Giorgino, il Tg1 e la ricerca dell’equilibrio nel servizio pubblico.

Ultimo giorno del Festival della Formazione di Mirano. Francesco Giorgino del Tg1 è impegnato in una rassegna stampa ragionata che partendo da Corriere, Repubblica e Stampa arriva fino a quotidiani “schierati” a destra (Giornale, Libero) e sinistra (Liberazione, Manifesto e – udite udite – Fatto Quotidiano, che dedicando la prima pagina alle tesi sul coinvolgimento di una parte deviata dei Servizi Segreti nelle stragi del 1993  avvalorebbe inoltre – secondo il conduttore dl Tg1 – ipotesi “molto molto molto molto vaghe“).

La carrellata è piacevole ed esaustiva: a Giorgino la professionalità non manca. Come sottolinea il professor Severino Salvemini, seduto in prima fila, di persona lo si nota subito – di certo prima che in video (voleva essere un complimento, deve essergli uscito male – e infatti Giorgino diventa paonazzo). Tra un articolo e l’altro il giornalista esprime anche parte della propria visione del Paese e della professione. Qualche esempio? “In Italia la censura non esiste“, “non c’è nessun problema di democrazia, semmai manca consapevolezza nei lettori”. Insomma, “oggi bluffare è impossibile“. E poi se qualcuno volesse manipolare la realtà non sarebbe certo Giorgino, che dichiara di aver fatto della “ricerca dell’equilibrio” la sua cifra professionale.

Qualcuno nel pubblico, tuttavia, non sembra convinto di questa rassicurante Weltanschauung. Un ragazzo prende il microfono e inizia a leggere la lettera di Maria Luisa Busi al direttore Augusto Minzolini: “Oggi l’informazione del Tg1 è un’informazione parziale e di parte. Dov’è il Paese reale?” Giorgino non fa una piega: “Quello della Busi è un parere personale, che rispetto ma non condivido. Io sto con la RAI”. Un anziano signore che mi siede accanto si gira verso un amico e commenta: “ma quella della Busi è un’opinione o un fatto?”

Io attendo il giornalista al varco con un pugno di domande, che vanno dal ddl intercettazioni ai servizi sulle spasmodiche ricerche del coccodrillo nel lago di Falciano, dai giudizi di Maurizio Mannoni sul senso della locuzione “stare con la RAI” a quelli di Giulio Borrelli, che da interno scrive, nel suo recente libro “Le mani sul Tg1”,

Quello che non si avverte è una temperie redazionale in grado di affermare, pur con limiti e contraddizioni, i valori professionali della correttezza e dell’autonomia.

Senza menzionare le bordate contro gli editoriali del “direttorissimo”:

E’ vero. Anche altri hanno fatto editoriali. C’è da dire, però, che Riotta, e non solo lui, hanno scelto una vasta gamma di argomenti per esprimere le proprie opinioni. Augusto, con tempismo, compare sempre per difendere il governo di centrodestra e sostenere le tesi berlusconiane.

Insomma, sarebbe stato divertente vedere la reazione di Giorgino, colui-che-ricerca-l’equilibrio, a queste parole. Invece il tempo passa, e dall’organizzazione scopro che il giornalista appena finito l’incontro deve scappare, il treno è già prenotato e non ci sarà tempo per l’intervista. Io tuttavia non demordo, e decido almeno di prendere il microfono e rivolgergli una domanda in pubblico.

Quando arriva il mio turno nomino il servizio in cui il Tg1 invita gli spettatori a “dimagrire in fretta” e le campane iniziano a mandare un rumore assordante. “Deve essere un segno”, commenta Giorgino. Quando il rumore inizia a scemare gli faccio notare come in quel pezzo non venisse menzionata la fonte scientifica di quanto detto e, soprattutto, che il messaggio della ricerca statunitense fosse stato gravemente travisato, dato che riguarda il trattamento dell’obesità, e non soggetti sani ma con un po’ di pancetta da eliminare per la “prova costume”. Argomento che legittimare – e in nome della scienza –  l’idea di intraprendere una dieta repentina e condotta di testa propria sia pericoloso, perché è il tipo di attitudine che sta all’origine di disturbi anche gravi del comportamento alimentare. Faccio notare a Giorgino – che nel frattempo ha assunto una espressione marmorea, distante – che i senatori Pancho Pardi e Felice Belisario hanno addirittura deciso di verificare se un servizio simile sia compatibile con i criteri minimi del servizio pubblico, e se non fosse necessaria una rettifica (Giorgino annuisce, come a dire: “facciano pure, che cambia?”).

Le campane stanno ancora mandando una eco nella piazza dei Martiri quando Giorgino prende la parola e, impassibile, dice: “Non ricordo quel servizio“. Prima di iniziare a snocciolare tutte le edizioni del Tg1 che vanno in onda nel corso di una giornata. A contare il numero di servizi per ogni edizione. A sommare, moltiplicare. E ottenere un computo totale mensile di circa duemila servizi. Conclusione: “vede, se su oltre duemila servizi uno ne esce male, che c’è di strano?

A quel punto vorrei chiedergli altre centomila cose, tra cui alcune che riguardano la sua coscienza e la qualità del suo sonno notturno. Ma il tempo è scaduto e, come si sa, the show must go on“. E poi il taxi aspetta. Il treno aspetta. Il Tg1 aspetta. Così come in molti, forse moltissimi – di duecentomila sono sicuro, negli altri non resta che sperare – aspettano che il servizio pubblico torni ad essere qualcosa per cui non essere costretti a risposte imbarazzanti.

7 pensieri su “Giorgino, il Tg1 e la ricerca dell’equilibrio nel servizio pubblico.

  1. Giorgino è uno degli esempi più imbarazzanti del (non) giornalismo italiano. Uno dei tanti che si è trovato in rai per “botte” e marchette e per qualche conoscenza specifica…un uomo che dovrebbe vergognarsi di esistere e che invece continua, con faccia bronzea, a non nascondersi dentro una caverna! Solo in Italia c’è spazio per uno come lui; questo è certo…

  2. L’assurdita’ della situazione italiana e’ data dal fatto che, in questo Paese, a uno come Giorgino – che fuori dall’Italia non sarebbe in grado di lavorare in un edifico che ospita un telegiornale, se non come impiegato di una ditta incaricata per fare le pulizie – venga concesso non solo di spargere veleno spacciando quotidianamente propaganda dal video, ma anche di insegnare all’universita’!

    Se non fosse un argomento serio mi verrebbe da ridere e, invece, ci sarebbero molti motivi per piangere!

    Come giornalista “vero” e come autore dell’unico testo universitario completo sul giornalismo televisivo in italiano, invito chiunque sia interessato ad imparare questo strano, particolare ed importante mestiere – perche’ una democrazia non puo’ esistere senza una stampa indipendente (e, infatti, l’Italia odierna assomiglia molto di piu’ ad una specie di “caudillato” piuttosto che ad una democrazia) – di cercare figure di riferimento migliori, che possano insegnargli a fare questo mestiere rispettando i principi etici e in nome dei cittadini e non come Giorgino e co., per favorire gli interessi dei loro sponsor politici.

  3. Di nulla 😉

    A proposito di Giorgino, l’avere un fratello vice-presidente della provincia BAT nonché sindaco di capoluogo quota PdL può garantire comunque l’imparzialità cara al c.d. “direttorissimo”?

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