese della logica. E’ fondamentale non lasciarsi
    ingannare dall’idea che questi dispositivi si possano utilizzare solo nella
    strutturazione dei contenuti di un messaggio. Gran parte di essi può venire applicata
    anche, ad esempio, al Canale di comunicazione o al Contesto. Molti riconosceranno
    in questi modelli delle forme abituali di espressione e questo dà la misura di quanto
    sia facile abituarsi a ragionare in modo distorto.
    ARGUMENTUM AD BACULUM
    Ovvero, “fare appello alla forza”. Si tratta di una delle forme si argomentazione più
    rozze perché si riferisce al potere (“il potere ha sempre ragione”) ed è spesso
    utilizzata in politica e in religione per suggestionare la massa.
    ARGUMENTUM AD HOMINEM
    Invece di dimostrare la falsità delle affermazioni dell’avversario, questo tipo di
    argomentazione è rivolta “contro la persona” e funziona secondo il seguente schema:
    1. A afferma la tesi X.
    2. Si getta discredito su A.
    3. Quindi la tesi di A è falsa.
    CIRCUMSTANTIAM AD HOMINEM
    Variante dell’Argomentum ad Hominem che si basa sul gettare discredito sulla
    situazione o sul contesto in cui si trova l’avversario. Lo schema adottato è il seguente:
    1. A afferma la tesi X.
    2. Si getta discredito sul contesto cui appartiene A.
    3. Quindi la tesi di A è falsa.
    ARGUMENTUM AD IGNORANTIAM
    Questa argomentazione si basa sul affermare che una tesi è vera solo per il fatto che
    non è stata provata la sua falsità o viceversa. Lo schema adottato è il seguente:
    1. Nessuno ha mai provato che X sia falso (o vero).
    2. Quindi X è vero (o falso).
    ARGUMENTUM AD MISERICORDIAM
    Far leva sulla pietà dell’uditorio è un modo per sviare psicologicamente l’attenzione
    rispetto alla tesi sostenuta ed ottenere così il consenso. Lo schema adottato è il
    seguente:
    1. A viene presentato con l’intenzione di suscitare pietà.
    2. Quindi B è vero.
    FARE APPELLO ALLA PAURA
    Una variante della tecnica precedente è far leva sulla paura provocata da una
    affermazione rilasciata casualmente e che non ha alcun rapporto con la tesi esposta.
    Lo schema adottato è il seguente:
    1. A viene presentato con l’intenzione di suscitare paura.
    2. Quindi B è vero.
    ARGUMENTUM AD POPULUM
    Si ottiene il consenso basandosi sul fatto che la propria tesi è condivisa da un grande
    numero di persone. Lo schema adottato è il seguente:
    1. Tutti sanno che X è vero.
    2. Quindi X è vero.
    ARGUMENTUM AD NUMERUM
    Molto simile al precedente sofisma, questa argomentazione si basa sull’affermare
    che quante pù persone sostengono una certa tesi tanto più questa tesi è vera. Lo
    schema adottato è il seguente:
    1. Sempre più persone ritengono che X sia vero.
    2. Quindi X è vero.
    FARE APPELLO ALLA PRATICA COMUNE
    Seconda variante dell’Argumentum ad Populum, consiste nel sostenere che se una
    certa azione è fatta abitualmente da tutti è necessariamente giusta.
    Lo schema adottato è il seguente:
    1. X è una azione che fanno tutti.
    2. Quindi fare X è giusto/corretto/ragionevole, etc.
    ARGUMENTUM AD VERECUNDIAM
    Fare appello all’autorità è una forma di argomentazione molto persuasiva ed è
    utilizzata in pubblicità (con i testimonial), in politica e, ovviamente, in religione. Lo
    schema adottato è il seguente:
    1. Che X sia vero lo dice anche A.
    2. Quindi X è vero.
    DAL GENERALE AL PARTICOLARE
    Questo errore si costruisce tentando di applicare una regola di carattere generale ad
    un caso particolare in circostanze in cui tale regola sarebbe inapplicabile.
