La lotta all’evasione fiscale tra fatti e propaganda: la polemica dopo la telefonata di Berlusconi a Ballarò.

Dopo la telefonata del premier a Ballarò, continua la polemica sul rapporto tra Berlusconi, il suo governo e la lotta all’evasione fiscale. Oggi entrambi gli schieramenti scendono in campo approfondendo la questione, ciascuno dal proprio punto di vista.

Il sito ufficiale del governo Berlusconi, in una nota su Facebook, scrive: “Sul contrasto all’evasione fiscale, la sinistra fa propaganda, mentre il governo Berlusconi fa i fatti“. E quali sarebbero? Eccoli:

Negli ultimi quattro anni (2006-2009) per i quali vi sono dati completi sulle entrate tributarie, gli incassi dell’erario dovuti alla lotta all’evasione sono saliti da 4,4 miliardi nel 2006 a 9,1 nel 2009, con una crescita continua: 6,4 miliardi nel 2007 e 6,9 nel 2008.
Da notare, il forte aumento (poco meno del 50 per cento) registrato negli ultimi due anni, quelli del governo Berlusconi: segno evidente che alle parole del premier su un maggiore impegno per contrastare gli evasori, sono seguiti i fatti.

Anche il numero degli accertamenti tributari conferma questo trend.
Anno 2008: gli accertamenti tributari eseguiti dal fisco sono stati 644.465, e hanno portato a una maggiore imposta accertata in 20.319 casi.
Anno 2009: gli accertamenti sono stati 711.932 ( + 10 per cento), e i casi nei quali è stata accertata una maggiore imposta sono saliti a 26.338 (+ 30 per cento).

Con la recente manovra, che coinvolge i Comuni negli accertamenti fiscali (un anticipo del federalismo fiscale), è praticamente certo che il balzo in avanti sarà ancora più consistente.

Insomma, per Repubblica – considerato a torto o ragione il vero partito di opposizione in Italia, e al centro della vicenda per il coinvolgimento diretto del vicedirettore Massimo Giannini – “la regola è una sola: mentire, mentire, mentire“.

E Il Giornale, immediatamente, conferma: “l’azione di governo è sempre andata nella direzione della lotta all’evasione, dato che i risultati veri in termini di aumento del gettito fiscale si sono avuti (e lo ammettono a denti stretti anche gli avversari) solo dopo la riforma delle esattorie varata nel 2004 da Tremonti. Da allora le riscossioni si sono impennate costantemente, con governi di qualsiasi colore”. Dunque “Anche il più compassato dei filosofi (e Berlusconi non rientra certo nella categoria), potendo farlo, avrebbe alzato il telefono e mandato giustamente a quel paese il vicedirettore di Repubblica Giannini e il coro di Ballarò guidato dal maestro di cappella Floris che martedì sera si erano lanciati in diretta nella ridicola accusa al presidente del Consiglio”.

Il quotidiano di Ezio Mauro non sta a guardare. E replica con un pezzo al vetriolo, intitolato Evasione, processi e condoni. La “favola” fiscale del premier a firma dello stesso Giannini. Dopo aver messo in evidenza le frasi in cui Berlusconi legittima l’evasione fiscale qualora le tasse fossero troppo alte (e cioè, ad esempio, per il regime fiscale in vigore in Italia), Giannini ricorda tutte le vicende giudiziarie del presidente del Consiglio che coinvolgano un danno per l’erario:

