Che è rimasto della menzogna politica totalitaria?

Mi ha molto colpito la modernità di questa antropologia totalitaria della “massa”. Risale al 1943, ed è contenuta in un saggio di Alexandre Koiré appena ristampato da Lindau, Sulla menzogna politica. Leggete un po’ che cosa diventano le masse in uno Stato che fonda sulla menzogna sistematica un intero ordine sociale, diventando esso stesso quello che Koiré chiama una “cospirazione a cielo aperto“:

[La massa] è guidata, o meglio , spinta dall’istinto, dalla passione, dai sentimenti e dai risentimenti. Essa non sa pensare, né volere. Non sa che obbedire e credere.

Essa crede a tutto ciò che le si dice. Purché glielo si dica con sufficiente insistenza. Purché si lusinghino le sue passioni, i suoi odi, le sue paure. E’ dunque inutile cercare di restare al di qua dei limiti del verosimile: al contrario, più si mente senza ritegno, massicciamente e crudamente, più si sarà creduti e seguiti. E’ altrettanto inutile cercare di evitare la contraddizione: la massa non se ne accorgerà nemmeno; inutile cercare di coordinare ciò che si dice agli uni con ciò che si dice agli altri: nessuno crederà in ciò che si dice agli altri, e ciascuno crederà soltanto a ciò che si dice a lui; inutile avere a cuore la coerenza: la massa non ha memoria; inutile nascondere la verità: essa è radicalmente incapace di recepirla; inutile anche nasconderle che la si sta ingannando: la massa non comprenderà mai che si tratta di essa, che si tratta del trattamento a cui la si sottomette (pp. 39-41).

Ecco l’uomo totalitario, l’ “animale credulo” a caccia di certezze – invece che dubbi – ridotto in schiavitù dalla menzogna al punto di essere incapace di riconoscere perfino quella che si configura apertamente come una menzogna – attirandosi così il profondo disprezzo di quel circolo di iniziati, i mentitori, che lo tiene in scacco.

Si parla di regimi totalitari, e dunque meglio essere cauti nei paragoni. Tuttavia sarebbe interessante chiedersi quanto di questa assuefazione alla menzogna sia sopravvissuta alla realtà totalitaria. Perché certe tecniche propagandistiche non sono sparite insieme ai regimi. E certi effetti sulle masse sembrano vivi oggi come ieri.

Così se allora Koyré poteva scrivere “Non si è mai mentito come al giorno d’oggi“, sarebbe interessante un parere del grande epistemologo sulla situazione odierna. Chissà che uscirebbe dal confronto.

6 pensieri su “Che è rimasto della menzogna politica totalitaria?

  1. mentre rabbrividisco al solo pensiero di quanto sia attuale quato ho letto , vi dico grazie per avermi deato l’opportunità di leggerlo.

  2. Argomento molto interessante e attuale. Chissà se ne verrà fuori un’idea per la mia tesi.
    Detto questo mi sa che leggerò il libro di Koyré. Ma può essere che sia di sole 62 pagine? Almeno dal link nell’articolo credo di aver capito questo.

  3. Ma gli umani non han sempre creato divinità a loro uso e consumo per avere una sorta di certezza riguardo al senso della loro vita e riguardo al dopo-vita?
    Secondo me la massa impazzirebbe se non venisse rassicurata ogni giorno da gente che le dice all’incirca che l’unico sistema possibile è questo (la massa gode sentendo o capendo ciò, perchè non sa immaginare), che esiste solo il loro unico dio (oooh, quanto ricorda il bisogno di avere un capo, un re, un duce) e via dicendo.

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