Caro Santoro, è l’umiltà a fare grandi gli uomini.

Sulla questione Santoro non mi addentro nelle polemiche di natura economica o in quelle riguardanti il rapporto tra il giornalista e la RAI: non avendo mai lavorato per il servizio pubblico (e non avendo mai avuto un contratto) su questi temi non sono “persona informata dei fatti”, e dunque non mi arrischio. Tuttavia i diciotto minuti di monologo di ieri sera non mi sono piaciuti. Non tanto (o non solo) per il fatto che si tratterebbe di “uso privato del servizio pubblico”, e nemmeno per la deriva populista che si potrebbe leggere, a essere pignoli, in chi dichiara che “gli unici ad avere sicuramente ragione sono gli spettatori”.

Quello che non mi è piaciuto è la mancanza di umiltà rivelata dal giornalista. Che non esita a vantare una superiorità morale rispetto ai colleghi (Bruno Vespa, i direttori di Corriere della Sera, Repubblica e Stampa, Sergio Zavoli). Che se la prende con “quei miserabili, quei cialtroni del PD” che hanno osato criticarlo. Che si erge a depositario unico della trasparenza finanziaria (“Sono l’unico di cui si conoscono i guadagni“) e di un “tasso di libertà”, di “spregiudicatezza”, di “capacità di critica” tali da fare del suo programma “un elemento fondamentale del servizio pubblico” (che non dovrebbe invece investire su trasmissioni “meno nobili” di Annozero). E che lo porta ad autodefinirsi come un moderno “generale Custer“, “con gli indiani che gli sparano da tutte le parti e i nostri che gli sparano prima degli indiani”.

Ecco, trovo che qualità fondamentale dei grandi uomini sia lasciare che siano gli altri a produrre questi giudizi su di sé. Certo, Santoro aveva dei sassolini (o dei macigni) da togliersi dalle scarpe, ma – a mio modesto parere – questo non giustifica i toni di ieri sera. Specie in un paese che vive di martiri ed eroi, e che preferisce smettere di ragionare per indossare un elmetto – e un paraocchi – Santoro avrebbe avuto il dovere di evitare di alimentare le fiamme dell’eroismo. Insomma, dalla “perla del servizio pubblico” pretendiamo semmai più umiltà di quanta – poca – se ne riscontra nei suoi partigiani. Quella sì che sarebbe stata una lezione di giornalismo e di civiltà per tutti gli italiani, spettatori di Annozero o meno. Sempre che ai maestri, oggi, non sia richiesta anche l’abilità di definirsi tali.

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18 pensieri su “Caro Santoro, è l’umiltà a fare grandi gli uomini.

  1. Diciamo che dopo un Santoro un po’ “molle” nelle ultime puntate, la sua grinta di ieri sera mancava un po’. In televisione c’è un vuoto. Non c’è più chi dice veramente quello che pensa e ieri sera Santoro lo ha fatto dopo che tanti sui giornali hanno parlato di lui. Era dovuto specie per il suo pubblico che in gran parte lo ha criticato.

  2. Bersi il cervello di prima mattina non fa bene, Fabio.
    Qua ci stiamo riempiendo la bocca di parole senza senso.
    Santoro, nei suoi 18 minuti di monologo, non ha fatto uso personale del servizio pubblico: ha raccontato, ATTRAVERSO LE PROPRIE VICENDE, il dramma che stanno vivendo quelli che vogliono fare bene il proprio lavoro di informazione all’interno della RAI: ci riguarda tutti. Che poi siano rimasti in pochissimi, e che AnnoZero ne rappresenti la punta di diamante, non è colpa di Santoro.
    Dai, è inconcepibile dire che Santoro non debba comportarsi da superiore con gli altri come Vespa o come Minzolini. È come dire che un De Gasperi, fosse vivo, non dovesse sentirsi un po’ meglio di un Renzo Bossi!
    È per la tutela stessa del giornalismo e della libertà di stampa che Santoro ha dovuto, e ripeto DOVUTO, fare questo discorso, prendere le distanze, difendersi.

  3. Ah sì? E non pensi avrebbe tutelato di più il giornalismo e la libertà di stampa continuando semplicemente a fare il proprio lavoro a testa bassa, come ha fatto fino a oggi? Sai quante persone in Italia lavorano tutti i giorni nonostante le pressioni, nonostante le vessazioni, nonostante non prendano una lira o non abbiano un contratto dignitoso? No, esistono soltanto Santoro e Minzolini: l’eroe e il servo. Tutto quello che sta nel mezzo non ha valore. Vedi, le tue parole non fanno che convincermi che “bersi il cervello di prima mattina” sia salutare. Soprattutto se la parola “umiltà” diventa “senza senso”.