    DAL PARTICOLARE AL GENERALE
    E’ l’esatto contrario del precedente sofisma. Far derivare da un caso specifico che
    non è affatto rappresentativo di tutti i casi analoghi, un principio di carattere generale.
    DICTO SIMPLICITER
    Si tratta di una sottile generalizzazione basata sull’applicazione di una regola
    generale ad una situazione particolare in condizioni che rendono quella regola
    inapplicabile.
    NON CAUSA PRO CAUSA
    Identificare qualcosa come causa di un fatto quando non c’è alcun modo di provare
    che quella sia la causa reale. Lo schema adottato è il seguente:
    1. C’è A,
    2. C’è B,
    3. Quindi A ha prodotto B.
    POST HOC ERGO PROPTER HOC
    Stabilire che qualcosa è la causa di un evento solo perché è accaduto prima di
    quell’evento. Lo schema adottato è il seguente:
    1. A è accaduto prima di B.
    2. Quindi A ha prodotto B.
    CUM HOC ERGO PROPTER HOC
    Affermare che poiché due eventi si sono verificati insieme, essi sono
    necessariamente legati fra loro in un rapporto di causa-effetto. Lo schema adottato è
    il seguente:
    1. A è accaduto insieme a B.
    2. Quindi A ha prodotto B.
    PETITIO PRINCIPII
    In questo sofisma le conclusioni raggiunte sono opinabili quanto le premesse e
    vengono giustificate per questo. Lo schema adottato è il seguente:
    1. Non siamo affatto sicuri che B sia falso.
    2. Non siamo nemmeno sicuri che A sia vero.
    3. Quindi B è vero.
    CIRCULUS IN DEMOSTRANDO
    L’argomentazione si basa sull’utilizzare come premessa la conclusione che si
    intende raggiungere.
    PRESUPPOSTO ERRONEO
    Una domanda che presuppone una risposta ad un’altra domanda che non è mai
    stata fatta.
    IGNORATIO ELENCHI
    Errore argomentativo che si basa sull’arrivare ad una conclusione irrilevante
    completamente slegata dalle premesse. Lo schema adottato è il seguente:
    1. E’ dato A.
    2. E’ dato B.
    2. Quindi, C.
    EQUIVOCO
    L’equivoco si basa sull’utilizzare una parola-chiave in due o più significati all’interno
    della stessa argomentazione.
    ANFIBOLIA
    L’anfibolia si basa su delle premesse che sono ambigue a causa di una loro
    inadeguata o scorretta espressione grammaticale.
    COMPOSIZIONE
    Arrivare a concludere che una proprietà comune alle parti di un insieme si può
    applicare a tutto l’insieme. Lo schema adottato è il seguente:
    1. A è giusto ed è parte di C.
    2. B è giusto ed è parte di C.
    2. Quindi anche C è giusto.
    DIVISIONE
    Sostenere che la proprietà di un insieme si può applicare ad ognuna dele sue parti.
    Lo schema adottato è il seguente:
    1. A è giusto.
    2. B è una parte di A.
    2. Quindi anche B è giusto.
    PENDIO SCIVOLOSO
    Con questa argomentazione si dimostra che se un certo evento si verifica ne
    accadranno altri negativi (senza tuttavia poter dimostrare che gli eventi negativi sono
    causati dal primo). Lo schema adottato è il seguente:
    1. A dev’essere per forza vero.
    2. Perché se non lo fosse, le conseguenze sarebbero terribili.
    ANALOGIA
    Questo sofisma si basa sull’affermare che due fatti sono simili senza specificare in
    che cosa lo siano o usando come termine di paragone una categoria troppo generica.