1) Tangenti alla Guardia di Finanza: Berlusconi è accusato di averne pagate per evitare controlli fiscali su quattro sue società, Mediolanum, Mondadori, Videotime e Telepiù. In primo grado viene condannato a 2 anni e 9 mesi. In appello i magistrati applicano le attenuanti generiche, e quindi scatta la prescrizione. Cioè l’imputato ha commesso il reato, ma per il giudice è scaduto il tempo utile alla condanna.
2) All Iberian 1: Berlusconi è accusato di aver pagato tangenti per 21 miliardi a Bettino Craxi. Viene condannato in primo grado a 2 anni e 4 mesi. In appello, ancora una volta, scatta la prescrizione.
3) All Iberian 2 e 3: in questi altri due filoni di questo processo Berlusconi è accusato di falso in bilancio, con costituzione di fondi neri per 1000 miliardi di vecchie lire, ed evasione delle relative imposte, attraverso quello che i periti tecnici della Kpmg e i pm di Milano definiscono il “Group B very discreet” della Fininvest, cioè il “presunto comparto estero riservato” della finanziaria del Cavaliere. Viene assolto perché “il reato non sussiste più”: nel frattempo, alla fine del 2002, il suo governo ha approvato la legge che depenalizza il falso in bilancio e i reati societari.
4) Medusa Cinema: Berlusconi è accusato di illecito nell’acquisto della società cinematografica, per 10 miliardi non iscritti a bilancio. Condannato in primo grado a 1 anno e 4 mesi, viene assolto in appello, ancora una volta con la formula della prescrizione. Il reato c’è, ma i termini per la condanna sono scaduti.
5) Diritti televisivi Mediaset: Berlusconi è accusato dai pm di Milano per appropriazione indebita e frode fiscale per 13,3 milioni di euro. La procura ha chiesto il rinvio a giudizio, ma il processo è stato sospeso, prima per effetto del Lodo Alfano (dichiarato successivamente incostituzionale dalla Consulta), e ora per l’intervento della legge sul legittimo impedimento.

Giannini poi si concentra sui “condoni” che Berlusconi avrebbe deciso a beneficio suo, prima che della collettività:

1) Nella primavera 1994 Berlusconi “scende in campo” e vince le sue prime elezioni. E’ l’epifania della Seconda Repubblica. Per festeggiarla, il governo vara il suo primo condono fiscale: frutta ben 6,4 miliardi di euro. Forte di questo trionfo, lo stesso governo vara anche il suo primo condono edilizio, che porta nelle casse del fisco 2,5 miliardi. Seguiranno altre cinque sanatorie, nel corso delle successive legislature guidate dal Cavaliere: nel 2003 nuovo condono fiscale di Tremonti, per 19,3 miliardi, insieme il primo scudo fiscale per il rientro dei capitali all’estero da 2 miliardi, poi nel 2004 nuovo condono edilizio di Lunardi da 3,1 miliardi, e infine tra il 2009 e il 2010 l’ennesimo scudo fiscale, appena concluso, e con un rimpatrio di capitali previsto in oltre 100 miliardi di euro. L’infinita clemenza verso chi non paga le tasse, praticata in questi sedici anni, non è servita a stroncare il fenomeno dell’evasione, anzi l’ha alimentato.
2) Dei condoni hanno beneficiato milioni di italiani. Ma ha beneficiato anche il premier e il suo gruppo. Dopo la Finanziaria del ’93 che introduce il secondo condono tombale, rispondendo ad un articolo di Repubblica che anticipava la sua intenzione di beneficiare della sanatoria, Berlusconi fa una promessa solenne durante la conferenza stampa di fine d’anno: “Vi assicuro che né io né le mie aziende usufruiremo del condono”. Si scoprirà poi che Mediaset farà il condono per 197 milioni di tasse evase, versandone al fisco appena 35, e lo stesso farà il Cavaliere per i suoi redditi personali, risolvendo il suo contenzioso da 301 milioni di euro pagando all’Agenzia delle Entrate appena 1.800 euro.
3) Condono peri i coimputati: con decreto legge 143 del giugno 2003, presunta “interpretazione autentica” del condono di quell’anno, il governo infila tra i beneficiari anche coloro che “hanno concorso a commettere i reati”, pur non avendo firmato dichiarazioni fraudolente. Ennesima formula ad personam: consente di salvare i 9 coimputati del premier nel processo per falso in bilancio.
4) Condono di Villa Certosa: Il tribunale di Tempio Pausania indaga da tempo sugli abusi edilizi commessi nella ristrutturazione della residenza sarda del premier. Con decreto del 6 maggio 2004 il governo attribuisce a Villa Certosa la qualifica di “sede alternativa di massima sicurezza per l’incolumità del presidente del Consiglio”. Nel 2004, con la legge 208, il condono edilizio dell’anno precedente viene esteso anche alle cosiddette “zone protette”. Villa Certosa, nel frattempo, lo è appunto diventata. La Idra, società che gestisce il patrimonio immobiliare del premier, presenta subito dieci richieste di condono, e chiude così il contenzioso con il fisco. Versamento finale nelle casse dell’Erario: 300 mila euro. E amici come prima.