    Insomma, come diceva Travaglio ieri: è terribile, “lo pagavano per non lavorare”. Povero Santoro. E noi che tutti i giorni lavoriamo, non abbiamo venti minuti in prima serata per sfogarci e soprattutto nessuno ci paga? Sarebbe il caso di liberarsi dei maestri che scambiano la propria autobiografia per quella della nazione. Di soggetti simili ce n’è già uno: si chiama Silvio Berlusconi. Può bastare.

  4. Fabio, lei dimentica, mi sembra, che Santoro aveva dichiarato quanto segue: Avrei preferito che non se ne parlasse se non a firma avvenuta. Io stesso rendero’ pubblico il mio punto di vista a firma avvenuta.
    Quanto è accaduto in seguito, con la mediatizzazione spinta di questa vicenda, le pubbliche richieste di chiarimenti, gli attacchi sui quotidiani, l’ha costretto ad un’inversione di rotta. Che personalmente ho apprezzato per la chiarezza e per la capacità di parlare senza peli sulla lingua. Il panorama italiano è cambiato: ci sono direttori della rete pubblica che regolarmente fanno un uso privato o partitico della stessa, ci sono televisioni ormai relegate al ruolo di spazio pubblicitario del potere in carica, e a causa dei dibattiti infiniti su cosucce come la legge bavaglio (per non citare che l’ultima) il confine tra pubblico e privato si sta assottigliando sempre più.
    Santoro, che è un bravo giornalista, non ha fatto che cogliere il momento e collocarsi nel flusso. Con un discorso di pubblico chiarimento.

  5. apparte aver aggiustato un pò il tiro rispetto alle tue prime dichiarazioni di ieri sera, non penso che Santoro si sia mai definito “maestro”, se si è arrabbiato col PD perché il PD si è tanto sciacquato la bocca ma quando stavano al Governo come ha detto lui l’editto bulgaro nemmeno l’hanno tolto anzi per loro era solo un peso, poi tutti parlano e lui non può parlare ? Chiusi ma cosa ti spinge realmente ad andare contro Santoro ? se poi non hai un contratto da giornalista e ti pagano a collaborazione forse dovresti impegnarti di più e fare più inchieste invece di prendere solo quello che cacciano TV e Giornali insieme, su forza un pò d’impegno e tra 30 anni avrai anche tu il tuo programma su Rai2 e potrai fare uso del servizio pubblico (se esisterà ancora).

  6. Caro Ippolito, uno dei vantaggi di non avere alcun contratto è quello di fare quello che si vuole. Peccato che per condurre inchieste servano molti più soldi e tempo che per stare qui a commentare con te quello che riportano gli altri. Io intanto faccio questo, dovendo arrivare a fine mese. Per quanto riguarda il “po’ d’impegno” per arrivare “tra 30 anni” ad avere il mio programma su Rai2, direi che te lo cedo volentieri.

  7. mioddio, ma avete così tanto bisogno di avere qualcuno che vi dica cosa pensare? Non esiste il poter criticare una persona anche se la si stima? No, QUALSIASI cosa facciano o dicano a seconda Santoro, Travaglio o Grillo e’ verita’ incontestabile e indiscutibile. E se li si critica si e’ o invidiosi o servi prezzolati. Il problema non sono certo santoro, travaglio e grillo, che fanno il loro lavoro, il problema sono i loro seguaci acritici e lobotomizzati, esattamente l’altra faccia del berlusconismo idiota; che tristezza.

  8. E io DISQUOTO. Scusate, ma non ne posso più di questo luogo comune del “seguace acritico e lobotomizzato, altra faccia del berlusconismo.”
    Lo trovo uno scorretto espediente dialettico. Un modo per banalizzare l’interlocutore, e non dover fare la fatica di smontare le sue argomentazioni. “Vi piace vincere facile eh?”(Cit)

    Tornando in topic, non ho apprezzato questo articolo del Nichilista. Non perchè sia in disaccordo o meno cone le tesi riportate, ma perchè ho la sensazione che si accodi ad una a mio parere sbaglaita trattazione della notizia da parte della stampa.

    Trovo ci sia fuori luogo concentrarsi sulla figura di Santoro, non è questa la vera notizia, quella importante. La notizia non è che Santoro lascia la Rai con una buonuscità di dieci milioni di euro, la notizia è che a settembre NON CI SARA’ una nuova stagione di anno zero!
    Ma chi se ne frega se Santoro molla perchè il Berlusca gli ha allungato qualche milionicino di euro sottobanco, o se l’ha fatto perchè mobbizzato o perchè ha deciso di diventare monaco tibetano!? Ma chi se ne frega dell’UOMO Santoro e delle motivazioni dietro la sua decisione personale!?

    Quello che me ne frega, e molto, sono le conseguenze della sua scelta. Si è perso uno degli spazi fondamentali per il pluralismo.
    E questo perchè i vertici Rai non considerano – a prescindere dai dati di ascolto – di dover dare una voce ad un amplissimo movimento di opinione che, sia pure con distinguo e distinzioni, si riconosceva in Anno Zero.

