Il diritto dei Litfiba di fare “propaganda”.

Pare che i Litfiba siano “scesi in campo”, e all’opposizione, durante un concerto nel palermitano. Non c’ero, quindi non posso sapere quanto duri ci siano andati. Fatto sta che l’assessore alla Cultura e alle Politiche giovanili della provincia di Palermo Eusebio Dalì ha parlato di “squallidi messaggi populisti e demagogici“, di “eccessi verbali violenti che creano odio e divisioni“. Insomma, “non mi sembrava di stare ad un concerto, bensì a un processo di piazza sommario, a un pubblico linciaggio“. Fin qui affari suoi: non gli sono piaciute le invettive contro Berlusconi e Dell’Utri.

Il pensiero espresso di seguito tuttavia è preoccupante:

Invito l’incolpevole sindaco Vasta e tutti i primi cittadini della Sicilia a non ospitare più artisti che hanno come unico scopo il pontificare, predicare e fare lotta politica, servendosi di quella potentissima arma che è la musica e la sua capacità di penetrare le giovani sensibilità, di formarle o di plagiarle a seconda dei casi.

Non basta:

E invito i Litfiba a chiedere scusa alla Sicilia, ai siciliani che sono per la stragrande maggioranza persone oneste e libere, e fare solo e semplicemente musica, lasciando stare la volgare propaganda, che tocca temi e concetti che di fatto disconoscono.

Peccato che i Litfiba, come qualunque altro libero artista, possano dire e fare quel diavolo che vogliono. Anche propaganda, se lo ritengono. Saranno semmai gli spettatori, i fan, a manifestare il loro dissenso. Non la politica, i cui poco amichevoli “inviti” hanno un suono sinistro. E poi al riguardo degli insulti ai siciliani in genere: dove sono le loro proteste?

Detto questo, se i Litfiba hanno pronunciato frasi ingiuriose nei confronti di chicchessia, c’è la legge. Che vale su un palco come su un social network – semmai è il Parlamento il luogo dove sembra valere a intermittenza. Sarebbe bene tuttavia che l’assessore ricordi che se tali limiti non dovessero essere stati violati si ricade sotto l’ombrello della libera espressione. Che certo, può dare fastidio, ma null’altro. Chiedere agli artisti di essere politically correct o peggio politicamente neutri è prerogativa dei regimi autoritari. Di cui non credo si volesse auspicare un ritorno (mi sbaglio, vero?), specie da parte di un assessore alla Cultura – ciò che è libero per eccellenza.

Un ultimo appunto. O meglio, un esperimento mentale. Proviamo a prendere sul serio le parole dell’assessore: dove c’è intrattenimento non deve esserci propaganda politica. Allora il primo luogo da “depurare” non sarebbero certo i palchi dei concerti, che parlano a poche migliaia di persone, ma la televisione. Che ha “capacità di penetrare” milioni di “giovani sensibilità”, nonché “di formarle o di plagiarle” all’occorrenza. Caro assessore, me lo dica apertamente: si sta schierando contro episodi come questo (ma se ne possono citare infiniti altri), oppure certa propaganda è meno propaganda di altra?

Strano insomma che si rinfacci agli autori di El diablo di essere antiberlusconiani. E’ proprio lo stesso pensiero che la propaganda di Mediaset (allora Fininvest) diffondeva ai tempi della “discesa in campo”, quella vera:

“Il padreterno tiene per Berlusconi, Forza Italia… Stalin tiene per Occhetto e anche Satana tiene per Occhetto“. Evidentemente, come canta Pelù, “a volte uno strappo è una necessità”.

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3 pensieri su “Il diritto dei Litfiba di fare “propaganda”.

  1. Pingback: Senti chi parla « Altre Sciocchezze

  2. Da questi scentiletto del nanerottolo (o sedicenti tali – in gergo “wannabe”) non ci si può aspettare alcuna onestà intellettuale. Del resto sono due parole già da tempo ritirate dal dizionario redatto dai solerti scrivani del minculpop (prima edizione: 1984).

  3. Me le ricordo queste scenette. E mi ricordo che, anche se poco più che adolescente, pensavo: è grazie a scenette come queste che pian pianino avranno il consenso per picconare la democrazia, lo stato di diritto, e trasformare le elezioni libere in elezioni fasulle viziate dallo strapotere mediatico e propagandistico di uno solo dei concorrenti al potere.
    Mi sembra così strano che lo avevo capito io da ragazzino, e tanti politici, giornalisti, e osservatori navigati si stupiscano ora della deriva populista, autoritaria, semidittatoriale, che ha preso il nostro paese. Ancor più strano mi pare che addirittura, alcuni non se ne siano resi conto neanche ora!

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