“Possiamo sempre fare qualcosa”. In memoria di Giovanni Falcone.

Sono trascorsi diciotto anni dalla strage che il 23 maggio 1992 uccise, insieme alla moglie e alla scorta, Giovanni Falcone. Voglio ricordarlo con le parole che Marcelle Padovani dedica al magistrato come nota introduttiva all’edizione del 1995 di Cose di Cosa Nostra:

“Non avrebbe voluto diventare un eroe, Giovanni Falcone. Perché era convinto che uno Stato tecnicamente attrezzato e politicamente impegnato potesse sconfiggere il crimine organizzato facendo a meno di tanti sacrifici individuali.

Per Falcone, la responsabilità collettiva di un ufficio specializzato, di un’istituzione locale, di una Procura nazionale, avrebbe dovuto cancellare le singole personalità, le singole reponsabilità e dunque la vulnerabilità dei singoli operatori dell’Antimafia: “Quando esistono gli organismi collettivi,” diceva “quando la lotta non è concentrata o simboleggiata da una sola persona, allora la mafia pensa due volte prima di uccidere.” Non avrebbe dunque, Falcone, voluto diventare un eroe. “Vale la pena”, gli avevo chiesto durante un’intervista televisiva del gennaio 1988, “vale la pena rischiare la propria vita per questo Stato?” E lui rispose, un po’ sconcertato: “Che io sappia, c’è soltanto questo Stato, o più precisamente questa società di cui lo Stato è espressione”. Non eroe per vocazione, ma servitore dello Stato: questo era il giudice Falcone.

Era anche – per essere esatti: per questo motivo era – un uomo appassionato di conoscenza, curioso, preciso, pignolo, pragmatico, ossessivamente rigoroso nel rispetto delle forme, sempre alla ricerca di un indizio, di un’informazione, di una verifica, di una prova. Quando interrogava un mafioso, ciò avveniva soltanto dopo aver sgomberato la mente da ogni pregiudizio, da ogni preconcetto, da ogni giudizio ideologico. Mandò un ufficiale della Guardia di Finanza per verificare se nella tale piazzetta a San Paolo in Brasile ci fosse, all’inizio degli anni Ottanta, quel banco di ferro dinanzi a quella falegnameria di cui Tommaso Buscetta aveva parlato nelle sue confessioni. Non per amore del dettaglio accessorio, ma per accertare l’attendibilità dell’insieme della testimonianza dell’ormai celebre “pentito”. In un paese dove troppo spesso ci si accontenta di approssimazioni, di valutazioni, di finti sondaggi, di cifre non verificate, lui si distingueva – e si distingue ancora – per un rigore quasi matematico nella ricerca della verità. Anche per questo, dunque, Falcone fu un grande servitore dello Stato. Un servitore dello Stato che metteva lucidamente in conto anche il sacrifico della propria vita.”

Un sacrificio che c’è stato, e che tuttavia non ci priva della speranza che la sua battaglia possa un giorno essere vinta. Per questo alla memoria della figura umana e professionale di Giovanni Falcone non può che unirsi una massima che, secondo il giudice, “andrebbe scolpita sullo scranno di ogni magistrato e di ogni poliziotto” (p. 153): possiamo fare sempre qualcosa.

Parole che, se davvero abbiamo a cuore il lavoro di Falcone e di quanti hanno sacrificato la propria vita per sconfiggere la mafia, dovremmo fare nostre anche da semplici cittadini – non solo in occasione delle ricorrenze, ma ogni giorno.

6 pensieri su ““Possiamo sempre fare qualcosa”. In memoria di Giovanni Falcone.

  1. Purtroppo da quel bruttissimo anno è passato tanto, troppo, tempo. le cose non sono certo cambiate, anzi peggiorate. la criminalità è riuscita a trovare nuovi ed alti referenti politici e tutto è peggiorato. anzi, il potere centrale se lo è conquistato con l’inerzia di chi doveva (CON OGNI MEZZO) contrastarlo.ormai non c’è più niente da fare per questo Paese: soltanto uno scatto d’orgoglio potrà risollevarlo. Ma poi penso: da parte di chi e soprattutto per chi? per chi parcheggia la macchina suol posto per gli invalidi? per chi fa finta di niente e salta la fila? per chi esporta i capitali all’estero? per chi fa finta di essere un imprenditore ed in realtà è un farabutto? per tanti altri simili? o soltanto per me? non so darmi una risposta.

  2. Pingback: 23 Maggio 1992 « Twilight of my Country

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  4. il lato positivo dei nostri tempi è che gli esplosivi non si usano +…

    non c’è più nessuno da far saltare in aria… hanno vinto loro… e questo no so quanto sia positivo…

    • Hai ragione gli esplosivi non si usano più ma se a qulcuo salta in mente di usarli per liberarsi di chi ritiene colpevole di tutti i mali italiani si ricordi che adesso si usa il plutonio in piccole dosi.
      Fatevene una ragione

  5. Pingback: Caro “Sindaco” Prof Gaspare Portobello Mafia o Antimafia? « Pinociampolillo's Blog

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