FP: “Berlusconi sta chiaramente facendo favori alla criminalità organizzata”.

Married to the Mob: sposato alla mafia. Così Foreign Policy riassume la posizione del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi alla luce delle tante vicende giudiziarie emerse negli ultimi tempi: dalla “cricca” alla “nuova P2”; dalle dimissioni di Scajola all’inchiesta di Trani. In un pezzo dai toni durissimi, Alexander Stille non si limita alla cronaca, ma emette un giudizio che offre un’interpretazione della situazione politica italiana attuale.

A partire dalla maxi-operazione che ha portato recentemente all’arresto di 300 ‘ndranghetisti disseminati anche e soprattutto nel tanto coccolato Nord. Stille, dopo aver riconosciuto i meriti delle forze dell’ordine, si chiede come sia possibile che “nonostante i tanti importanti successi registrati negli ultimi quindici anni, gli arresti e le condanne non abbiano drasticamente diminuito il potere della criminalità organizzata in Italia“. Perché, ricorda il giornalista, la vastità dell’operazione rivela anche e soprattutto laprofondità della penetrazione della ‘ndrangheta in tutto il Paese. Come mai vengono scagliati ripetutamente colpi mortali, ma le teste dell’idra continuano a rigenerarsi, a rivivere?

Stille ha un’opinione ben precisa: il tonico rivitalizzante della mafia è la stessa politica italiana. E, in particolare, Silvio Berlusconi. Scrive il giornalista di Foreign Policy:

many Italian politicians continue to promote and profit from a system of corruption and patronage that offers myriad economic opportunities for mafia groups like the ‘Ndrangheta. For this reason, almost all criminal justice legislation of the past 16 years — not coincidentally, since the arrival of on the political scene Prime Minister Silvio Berlusconi (himself a defendant in numerous corruption cases) — has been aimed at limiting prosecutorial power, watering down anti-mafia and corruption statutes, and, above all, making it extremely difficult to investigate politicians themselves.

Insomma, la mafia prolifera perché la politica glielo permette. Da un lato perché la corruzione crea continue occasioni per riempire le casse delle cosche; dall’altro perché, per proteggersi, la politica stessa legifera nell’interesse dei criminali. Come nel caso della legge sulle intercettazioni, argomenta Stille, che

was clearly done to end further embarrassment to Berlusconi and his associates, who have been frequently caught talking on the phone with criminal suspects whose phones were being tapped.

Una legge che “nonostante preveda delle eccezioni per casi di mafia e terrorismo”,

mafia prosecutors have universally criticized the effort as a major potential impediment to their work.

Senza le intercettazioni gli italiani non saprebbero nulla proprio di quel tessuto di connivenze tra politica, imprenditoria e criminalità che alimenta le mafie. E che la legge semmai dovrebbe cercare di estirpare, e non di nascondere. Come mai dunque si propone una legge simile? Stille non ha dubbi: che si creda o meno all’ipotesi di un patto vero e proprio tra Berlusconi e la mafia, è fuori di dubbio che il Presidente del Consiglio stia “facendo favori alla criminalità organizzata” e a se stesso. Testualmente:

Within Italy, there is intense debate as to whether there has actually been a kind of pact between Berlusconi and the mafia — guaranteeing him electoral support in mafia-controlled regions of southern Italy in exchange for favorable legislation.

Yet one doesn’t need to believe in secret-pact conspiracies to see that Berlusconi is clearly doing favors for organized crime. From the beginning of his time in office, Berlusconi has tried to limit the power of the Italian judiciary; his war on Italy’s justice system has only intensified in recent years. As Giuseppe Guttadauro, a Sicilian mafia boss who was wiretapped by Italian police, cunningly observed a few years ago: “Berlusconi, in order to solve his problems, has to solve ours.

Insomma, per Foreign Policy il Cavaliere, per risolvere i suoi problemi, deve risolvere quelli dei boss: per questo l’Italia è il Paese dove la mafia, nonostante le tante decapitazioni, non muore. Chi sostiene che “nessun governo abbia fatto meglio nella storia della Repubblica Italiana” avrebbe, che sia buona o meno la spiegazione di Stille, il dovere di rispondere con una interpretazione più credibile alla domanda sollevata dal pezzo (e che Giuliano Amato ribadiva recentemente in una intervista con Giovanni Minoli). Anche perché non è affatto chiaro che tutte le accuse siano “vergognose montature già smentite dai fatti”. Vero, Presidente?

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3 pensieri su “FP: “Berlusconi sta chiaramente facendo favori alla criminalità organizzata”.

  1. Bellissimo post su un articolo che altrimenti sarebbe passato inosservato.
    A leggerle sembrano considerazioni quasi ovvie… eppure tantissimi italiani continuano a far finta di niente (o non se ne rendono proprio conto?)

  2. Pingback: FP: Berlusconi sposato con la mafia « un blog per conservarsi

  3. Da quando aveva Mangano in casa il caro “Cesare” è married to the Mob! Ora continua semplicemente ad essere un loro “amico” e fargli favori, come quando loro lo hanno aiutato a fondare il partito! Ricambia semplicemente con la stessa moneta, e continua ad averci a che fare. D’altronde la Mafia non è un Taxi sul quale sali e poi quando vuoi scendi, una volta che ci hai a che fare è per sempre.

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