Obama avrà un bottone per chiudere la Rete?

Anche gli Stati Uniti sul carro di chi vuole limitare la libertà della Rete? Secondo alcuni, sì. Tutto a causa di un progetto di legge in discussione in Senato, chiamato Protecting Cyberspace as a National Asset Act, che darebbe – scrive The Register – “il controllo de facto della Rete a un singolo individuo“. E cioè al Presidente Obama. Che sarebbe in grado di ordinare a providers, motori di ricerca e colossi del Web di “rispettare qualunque misura d’emergenza” proposta per sventare una minaccia (concreta o ipotetica) alla sicurezza della Nazione proveniente da Internet. Un potere che si spingerebbe secondo alcuni commentatori fino a chiudere la Rete. Non a caso la proposta è già stata rinominata “Internet Kill Switch“.

Le misure ipotizzate dal senatore Joe Lieberman, chairman dell’Homeland Security and Governmental Affairs Committee, e la cui necessità viene definita “ovvia e urgente”, ricordano in effetti più il linguaggio di 1984 che quello di una moderna democrazia che soltanto qualche mese fa difendeva, anche con le parole di Hillary Clinton, la “libertà di connettersi”: creazione di un Office of Cyberspace Policy che consigli il presidente sulla cybersecurity; predisposizione di un centro nazionale per la cybersicurezza, che identifichi le “infrastrutture critiche” il cui collasso potrebbe portare a una “catastrofe nazionale” e le cui violazioni debbono essere comunicate tempestivamente all’ufficio stesso. E poi misure di emergenza per proteggerle, con unici limiti una notifica preventiva al Congresso e un termine a 30 giorni – ma rinnovabile a discrezione dello stesso Presidente.

Niente di strano, tuttavia, per i fautori della proposta. Oltre allo stesso Lieberman, che già nel 2008 aveva provato a delegare al Governo alcuni poteri di controllo sulle infrastrutture della Rete tramite il Terrorism Prevention Act, tra i promotori figura, ad esempio, anche il senatore Jay Rockefeller. Che dopo essersi chiestoma non sarebbe stato meglio se non avessimo mai inventato Internet?” aveva coerentemente tentato di far passare un Cybersecurity Act nel 2009 che avrebbe conferito alla Casa Bianca il potere di disconnettere i siti ritenuti minacciosi per la sicurezza degli Stati Uniti.

Si tratta di una proposta davvero così pericolosa? E’ proprio vero che c’è il rischio di dare “potere assoluto” sul Web a Barack Obama (ammesso che sia tecnicamente possibile)? Per rispondere bisognerebbe conoscere nel dettaglio le 197 pagine della proposta di legge. Certo è che al momento i maggiori siti di informazione non danno risalto alla notizia – forse perché, scrivono alcuni, la possibilità che venga approvata è nulla. In Italia ne parla Il Giornale stamane, sostenendo che “Obama vuole poter spegnere Internet” tramite un progetto di legge “rivoluzionario”, “inquietante”, “una soluzione estrema, mai contemplata fino a oggi”. Un buon pezzo, che ha il merito di soffermarsi su diversi altri tentativi di limitare l’accesso alla Rete nel mondo (Australia, Francia, Gran Bretagna) – ma che, guarda caso, dimentica l’Italia e tutto il suo codazzo di emendamenti e disegni di legge liberticidi (D’Alia, Carlucci, Pecorella-Costa, Alfano) che avrebbero meritato almeno una menzione di passaggio. Senza contare i “kill switch” a livello nazionale (penso a Birmania, Iran, Turkmenistan) ben descritti da Reporters Without Borders.

Anche per quanto riguarda la Rete, dunque, si ripete una delle costanti della storia: il trade-off tra sicurezza e libertà. Benjamin Franklin, come è noto, sosteneva: “Chi è pronto a dar via le proprie libertà fondamentali per comprarsi briciole di temporanea sicurezza non merita né la libertà né la sicurezza”. Chissà se la società civile sarà vigile e matura abbastanza per ricordare queste parole, e comprendere che misure come quella ipotizzata da Lieberman non eliminano i pericoli provenienti dal terrorismo, ma la sua libertà di esprimersi e partecipare.

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Un pensiero su “Obama avrà un bottone per chiudere la Rete?

  1. Interessante..
    Ci lamentiano dei politici italiani, poi là siede gente come Rockfeller (altro che Berlusconi) e repubblicani che prendono miliardi dai petrolieri (altro che Craxi).

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