Libero e il giornalismo separati in spiaggia.

Alle 9.15 Fini ha i piedi sulla sabbia. L’ombrellone è rigorosamente in prima fila. C’è anche la Tulliani: ma a cento metri di distanza. Dev’essere arrivata con un’altra macchina. Del resto tra i due, ieri, non sembrava regnare una grande armonia. Con un pizzico di perfidia si potrebbe azzardare che quelle due ore in spiaggia siano state decise a tavolino. Lei non si stacca mai dal lettino, lui dalla riva. Lui indossa un costume a pantaloncini, grigio con bande bianche laterali e sul davanti, lei un risicato bikini bianco a triangolo. Per fortuna a sdrammatizzare c’è il cappello, a cui lei non rinuncerà – pensate – nemmeno sotto l’ombrellone. Qualche chiacchiera coi vicini, poi lui spezza l’idillio allontanandosi per gonfiare i braccioli azzurri e portare la figlia a fare il bagno. Lei in acqua si diverte (scif-sciaf) ma dopo un po’ è ora di uscire perché troppo tempo in mare non è l’ideale. E poi il papà l’aspetta sulla battigia, dove è intento a costruire un castello di sabbia. Dopo un po’ Fini va a riporre i braccioli – e quasi sfiora la compagna – e torna dalla figlia. Ma senza il secchiello come fare una bella torre? Impossibile. E allora via di nuovo all’ombrellone – sfiorando di nuovo la compagna. Poi è ora delle formine: stella marina verde e cavalluccio marino rosa – e terzo semicontatto con la compagna – sono serviti.

Verso le 11 Fini si accorge di un fotografo che lo sta immortalando: gli chiede la schedina e dopo qualche tempo gliela riconsegna. Bel colpo di fortuna essere stato documentato in questa sua uscita pubblica. Con cui Fini spera di zittire non solo le malelingue locali, ma l’Italia intera. Ma ricordiamolo: farsi vedere insieme non significa stare insieme.

Questo è il giornalismo di chi ha passato gli ultimi mesi a dirci che eravamo tutti spiati, e che in nome della privacy si poteva sacrificare anche una bella dose di libertà.

PS: Una specie di riassunto si trova anche su Repubblica e sul Corriere (memorabile l’incipit: “Gianfranco Fini è alto e magro, Enzo Russo no”). Lo stesso giornale che ieri ci aveva fatto sapere non solo che Tulliani lava una Ferrari – quello l’avevano detto in molti – ma anche che il settimanale Chi commentava che “Giancarlo Tulliani, 33 anni, «cognato» del presidente della Camera, nel servizio fotografico indossa una polo blu griffata Ralph Lauren, ma in versione extralarge. Si tratta di un’edizione speciale disegnata per la Nazionale australiana di calcio ai Mondiali 2010. I jeans sono di Dolce & Gabbana, come si evince dalla placca in metallo dorato in cornice di pelle che è cucita sulla tasca posteriore del pantalone. Le scarpe, invece, sono le classiche Hogan, con le H in evidenza, ma nel colore più classico: il blu. La fidanzata, che nel servizio pubblicato da Chi aspetta pazientemente che Tulliani finisca di pulire la Ferrari, è anche lei griffata, visto che indossa una canotta Miu Miu e le zeppe di Prada“. Dovere di cronaca, eh.

PPS: La donna col cappello e il “risicato bikini bianco a triangolo” non è Elisabetta Tulliani, ma la vicina di ombrellone. Come dice Lia, che ringrazio per avermi segnalato la precisazione, “Neanche il gossip riescono a fare”.


2 pensieri su “Libero e il giornalismo separati in spiaggia.

  1. Pingback: L’attentato, la puttana: le strane storie su Fini che Belpietro chiama giornalismo. « ilNichilista

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