Insomma, è vero o no che i governi Berlusconi hanno combattuto – ed efficacemente – l’evasione fiscale? Un fenomeno che secondo le stime ufficiali riguarda una cifra tra i 100 e i 150 miliardi di euro. Giro la domanda agli analisti. Per il momento suggerisco alcuni spunti di riflessione.

La Voce.info fa notare che tra la seconda metà degli anni novanta e i primi anni duemila ci sia stata “una diminuzione dell’evasione dell’Iva, dell’Irap e del sommerso economico come risultante dalla vecchia serie Istat. Per l’IVA si passa dal 36,1 per cento del totale nel 1996 al 31,2 per cento del 2001, con un valore minimo del 26,9 per cento nel 1999. Per l’Irap dal 27,3 per cento del totale nel 1998 al 21,9 per cento del 2001″. Almeno per quanto riguarda l’IVA ci sarebbe stata però una inversione di tendenza. Come conferma Luca Ricolfi ne Il Sacco del Nord, da stime ISTAT, MEF e Banca d’Italia, l’evasione dell’IVA, che “rappresenta circa 1/8 delle entrate totali della Pubblica Amministrazione” (p. 106), sarebbe passata dal 29,3% nel 2000 al 33% nel 2004, mostrando un trend in aumento.

Nello stesso pezzo, Alessandro Santoro sottolinea come per gli anni successivi al 2006 “non disponiamo ancora di stime ufficiali“. In ogni modo, da un’analisi del rapporto del gettito netto dell’IVA con “alcune variabili macroeconomiche di riferimento”, l’editorialista de La Voce conclude che “l’ipotesi di un incremento della propensione all’evasione in questi ultimi due anni è più che plausibile“. Insomma,

Per quanto carenti siano le nostre conoscenze sull’evasione e sulle politiche idonee a ridurla, i dati del biennio 2008-2009 – quando accertamenti e riscossioni sono aumentati molto ma anche l’evasione è cresciuta – nonché altre informazioni (ad esempio, il paradosso che l’incidenza dell’evasione sia maggiore nelle regioni in cui è più elevata la probabilità di essere accertati), ci dicono che affidare la lotta al fenomeno solo a strumenti che agiscono a valle delle dichiarazioni non è sufficiente. L’arrivo nel 2011 del nuovo “redditometro” non farà eccezione a questa regola. È quindi necessario aprire una discussione specifica sugli strumenti di contrasto dell’evasione a monte, soprattutto in un sistema economico come il nostro dove agiscono 6 milioni di partite Iva.

Da ultimo, vorrei evidenziare come le previsioni del ministro Tremonti di ottenere un gettito di 6-7 miliardi nel 2011 dalla lotta all’evasione sembrano un obiettivo piuttosto modesto a fronte del pacchetto di misure recentemente varato: si tratterebbe infatti di un recupero di appena il 7%, nella più ottimistica delle stime (7 miliardi recuperati su 100), dell’evaso. Che sarà del restante 93%?

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4 pensieri su “La lotta all’evasione fiscale tra fatti e propaganda: la polemica dopo la telefonata di Berlusconi a Ballarò.