    AFFERMAZIONE DEL CONSEGUENTE
    Il sofisma si sviluppa secondo il seguente schema:
    1. A implica B,
    2. B è vero,
    3. Quindi A è vero.
    NEGAZIONE DELL’ANTECEDENTE
    Il sofisma si sviluppa secondo il seguente schema:
    1. A implica B,
    2. B è falso,
    3. Quindi A è falso.
    INVERSIONE
    Il sofisma si sviluppa secondo il seguente schema:
    1. Se A allora B,
    2. Quindi se B allora A.
    ARGUMENTUM AD ANTIQUITATEM
    Argomentazione che si sviluppa affermando che qualcosa è giusto o valido soltanto
    perché è vecchio, o perché “è come è sempre stato”.
    ARGUMENTUM AD NOVITATEM
    Argomentazione che si sviluppa in modo esattamente contrario alla precedente
    affermando che qualcosa è giusto o valido soltanto perché è nuovo, o più nuovo di
    qualsiasi altra cosa.
    ARGUMENTUM AD CRUMENAM
    Ritenere che il denaro sia il criterio per stabilire la giustizia: quelli che hanno più
    denaro hanno più probabilmente ragione degli altri Ancora usatissimo in pubblicità.
    ARGUMENTUM AD LAZARUM
    Sostenere che qualcuno, per il fatto che è più povero, è anche più sano o più virtuoso
    di qualcun altro che è ricco.
    ARGUMENTUM AD NAUSEAM
    Consiste nella costante ripetizione di una affermazione e si basa sulla credenza che
    una tesi diventi tanto più vera quanto più viene comunicata. Lo schema adottato è il
    seguente:
    1. A è vero.
    2. A è vero.
    3. A è vero.
    4. A è vero.
    (etc… ad nauseam, appunto)
    PLURIUM INTERROGATIONUM
    Il trucco consiste nel chiedere una risposta semplice ad una domanda complessa.
    NON SEQUITUR
    Argomentazione la cui conclusione deriva da premesse che non sono affatto
    collegate ad essa da un punto di vista logico.
    FALSA PISTA
    Trucco in cui vengono introdotti elementi estranei ed irrilevanti in un’argomentazione
    allo scopo di dirottare l’attenzione dai punti chiave ed arrivare ad tutt’altra conclusione.
    Lo schema adottato è il seguente:
    1. Viene discusso l’argomento A.
    2. Si interrompe con l’argomento B facendo credere che sia rilevante per la
    discussione dell’argomento A.
    3. L’argomento A viene abbandonato.
    REIFICAZIONE
    La tecnica consiste nel trattare un concetto astratto in modo concreto.
    UOMO DI PAGLIA
    La tecnica consiste nel rappresentare in modo scorretto la tesi di qualcun altro in
    modo tale da poterlo attaccare facilmente, poi demolirlo ed infine concludere che la
    sua tesi originale è stata confutata. Il procedimento è scorretto perché non tiene conto
    delle premesse esposte.
    ANALOGIA ESTESA
    Menzionare due diverse situazioni nell’ambito di un’argomentazione su un principio
    generale, per provare che quelle due situazioni portate ad esempio sono analoghe.
    FARE APPELLO ALLA RELATIVITA’ (DELLE OPINIONI)
    Il trucco consiste nel contestare una affermazione sostenendo che può essere vera
    per gli altri ma per noi non lo è. Lo schema adottato è il seguente:
    1. Qualcuno espone la tesi A.
    2. Si contesta che A può essrere valido per gli altri ma non per noi.
    3. Quindi si è giustificati nel rifiutare la tesi A.
    TU QUOQUE
    La tecnica è quella di affermare che un’azione è giusta (o sbagliata) perchè qualcun
    altro l’ha già compiuta.
