Trovato l’assassino di Natalia Estemirova? Sì, ma solo per la stampa italiana.

Ieri la stampa italiana riportava a reti unificate (o quasi, vedi lupdate) l’annuncio del presidente russo Medvedev: a distanza di un anno esatto dall’omicidio, sarebbe stato “identificato” il killer di Natalia Estemirova, la giornalista e attivista dell’organizzazione Memorial che stava indagando su casi di gravi e ripetute violazioni dei diritti umani in Cecenia. Identificato sì, ma “senza rivelarne il nome“, scrive l’agenzia Apcom, ripresa dal Corriere.it. Del resto, Medvedev aveva “condannato l’assassinio e ordinato un’indagine di alto profilo“. E così “l’indagine si svolge velocemente”, riporta l’Ansa, e “gli inquirenti lavorano sul nome del mandante”.

Tutto bene? Non proprio. Un pezzo dello Spiegel International uscito oggi fa quello che gran parte della stampa italiana non ha avuto la tempra di fare: sollevare dei dubbi. Magari provando a porre delle domande, senza accontentarsi della versione russa. Il quadro che ne esce è molto meno chiaro di quanto sembra dalle agenzie riportate in Italia.

Prima di tutto, viene svelato il possibile nome dell’assassino identificato dal governo: si tratterebbe – lo rivela la Novaja Gazeta, già giornale di Anna Politkovskaja – del guerrigliero ceceno Alkhazur Bashayev. Che avrebbe ucciso Estemirova poiché infastidito dalle sue indagini. Peccato sia impossibile sapere se l’accusa sia fondata o meno, dato che Bashayev è morto. Ucciso, neanche a farlo apposta, dalle forze di sicurezza russe lo scorso novembre.

In secondo luogo, lo Spiegel interpella un portavoce dell’organizzazione Memorial, Alexander Cherkassov, che si dice sicuro si tratti di una messa in scena per far convergere gli indizi su Bashayev – e cioè, su un cadavere. Sul quale, sottolinea, Estemirova non aveva mai scritto nulla. Ciononostante, è proprio per seguire la traccia Bashayev che si sono ignorate altre “ovvie” piste di indagine. Ad esempio, quella a cui avrebbero condotto le ricerche sul DNA di tre uomini reperito sotto le unghie della giornalista.

Insomma, lo zelo del governo russo nelle ricerche del colpevole è tutt’altro che un dato acquisito. Il Cremlino al momento, conclude l’articolo dello Spiegel, non specifica se l’uscita di Medvedev riguardi Bashayev o meno, trincerandosi dietro a un diplomatico – e misterioso – “non conosciamo i dettagli”. Tuttavia una cosa è certa: nessuno di questi dubbi è stato adeguatamente sottoposto all’attenzione del pubblico italiano. Esemplare il modo in cui il cartaceo del Corriere liquida la questione. Quelle del presidente russo sarebbero

“Promesse di trasparenza: da verificare, ma almeno non dinieghi arroganti e poco credibili“.

Insomma: meglio tacere o, se proprio qualcosa si deve dire, che sia rassicurante. Trovato l’assassino, giustizia è fatta. Che poi la realtà sia molto più complicata e inquietante di così, per molti non è una notizia.

Update: per fortuna lo è per Repubblica (che ha riportato brevemente i dubbi di cui si parla nel pezzo dello Spiegel) e  l’Unità (che invece ha dedicato un servizio più ampio alla vicenda).

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