La strategia del Tg1 sulla “P3”: limitare i danni.

Di che cosa mai staranno discutendo tutti nel PDL? Perché il ministro Mara Carfagna, non esattamente una farefuturista, arriva a chiedere le dimissioni del sottosegretario all’economia Nicola Cosentino? Perché i finiani sono in subbiglio al punto di valutare la mozione di sfiducia proposta dall’IDV? E perché c’è chi, come Bondi, dice che Bocchino ha un’influenza “nefasta” sul partito e chi, come Granata, replica addirittura di provare a “espellerci tutti per antimafia e legalità“?

A guardare le principali edizioni del Tg1, impossibile saperlo. Sebbene infatti la notizia che l’inchiesta sulla cosiddetta “P3” veda tra gli indagati, oltre al già citato Cosentino, l’onnipresente – ma sempre per sbaglio, sia chiaro – senatore Marcello Dell’Utri risalga al tardo pomeriggio di ieri, il principale servizio di informazione nazionale non ne fa menzione alle 20 di ieri. Bastano una quindicina di secondi per liquidare quello che viene ancora chiamato “caso Verdini“, riducendolo a uno scambio di accuse tra Bocchino e il duo Bondi-La Russa, che accusa il fondatore di Generazione Italia di essere una sorta di “terrorista giudiziario” (l’espressione è del berlusconiano di ferro Stracquadanio, ma il concetto è quello), in possesso di chissà quali intercettazioni avute chissà come. La domanda rimane nell’aria a fine servizio, poi più nulla.

Alle 8 di oggi invece grande risalto alla notizia. In apertura il secondo titolo recita: “P3, indagati anche Dell’Utri e Cosentino“. A cui viene immediatamente affiancata la versione della difesa: “ricostruzione surreale”. C’è tutto ciò di cui parlano i giornali di oggi – e in prima pagina. Anche Libero e il Giornale, pur se utilizzando espressioni come “inchiesta burla” e spostando l’attenzione su una “mezza casa regalata a De Mita”. Grave, certo, se confermato: ma più di chi costruisce dossier falsi per screditare avversari politici (per di più del proprio stesso partito) o cerca di “condizionare il funzionamento di organi costituzionali o di rilevanza costituzionale”?

Questioni di lana caprina, su cui il Tg1 preferisce non ritornare. E così nell’edizione delle 13:30 nessun titolo in “vetrina”. Per sentir parlare del “caso Verdini e Cosentino” (Dell’Utri, evidentemente, dev’essere stato prescritto o assolto – tanto è lo stesso – in mattinata e tra i corridoi della redazione) bisogna attendere il minuto dodici, durante il quale in trenta secondi circa si liquida la vicenda non solo senza menzionare il contenuto dell’inchiesta, ma riducendo in sostanza il tutto a un battibecco politico tra chi vuole una mozione di sfiducia, chi una interrogazione urgente e chi, in nome di un “garantismo” che tuttavia non deve “coprire nessuno”, preferisce attendere – forse ad libitum – l’esito del terzo grado di giudizio per esprimere una valutazione politica sulla vicenda.

Insomma, ordinaria amministrazione. Del resto nel quarto d’ora che avanza bisogna parlare di altre scottanti novità. Come i consigli contro l’afa (bere tantissimo, mangiare tanta frutta e verdura, non uscire nelle ore più calde) o per le vacanze (come resistere a un bel viaggio in camper, “una tendenza che sta prendendo sempre più piede”; “è itinerante“, rivela una intervistata – come resistergli). O i truculenti e immancabili dettagli sul delitto passionale di turno, meglio se coinvolgendo Facebook o gli immigrati. Oggi entrambi sono presenti all’appello: e così va in onda la storia dell’uomo che “ha ucciso per amore virtuale“, per una “forma di gelosia virtuale” – che importa che nel servizio stesso si riveli che si trattasse di una persona che già un decennio prima aveva ucciso – in modo tutt’altro che virtuale – la moglie. Si erano conosciuti “solo su internet”: pericolosissimo. Serve un “panic button”, aggiunge un altro servizio, altrimenti i nostri figli sono a rischio pedofili o stupratori. Parola a una donna: “si va verso una maggiore regolamentazione di Internet, e io come madre non posso che esserne felice“. Che tipo di regolamentazione? Quali sono le dimensioni del fenomeno? Che importa: ciò che conta è tenere alta la soglia di allarme. Subentrano poi le coltellate del giovane croato, che nel servizio diventa serbo, a una ragazza e a un “muratore italiano”. Il suo sgozzarsi per farla finita durante la notte. E una breve sui crimini di un rumeno e di un ucraino che a Salerno ha tentato di dar fuoco all’ex moglie.

Sul sito del telegiornale, a scanso di equivoci, non c’è modo di approfondire la vicenda “P3”. Eppure Repubblica e il Corriere, ad esempio, danno addirittura la possibilità di scaricare in pdf l’ordinanza di custodia cautelare. Dev’essere parte di quel “clima giacobino” che non piace al Premier. E, di conseguenza, al Tg1. Che sembra in questi casi aver adottato una strategia efficace: limitare i danni, parlare di ciò che può dar fastidio nelle edizioni minori, quando si raccoglie all’incirca un milione di spettatori, e tacerlo quando invece davanti allo schermo siano quattro volte tanti. Così si sta alla larga dalle accuse di censura, e si compiace chi di dovere. Che per farlo sia necessario calpestare la propria etica professionale, ormai, non stupisce più nessuno.

(Per Valigia Blu)

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4 pensieri su “La strategia del Tg1 sulla “P3”: limitare i danni.

  1. Tra un po’ mi sa che dovremo organizzarci…

    Non sarebbe male entrare “dal vivo e in diretta” sul tg1

    Pero’ neanche in Max Headroom si immaginava un futuro in questa maniera…

  2. E’ difficile porsi in maniera costruttiva. Bisogna boicottarli? Non guardarli più? E se non li guardiamo come facciamo a spiegare a chi li guarda e che magari non usa il computer, o non si preoccupa di usarlo che quello che vedono e ascoltano è distorto(se non totalmente falsato)?

  3. Pingback: Stato della disinformazione | Sursum Corda

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