    AUDIATUR ET ALTERA PARS
    Secondo questo principio tutte le premesse di un ragionamento dovrebbero essere
    affermate esplicitamente. Il non farlo è visto con sospetto. Lo schema adottato è il
    seguente:
    1. A sostiene la tesi X.
    2. Gli si contesta che non ha detto tutto quello che c’è dietro a X.
    2. Quindi X è falso.
    GETTARE NEL RIDICOLO
    Questa tecnica consiste nello screditare una tesi attraverso un’analogia scorretta. Lo
    schema adottato è il seguente:
    1. X è chiaramente un ragionamento ridicolo.
    2. La tesi A assomiglia a X.
    3. Quindi la tesi A è falsa.
    AD HOC
    Il trucco si basa sul fornire una giustificazione a posteriori.
    ARGUMENTUM AD LOGICAM
    E’ il sofisma dei sofismi. Si basa sul sostenere che una tesi è falsa solo perché è
    stata presentata come conclusione di un’argomentazione errata. Lo schema adottato
    è il seguente:
    1. Si afferma che la tesi X parta da premesse vere.
    2. Si aggiunge che arriva anche a conclusioni vere.
    3. Ma si contesta che il ragionamento è errato.
    4. Quindi la tesi X è falsa.
    Inganni
    A partire dagli anni ‘40 sono state elaborate diverse teorie dell’inganno che tengono
    conto di quasi tutte le componenti in gioco e affondano le proprie radici nella teoria dei
    sistemi e più recentemente nelle tecniche dell’organizzazione. Queste teorie
    concordano tutte nel classificare sei categorie di inganno entro due classi di
    opposizioni (16):
    DISSIMULAZIONE SIMULAZIONE
    (Nascondere il reale) (Esibire il falso)
    __________________________________________________________
    MIMETIZZARE MIMARE
    Nascondere o uguagliare Copiare le caratteristile
    proprie caratteristiche. che di un altro
    (eliminare un precedente Ricreare un precedente
    modello, fonderlo con uno sfondo) modello, imitarlo)
    CAMBIARE ASPETTO INVENTARE
    Aggiungere o sottrarre Creare nuove carattericaratteristiche
    stiche
    (Modificare un modello precedente (Creare un nuovo
    uguagliandone un altro) modello)
    ABBAGLIARE ATTIRARE
    Oscurare o aggiungere Creare caratteristiche
    caratteristiche alternative
    Offuscare un modello precedente, (Fornire un altro
    ridurne la certezza) modello alternativo
    accrescerne la
    certezza)
    L’astuzia è il procedimento con cui si sceglie la categoria di inganno appropriata e il
    numero di “caratteristiche tecniche” necessario per realizzarla nel campo specifico. Le
    astuzie possono avere due obiettivi:
    1. La creazione di una copertura.
    2. La creazione di un effetto.
    Esse rientrano a loro volta in cinque categorie funzionali:
    1. Astuzie inosservate
    2. Astuzie benevole
    3. Astuzie desiderabili
    4. Astuzie sgradevoli
    5. Astuzie pericolose
    Un’astuzia inosservata consiste nel far passare inosservato un oggetto, un
    messaggio, un movimento di idee, etc. Un’astuzia benevola consiste nel svelare
    improvvisamente le reali caratteristiche di ciò che si nasconde sotto un aspetto
    pacifico. Un’astuzia desiderabile fa leva sui desideri del target. Un’astuzia sgradevole
    o pericolosa fa uso in gradi diversi dell’elemento paura. Chi pianifica l’inganno
    dunque escogiterà l’astuzia secondo una delle cinque categorie per dar luogo ad un
    effetto o ad una copertura che dovrà essere percepita dal target come illusione.
    Nella costruzione dell’inganno si procede all’indietro partendo dall’obiettivo finale che
    è l’illusione. L’illusione, beninteso, non è l’obiettivo finale della strategia ma il suo
    strumento. L’illusione è l’obiettivo finale solo per il pianificatore dell’inganno. La prima
    operazione che il pianificatore compie dopo aver stabilito il target e l’illusione con cui
    vuole colpirlo, è la scelta del canale attraverso cui far arrivare l’inganno. In base a
    questa scelta verrà determinata la funzione voluta di copertur

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