Ciccone: “Sulle intercettazioni sono pronta a occupare le Camere”.

La disobbedienza civile annunciata, tra gli altri, dal Fatto Quotidiano, da L’Unità e dal Popolo Viola. I senatori dell’Italia dei Valori che occupano Palazzo Madama. E la Rete che pensa di fare ricorso a siti esteri e pubbliche letture su YouTube. La protesta contro la legge sulle intercettazioni, che dopo la “blindatura” e il ricorso alla fiducia sembra essere in procinto di venire approvata, cambia forma, si riorganizza.

Tra i più accesi detrattori della “legge bavaglio” c’è Arianna Ciccone. L’organizzatrice del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia che ha raccolto duecentomila firme per ottenere una rettifica dal Tg1 dopo la famosa “scivolata” sul caso Mills. Quella di “prescrizione non è assoluzione“. Quella che vuole “i partiti fuori dalla RAI“. E che ora ha rimesso mano al suo “quartier generale”, il sito di Valigia Blu, da qualche giorno completamente rinnovato e pronto a dare battaglia. L’ho raggiunta via Internet per capire le ragioni della sua protesta e le forme con cui intende proseguirla.

Arianna, ti soddisfano le modifiche apportate al ddl intercettazioni?

Quali modifiche? Quella risibile secondo la quale il pm potrà chiedere una proroga di 3 giorni in 3 giorni (anziché di 48 ore), o quella che elimina vincoli alle intercettazioni ambientali ma rimangono vietate in luoghi privati e per la durata massima di tre giorni? Certo per agevolare il lavoro dei magistrati si sono impegnati. Questa legge è inaccettabile con o senza queste modifiche.

Quali sono secondo le limitazioni più gravi derivanti da questa legge per l’operato di giornalisti, magistrati e forze dell’ordine?

Per la magistratura come da giorni stanno denunciando giornali, magistrati e forze di polizia significa un duro colpo a uno dei principali strumenti investigativi. È così che vogliamo garantire la sicurezza ai cittadini? Per l’informazione si tratta di un bavaglio. La cronaca giudiziaria scomparirà. E i cittadini che non sono informati non sono liberi. Io ho il diritto di sapere. E nessuno può permettersi di togliermi questo diritto con un testo tra l’altro che viene portato nelle aule parlamentari “blindato”. Ma che significa blindato? Il Parlamento ha la funzione di discutere e se il caso apportare modifiche. Il metodo in questo caso non è certo degno di una democrazia, per non parlare del merito.

Che fare per chi non volesse rassegnarsi all’approvazione? Gilioli ha scritto sul suo blog: “Da domani, temo, si ragionerà soprattutto di disobbedienza civile”. Sei d’accordo?

Sì. Anche la Conferenza Nazionale dei Comitati di Redazione denuncia con indignazione questa legge. I giornalisti italiani hanno annunciato di essere pronti alla resistenza civile, non accetteranno mai di sottostare a una legge che limita il diritto del cittadino ad essere informato. Ma se questa legge passa le inchieste subiranno colpi mortali e dopo, disobbedienza o no, ci sarà poco da raccontare…

Che ruolo giocherà nelle tue battaglie il nuovo sito di Valigia Blu?

Vogliamo giocare un ruolo attivo di cittadini che fanno da cani da guardia dell’informazione. Sembra paradossale ma è così. Ho letto un articolo molto interessante sul Corriere della Sera di Michele Polo sul pluralismo dell’informazione, ne riporto un passaggio secondo me centrale in questa discussione: “[Dobbiamo considerare] il problema della proprietà e della governance dei gruppi televisivi, quello pubblico con una presenza pervasiva della politica e quello privato gravato dal conflitto di interesse. Il risultato, molto spesso, è un drammatico “cappotto” informativo ai danni dei telespettatori e del pluralismo”. È il momento di un serio impegno civile da parte di noi cittadini. Io, se necessario, sono pronta a occupare le Camere.

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