  1. http://francescoprina.blogspot.com/2010/06/le-bugie-hanno-le-gambe-corte-2-puntata.html#comments
    La nuova manovra finanziaria del Governo, è la fotografia di un ceto politico che si fonda sui sondaggi e su una leadership a forte carica populista, che promette le riforme e poi non le fa per accontentare tutti. Per due anni ci accusavano di essere dei pessimisti e catastrofisti, con due finanziarie consecutive, dichiaravano che l’Italia, stava meglio di altri paesi europei, dicevano che avevano i conti a posto e tutto andava bene, poi al risveglio da un lungo letargo di ventuno mesi la dura realtà: “Il paese per non finire come la Grecia ha bisogno di una urgente manovra correttiva dei conti pubblici” a carico degli Italiani. Delle due, l’una, o ci hanno detto bugie per be due anni oppure questa manovra è il frutto amaro di due anni di politica economica sbagliata nel bel mezzo di una crisi globale. L’Europa fa bene a chiederci di mettere i conti pubblici a posto, ma se non lo sono l’unico vero responsabile è il Governo!

  2. La nuova manovra è l’ennesimo esempio di un governo falso e populista che dona (tagliando) da una mano e toglie dall’altra.
    Chi pagherà questa manovra,volete saperlo?ve lo dico con un simpatico ma al tempo stesso deprimente esempio ma quanto mai realistico, pagherà questa manovra l’insegnante che ogni giorno fa 50 km bloccato nel traffico e che vedrà aumentare il pedaggio delle strade gruviera che percorre ogni giorno,ovviamente dimentico il blocco del suo stipendio ed auguro a questo sfortunato di non avere incidenti,perchè ove divenisse invalido gli auguro vivamente di esserlo per una percentuale superiore all’80%, percentuale ora minima per avere una pensione d’invalidità.
    Al contrario quali conseguenze economiche per il Briatore d turno,il Corona de noaltri,quelli che fanno gli sceicchi su panfili intestati a società di charter straniere,quelli che riportano i soldi evasi dalle tasse nascosti nei paradisi fiscali, dove vanno in vacanza, con lo sconto del condono.
    Speriamo che il povero insegnante di prima non veda il cieco che sta leggendo questo breve scritto e che magari riconosciuto invalido al 100% ritira ogni mese la sua lauta pensione.
    Se mi consentite il francesismo: questa manovra è proprio una Merda!

  3. lotta all’evasione fiscale.
    Nuovo giro nuovo divertimento.
    fossi nato ieri forse ci crederei, io credo che anche questa volta saranno sguinzagliati dipendendenti dell’agenzia delle entrate per controllare la dichiarazione dei redditi dei lavoratori dipendenti, dei pensionati e degli invalidi.
    Uno dei cavalli di battaglia dell’agenzia delle entrate nella lotta all’evasione e quello di verificare se all’interno del nucleo familiare del pensionato o del lavoratore dipendente vi sia qualche giovinastro, magari ultratrentenne, che ha lavorato un mese all’anno, e non ha dichiarato al fisco questi lauti redditi ( 2.440 Euro in un anno) ovviamente lordo.
    In conclusione: quel bastardo di evasore è stato individuato, trattasi di lavoratore dipendente o pensionato che percepisce 1200 euro al mese, sempre lordo, che è obbligato dallo stato a mantenere i figli fino a sessant’anni, ha commesso l’errore di non aver controllato i lauti guadagni del figlio.
    La lotta all’evasione fiscale dovrebbe essere tutt’altra cosa .
    Voi giornalisti sapete benissimo dov’è l’evasione fiscale, cos’ì come lo sanno i nostri politici, cos’ì come lo sappiamo tutti.
    Solo che voi giornalisti, anziché dire la realtà , preferite scrivere grandi titoli che fanno piacere al padrone , chi sene frega dei poveracci. .

  4. Pingback: Cortina, Cicchitto e il blitz “ideologico” | Mifidopoco

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