In Russia, lo insegna Anna Politkovskaja, giornalisti e magistrati liberi continueranno a morire.

Sul Corriere oggi in edicola (p. 26), André Glucksmann, Václav Havel, Hans Küng e George Soros ricordano alla comunità internazionale che in Russia magistrati e giornalisti “scomodi” continuano a morire ammazzati. Altro che “nuova perestroika“: l’avvento di Medvedev non ha portato che conferme a un trend che vede, secondo il rapporto Partial Justice dell’International Federation of Journalists, 300 tra giornalisti morti e scomparsi tra il 1993 e il 2009.

Gli autori rivolgono così un appello al governo russo: “Nel consentire l’assassinio di persone il cui unico scopo è tutelare la dignità umana, la Russia rischia di perdere ogni speranza per un futuro migliore”. E il fatto che ben 9 assassini su 10 non vengano nemmeno perseguiti – men che meno alcuno tra quelli più recenti, ricordati nel pezzo del Corriere – crea un clima di “impunità” che “incita il ripetersi delle aggressioni”. “Chiediamo al Presidente della Federazione russa e al governo russo – concludono Glucksmann e gli altri firmatari – di proteggere tutti i cittadini in pericolo e di assicurare rapide ed efficaci indagini negli omicidi di attivisti dei diritti umani, giornalisti e magistrati indipendenti”.

Accadrà? Molto improbabile. Basta ricordare di che si occupavano le ultime vittime. Come Stanislav Markelov, intento ad approfondire “vicende giudiziarie riguardanti la guerra e le violenze in Cecenia“. O Natalya Estemirova: “attivista di spicco in Cecenia per il gruppo Memorial, che si prefigge di svelare ai russi la verità sulla loro storia recente, indagare i rapimenti e le esecuzione arbitrarie“.

Ecco, il paradigma delle menzogne russe e dei conseguenti omicidi: la verità sulla Cecenia. Perché tacerla? Perché occultare o manipolare sistematicamente tutto quanto riguardi le atrocità commesse? Nelle parole di Anna Politkovskaja – anche lei vittima di assassini e mandanti ignoti -, “Come abbiamo potuto accettare che questa guerra spazzi via il buonsenso e metta sottosopra tutti i riferimenti e tutta la razionalità di uno stato civile?” (Cecenia, il disonore russo, p. 47) Perché aizzare la “fiamma di un odio implacabile” nei ceceni che promette agli oppressori russi “una giustizia altrettanto sommaria e imminente“? “Perché il potere russo corre questo rischio?” (p. 51)

La giornalista della Novaja Gazeta una risposta, e non banale, ce l’ha. E’ una questione di nostalgia, di bisogno psichiatrico di grandeur della Russia, della “tanta voglia di sentirci grandi”:

Dopo la breve parentesi eltsiniana, la Russia, privata delle “repubbliche sorelle” dell’URSS, si è accorta che non era capace di vivere serenamente senza tradizioni e ambizioni imperiali. Aveva bisogno di un “piccolo” e di un “cattivo” per potersi sentire grande e importante. La gioia orgasmica di sentirsi una grande potenza si nutre dell’oppressione e dell’umiliazione di un altro che si può calpestare impunemente. Il principio è semplice: qui è la zona di residenza per i “cattivi” che bisogna “rieducare” e lì, nel resto del territorio russo, dove vivono i “buoni”, c’è il paradiso. (p. 52)

“Sembra tutto molto irrazionale” – conclude Politkovskaja – Ma a quanto pare dà frutti assolutamente razionali e tangibili“. Come la popolarità incontrastata delle autorità, e di Putin in particolare. Come il mito del leader “appassionato”, la “favola della sua intelligenza diabolica“. Impossibile dunque garantire diritto di cittadinanza, e di esistenza, a chi si intrometta in questa doppia fiaba, di grandezza individuale e collettiva. E così si spara ai giornalisti, ai magistrati indipendenti, agli attivisti – e nessuno fiata.

Resta la domanda, a cui nemmeno Politkovskaja ha una risposta: perché l’Occidente, di fronte a tutto questo, tace? Forse l’unica possibile spiegazione è che il silenzio e gli omicidi siano parte di un equilibrio che giova a tutti, anche a chi dovrebbe fare le domande, o alzare la voce.

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2 pensieri su “In Russia, lo insegna Anna Politkovskaja, giornalisti e magistrati liberi continueranno a morire.

  1. in Russia non comanda ne Medved ne Putin, comandano sempre i Gerarchi, quelli che una volta erano ‘comunisti’ ed ora sono tiranni.

    finchè stati come l’Italia Germania o i paesi intorno all’ex-URSS stringeranno accordi economici senza mai fare un serio dibattito sui diritti civili, i russi continueranno a stare in questa situazione, dovrebbero ribellarsi ma forse gli sta bene così, assomigliano quasi ad un paese dell’Europa occidentale e democratica.

  2. Parlate e vi interessate di tutto e di tutti e MAI dei cristiani massacrati nel mondo…. dov’è la comunità internazionale… parlate di dignità della persona solo la chiesa cattolica difende l’uomo, tutte le altre associazioni o simili sono solo parole al vento…

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