Delzìo: ecco perché contesto i dati di Ricolfi sul federalismo.

A margine dell’intervista che mi ha concesso per L’Espresso, ho voluto sollecitare Francesco Delzìo sulle analisi proposte da Luca Ricolfi in tema di federalismo e “giustizia territoriale”. Uno dei rari tentativi concreti di spostare la discussione dall’alveo ideologico-pregiudiziale in cui staziona oramai da anni, portandola se non proprio a livello dei dati almeno su quello della loro validità.

Che pensa del sistema di contabilità “liberale” esposto da Luca Ricolfi ne “Il Sacco del Nord”?

Ricolfi tenta un esperimento particolarmente ambizioso: lo stesso sociologo afferma di voler ricostruire dalle fondamenta la contabilità nazionale, operazione dal respiro  napoleonico… Ma tra i dati di Istat e Svimez da una parte e la cosiddetta contabilità liberale di Ricolfi dall’altra, non ho dubbi: pur essendo un liberale, scelgo le statistiche ufficiali. Perché prima di ricalcolare livelli di spesa, investimenti, flussi economici sulla base di criteri nuovi, dovremmo compiere una piccola verifica: come abbiamo scelto il “paniere” di riferimento? Ovvero, perché abbiamo scelto di considerare nella “nuova contabilità” alcuni fattori e non altri?

Per esempio?

L’esempio più clamoroso è quello dei presunti 50 miliardi l’anno che il Sud dovrebbe restituire al Nord. Ha tenuto conto Ricolfi della distribuzione delle risorse del welfare per cassa integrazione ordinaria e straordinaria e interventi a favore delle aziende in crisi, dove è certo un notevole drenaggio di risorse da Sud verso Nord? Ha tenuto conto del “brain drain”, ovvero dei 300.000 meridionali che ogni anno lasciano il Sud per cercare fortuna (e creare ricchezza) al Nord, dopo che il costo della loro formazione è stato pagato per intero dal Mezzogiorno? E ha considerato che gli investimenti dei giganti controllati al 100 per cento dallo Stato e finanziati con i soldi di tutti i contribuenti, dalle Ferrovie alle Poste, si concentrano oggi nel Centro-Nord?

Qual è la vera “ingiustizia territoriale” allora?

L’unica grande “ingiustizia territoriale” è l’inarrestabile deriva di un’area con più di venti milioni di abitanti – ormai la più importante area depressa d’Europa – che si consuma nella clamorosa assenza di qualsiasi progetto politico di rilancio. Fatico a ridurre la questione meridionale alla visione di un Sud “chiagni e fotti”, che furbesco e lamentoso tende la mano al Nord pensando che il suo futuro dipenda da quanti soldi pubblici riuscirà a strappare al parente ricco. A Mezzogiorno c’è stato e c’è ancora questo, ma ci sono anche consistenti energie private che bisogna “liberare” dall’oppressione dell’intermediazione pubblica e del malfunzionamento dello Stato e dei suoi servizi. E, soprattutto, da una serie di “nemici culturali” che denuncio ne “La Scossa” e che hanno condannato il Sud alla marginalità. Dopo decenni di assistenzialismo centralista e sprecone, negli ultimi anni il Mezzogiorno è rimasto vittima dell’illusione – altrettanto pericolosa – della “normalizzazione”: l’idea che i problemi del Sud siano semplicemente un’amplificazione di quelli dell’Italia e che, quindi, affrontando quest’ultimi si risolva anche la questione meridionale, è affascinante quanto ingenua e deleteria, perché impedisce di riconoscere i profondi “fattori di svantaggio” che oggi dividono il Sud dal resto d’Europa nella grande competition globale. Il Sud, dunque, è vittima di proprie distorsioni culturali, dell’inconsistenza della sua classe dirigente e della mancanza di coraggio della politica nazionale. È davvero difficile vederlo nei panni del carnefice.

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3 pensieri su “Delzìo: ecco perché contesto i dati di Ricolfi sul federalismo.

  1. Mi sembra un’ottima analisi quella di Delzio.
    Da meridionale (più precisamente napoletano) la sensazione che ho è che ci sia un loop negativo:
    – si fanno pochi investimenti programmati al Sud perché le mafie e la disonestà diffusa tendono a vanificare progetti seri
    – le mafie proliferano e la disonestà paga perché mancano investimenti programmati e progetti seri
    Come si esce da questa spirale? Non lo so, ma di certo non credo che sia possibile dare risposte semplici, anzi semplicistiche come l’equazione della Lega Norda “nord = lavoratore, sud = ladro”

  2. Vorrei brevemente citare quei pochi ma importantissimi “numeretti”, che nella contabilità liberale ci sono (parassitismo, evasione, sottoproduzione e spreco, livello dei prezzi) e nelle statistiche ufficiali mancano e senza i quali, con le parole di Ricolfi, “…..
    non è possibile descrivere adeguatamente un territorio….”
    Saluti

  3. Ma quale inconsistenza della classe politica? se questi politici meridionali sono soltanto dei mercenari al servizio del nord, per loro ci vorrebbe una pena esemplare decisa ed eseguita dalla popolazione.

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