I “bamboccioni” che non studiano e non lavorano? Sono due milioni. Anzi sette. Anzi, è tutta una bufala.

Bamboccioni” o no, è il caos sui dati contenuti nel rapporto dell’Istat riportati oggi da tutta la stampa italiana e riguardanti il fenomeno dei giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano, non lavorano e non fanno formazione (Neet: No Education, Employment, Training).

La versione “ufficiale”, quella raccontata ieri in Parlamento dal presidente dell’Istat Enrico Giovannini, parla di due milioni di ragazzi che, come titola (poco felicemente) La Stampa di oggi a p. 10, sono “a spasso“. A leggere la prima pagina del Corriere della Sera, allora, c’è da saltare sulla sedia:

L’Italia ha il più alto numero, in Europa, di “bamboccioni”. Ragazzi che non lavorano e non studiano: sono 7 milioni.

E da dove vengono quei 5 milioni in più? Lo spiega lo stesso Corriere, che a p. 20 implicitamente rettifica:

[…] i 18-34enni che vivono con i genitori sono passati dal 49% del 1983 al 58,6% del 2009. Sono circa 7 milioni […].

I due milioni di Neet diventano sette sulla prima pagina del Corriere

Insomma, “oltre due milioni di giovani nel 2009 non hanno né lavorato né studiato”. Ma come, non erano sette?

Libero parla di “giovani svogliati, non competitivi, creativi solo a chiacchiere” – che restano, comunque, due milioni. Non così secondo Il Giornale, che titola a tutta pagina (9):

La bufala dei 2 milioni di bamboccioni. Il rapporto Istat strumentalizzato: si enfatizza il numero di quelli che “non studiano e non lavorano”. Un dato che non tiene conto di distorsioni statistiche e sommerso. Ma la disoccupazione in realtà è bassa.

Guai a confondere i dati sull’occupazione giovanile con quelli sulla disoccupazione giovanile, argomenta Claudio Borghi, dato che solo chi cerca attivamente lavoro ma non lo trova rientra nella seconda categoria, quella “sempre indice di disagio”. Secondo Borghi, infatti, la prima include al più “situazioni che, magari non saranno ottimali, ma non sono certo indici di dramma“; del resto “non va dimenticato che spesso dietro un giovane che, visti i tempi duri, si rifugia a casa aspettando tempi migliori c’è uno stipendio o una pensione dei genitori garantita dalla tutela senza pari del lavoro dipendente e della previdenza pubblica”. Consolante che ora il governo stia prendendo di mira anche quelli: così i “bamboccioni” saranno costretti a mettere il becco fuori da Facebook, che causa depressione, solitudine e rende tanto cattivi. Oltre a essere tra le “cause” della sifilide, certo.

In conclusione: meglio due milioni di giovani che non cercano lavoro perché non hanno speranza di trovarlo, che due milioni di giovani che lo cercano ma non lo trovano. Chissà se Borghi ha mai sentito parlare di rassegnazione. Io, dopo una simile rassegna stampa, non sento altro.

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5 pensieri su “I “bamboccioni” che non studiano e non lavorano? Sono due milioni. Anzi sette. Anzi, è tutta una bufala.

  1. La gravita’ sta nel fatto che litighano sui numeri anche di fronte alla realta’, questi sono negazionisti, la peggior specie di persone che il mondo abbia partorito. Il paese va a puttane (e purtroppo non in senso letterale) e loro litigano “no sono 2”, “no sono 7” “no la disoccupazione non esiste (e’ un invenzione dei comunisti, 🙂 )”
    La disoccupazione e’ un problema che risolveranno meglio quelli di destra o quelli di sinistra?
    Abbassare il debito pubblico e’ un problema che risolveranno meglio quelli di destra o di sinistra?
    L’investimento in ricerca e quindi competitivita’ futura del nostro paese sara’ meglio gestita da destra o da sinistra?
    Risposta errata!
    Si continua a parlare di destra e di sinistra ma qua’ ancora nessuno ha capito che la soluzione di questi problemi non fa parte della sinistra o della destra, fa parte della struttura stessa dello stato, finche’ non si svegliera’ qualcuno e mettera’ da parte questa vecchia ideologia di destra e sinistra – che sembra piu’ una lotta tra bene e male, tra jedi e sith e che logora il paese da anni – e iniziera’ a lavorare per il bene del paese non andremo da nessuna parte.

  2. forse la contraddizione tra i due dati (2 e 7 milioni) è solo apparente. il corriere potrebbe aver fatto confusione tra tasso di partecipazione e tasso di disoccupazione, due cose ben diverse. il tasso di disoccupazione è il rapporto tra persone in cerca di occupazione (i disoccupati) e la forza lavoro; il tasso di partecipazione è il rapporto tra forza lavoro (la popolazione attiva, coloro che cercano lavoro (i disoccupati) o già ce l’hanno (gli occupati)) e popolazione in età lavorativa (coloro che per legge possono lavorare)

  3. io mi stupisco di come riescano a bisticciare riguardo dei numeri di fronte ad una vera e propria realtà…
    evidentemente i numeri sono meno impegnativi.

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