Le parole di Jobs non mi stupiscono.

Le parole pronunciate da Steve Jobs alla D8 Conference stanno facendo discutere la Rete. Il Foglio, dopo un pezzo polemico nei confronti dei blogger di Claudio Cerasa e uno di Alfonso Berardinelli (che ho già criticato qualche giorno fa), si è incaricato di raccogliere diverse voci provenienti dai diretti interessati. Dopo un intervento di Luca Sofri e Daniele Bellasio, e dopo un primo round di pareri, il quotidiano diretto da Giuliano Ferrara mi ha chiesto di esprimere un’opinione sulla vicenda, finita sul sito insieme a quelle di Nonleggerlo e Distanti Saluti. Eccola.

Steve Jobs non vuole “vivere in una nazione di blogger”. Meglio un mondo dove a fare informazione sono giornalisti professionisti remunerati anche dal denaro di utenti ben disposti, tutto sommato, all’acquisto. E dove, possibilmente, ciò avviene grazie al tablet della “rivoluzione”, l’iPad. Che pornografia o meno, Flash o meno, ha nel frattempo venduto due milioni di unità in due mesi – una ogni tre secondi. Frasi, quelle di Jobs, che dovrebbero stupire? Non credo. Prima di tutto perché ha senso desiderare di non vivere in un mondo fatto di soli blogger. Come scrivono Bardazzi e Gaggi nel recente L’Ultima Notizia, senza il “plancton” prodotto dalle grandi testate l’intero ecosistema dell’informazione collasserebbe. Non mi sembra Jobs si sia spinto fino a sostenere che “fare il blogger” (ma che significa, poi?) sia un male in sé: questo di certo avrebbe stupito. In secondo luogo non trovo affatto strano che un imprenditore dipinga un mondo dei desideri che risponde perfettamente ai suoi interessi. Perché di questo si tratta. Jobs ha compreso – l’abbiamo compreso tutti, del resto – che l’editoria è alla disperata ricerca di un “Salvatore”, e non ha fatto altro che rivestire la sua ultima creazione dei tratti “messianici” che le folle adoranti (compresi gli editori disperati) hanno implorato creasse. I giornali hanno subito abboccato (vedere la pubblicità di Repubblica, ad esempio, per credere), sperando sia la volta buona. E cercando di lasciare sullo sfondo che a salvare l’editoria non sarà l’iPad di per sé, ma che semmai sarà l’uso che ne faremo a poter contribuire a salvarla. Serviranno contenuti adeguati alla fame di consumo (e dunque di spesa) delle orde di potenziali lettori. Chi sarà più bravo a produrli? Il giornalismo “tradizionale” o i blogger? Staremo a vedere. Jobs sa che inimicarsi i primi vorrebbe dire tradire alcuni potenti “fedeli” (gli editori). E così preferisce far discutere i secondi, che nel frattempo si dividono aumentando benedizioni e – si è visto in questa polemica – bestemmie. Decretando, con tutto quel salmodiare, che la tattica ha funzionato. Per Jobs, naturalmente. Per il giornalismo si vedrà.

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