Pestati perché “gay e comunisti”: una storia di ordinaria follia omofoba.

Padova, tre del mattino di mercoledì notte. Matteo ed Enrico passeggiano abbracciati lungo via Matteotti per raggiungere via Giotto. Passando davanti al P. Bar e notano che qualcuno, seduto a un tavolino, inizia a interessarsi a loro. Per tre volte gli avventori gridano: “oltre che merde siete anche froci“. I due si avvicinano, chiedono se quegli insulti sono rivolti a loro. In quel momento, ricorda Matteo al Mattino di Padova, “uno di loro si è alzato e ci ha raggiunto. Dopo averci spiegato che ci considerava comunisti per il modo in cui eravamo vestiti, mi ha sferrato un pugno al viso e mi ha rotto la lente degli occhiali da vista”. “Ha colpito anche me – aggiunge Enrico – infatti ho un dente che “dondola”. Poi mi ha colpito anche un calcio. A quel punto sono corsi lì vicino anche i suoi amici e hanno iniziato dirci di andare via, perché se restavamo lì era peggio per noi. A fatica siamo riusciti a sottrarci da quella furia, e a raggiungere finalmente via Giotto, dove ci siamo fermati a telefonare alla polizia. Purtroppo quando è arrivata la volante, al P.Bar non c’era più nessuno”. Risultato: 8 giorni di prognosi.

L’identikit dell’aggressore parla di un giovane tra i 25 e i 27 anni, probabilmente “aderente ai gruppi di destra” – ipotizzano Matteo ed Enrico. Del dettaglio, tuttavia, non c’è traccia su Gazzettino.it, che in compenso titola: “Coppia presa a bastonate in centro” – anche se di bastoni, in questa lurida vicenda, non sembra esserci traccia. Di giovani “bastonati” parla anche il Corriere Veneto.

I due gay "bastonati" secondo il Gazzettino.it

Un caso isolato, magari frutto di un tasso alcolico troppo elevato e dell’euforia di un momento? Chissà. Tuttavia i fatti parlano chiaro: i casi di omofobia continuano a riempire le cronache. Il 25 maggio un ragazzo gay viene preso a calci e pugni da quattro giovani al grido di “frocio, frocio” – fin quasi a costargli un occhio. Un mese prima la scena è la stessa: quattro contro uno, questa volta su un autobus. Mattia, ventiduenne, viene schiaffeggiato e preso per il collo nella completa indifferenza degli altri passeggeri. Ottobre 2009: sono in sei e cantano slogan fascisti prima di colpire alla testa e all’inguine una coppia gay. Scenario è sempre Roma, questa volta nei pressi del Pantheon. Il caso Svastichella ha fatto molto rumore, ma vale ugualmente la pena ricordarlo: basta un bacio tra due omosessuali per far impugnare a un quarantenne romano una bottiglia di vetro e un coltello. Nella notte tra il 6 e il 7 giugno 2009 un gruppo di bulli aggredisce una coppia di turisti gay la cui colpa era passeggiare mano nella mano in zona Campo de’ Fiori.

Ma scene simili si verificano un po’ ovunque: a Napoli un “branco” si scatena contro un armeno e uno svizzero. La stessa città dove a giugno 2009 un altro gruppo di scalmanati non si era accontentato di aggredire due omosessuali, prendendosi la briga di malmenare anche una ragazza che era intervenuta tentando di mettere fine al pestaggio. A Milano una coppia omosessuali risponde a degli insulti omofobi e finisce per ricevere calci e pugni da tre persone di cui una – secondo le ricostruzioni – aveva una croce celtica stampata sulla maglietta. Si potrebbe proseguire per pagine e pagine, ma il concetto è assodato: in Italia, anno domini 2010, camminare mano nella mano, scambiarsi un bacio o una carezza anche in pubblico, anche in pieno centro e alla luce del giorno, può costarti il linciaggio.

Anche nel civilissimo Nord-Est, anche a Udine dove, come abbiamo più volte sottolineato, alle aggressioni si sommano le scritte omofobe, le polemiche sui manifesti prima oscurati e coperti di insulti (“Froci, la natura e il mondo vi ripudierà“) e poi definiti un possibile “turbarmento della sensibilità di molti cittadini” in quanto raffiguranti un bacio omosessuale – parola del PD udinese. In termini statistici, lo ricordano Riccardo Bocca e Tommaso Cerno sull’Espresso, solo nella prima metà del 2009 “ci sono stati otto omicidi, 52 aggressioni, sette estorsioni a sfondo sessuale; per non parlare degli infiniti casi di bullismo e vandalismo contro sedi e locali gay”.

Che cosa concludere? Forse che siamo un paese di intolleranti e omofobi? Non credo. Semmai questa galleria degli orrori mostra come non vi sia una forte coscienza condivisa in temi di diritti civili. E la colpa sembra essere anche di una classe politica incapace di alzare la voce per la tolleranza e il rispetto nei confronti della sfera affettiva e sessuale dei cittadini, indipendentemente dal fatto che riguardi una coppia eterosessuale oppure omosessuale. Tornando a Padova, da cui siamo partiti, soltanto ad ottobre 2009 ad esempio il deputato del PDL Filippo Ascierto aveva dichiarato: “Vedere due uomini che si baciano per strada mi fa schifo“. Evidentemente non è l’unico.

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Un pensiero su “Pestati perché “gay e comunisti”: una storia di ordinaria follia omofoba.

  1. La responsabilità della classe politica attuale non è solo di non alzare la voce contro i soprusi fasci-razzisti, ma di fomentarli con dichiarazioni vergognose oltre che estremamente pericolose.
    Provate per un attimo ad immaginare che tutta la veemenza fascista dei La Russa e compagna bella fosse stata spesa in questi anni _contro_ le aggressioni omofobe e _per_ la tolleranza e il rispetto reciproci. Credo che se fosse stato così, le cose oggi sarebbero molto diverse.

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