    Per me l’assurdo di questa vicenda non è che Anno Zero debba chiudere. L’assurdo è che una trasmissione con sei milioni -SEI MILIONI, il 10% della popolazione Italiana – di spettatori sia potuta andare avanti per quattro anni solo perhcè protetta da una SENTENZA!

  9. Mi è sembrato allucinante l’intervento di Santoro di ieri per I motivi che hai già spiegato e perché per tutti quei minuti è mancato il CONTRADDITTORIO, tema dominante di diverse puntate di Annozero.
    Poi come sarebbe a dire che non gliene frega niente dei giornali?
    Come si è permesso di usare la televisione pubblica per parlare della sua liquidazione?
    Caro “Cattivo” non sei affatto tornato al topic. Ciò che tu scrivi non è stato affrontato nell’articolo originale. Poi cosa vuol dire che :” si accodi ad una a mio parere sbaglaita trattazione della notizia da parte della stampa”? Il punto di vista di Fabio mi è sembrato originale e intelligente. Non ho trovato un’intuizione simile alla sua in nessun altro articolo sull’argomento.

  10. Reazioni aggressive le ho suscitate anche io quando, qualche settimana fa, mi ero permesso di criticare alcuni atteggiamenti di Travaglio e Padellaro in una recente conferenza a Londra. Credo che quando alcuni professionisti dell’informazione diventano delle piccole celebrita’, o delle quasi-pop-star, l’egocentrismo comincia a emergere. In questi casi, la critica serve a mettere in evidenza alcuni punti, vagliare, testare cio’ che si e’ detto, valutare. Di certo non significa ne’ andare contro ne’ demolire. In fondo, credo che il ruolo dei ‘maestri’ – compresi quelli che si autoproclamano piu’ o meno esplicitamente come tali – sia la formazione di allievi eventualmente in grado di superarli.
    D’altra parte, nel (lungo) monologo di Santoro ci sono altre cose che hanno colpito la mia attenzione. Mettere la museruola a un autore televisivo che alza (notevolmente) lo share di ascolti e’ una manovra talmente controintuitiva da risultare addirittura paradossale. Qui’ non si parla di etica o politica, ma di semplice strategia aziendale. Come si fa a cacciare un autore amato e seguito dai telespettatori e continuare a strapagare presentatori di programmi in crisi? In questo caso, Santoro non stava parlando solo di se stesso, ma di tutta una categoria di professionisti che fanno il loro lavoro. In quanto tali, cioe’ in quanto ‘professionisti che fanno il loro lavoro’, questi ultimi sono senza dubbio migliori di molti altri, il cui lavoro sembra sia diventato quello di non fare il loro lavoro.
    Non sempre l’umilta’ e’ un pregio. A volte e’ quasi da stupidi. In certi momenti, l’umilta’ deve essere lasciata da parte e avere il coraggio di alzare la testa, puntare il dito e dire: ‘Io lavoro, voi no!’.
    L’exploit di Santoro (che, lo ammetto, in certi punti ho trovato un po’, come dire?, volgaruccio) sarebbe ancora piu’ pretenzioso di quello che gia’ e’ stato qualora divenisse un manifesto pro-Santoro, o il sipario che chiude una carriera da autore e apre la strada alla santificazione post-mediatica del ‘personaggio’ San Santoro. Bisogna prenderlo e rimetterlo con i piedi per terra, anzi ricondurlo a livello terra-terra: quell’exploit e’ l’esemplificazione di cio’ che accade in Italia, dove chi non lavora viene pagato e chi lavora (ed e’ seguito, porta soldi nelle casse dell’azienda, eccetera eccetera) viene messo da parte.
    Per la produzione e diffusione di simili ‘esemplificazioni’, l’umilta’ e’ una virtu’ non richiesta. La classe, ahime’, pero’…

  11. E poi scusi, Chiusi (che fa pure rima).
    Lei parla di “deriva populista”, ma quello che Santoro dice è che sono gli spettatori a dovere e poter decidere, sulla base dei programmi che produrrà, se ha fatto bene ad andarsene. Fatico a vedere la deriva di cui lei parla.
    Quanto alla mancanza di umiltà, i giornalisti (fra cui lei) non sono certo gli umili della Bibbia, altrimenti non prenderebbero la parola in pubblico, non esporrebbero il loro punto di vista e preferirebbero fare “come il giglio dei campi”. L’umiltà che si richiede ad un giornalista è altro, per esempio quella di riconoscere un errore, come la Valigia blu domanda da tempo a Minzolini a proposito del “Mills assolto”. Inoltre non mi sembra che Santoro vanti alcuna superiorità morale: di Zavoli, che lei cita tra i presunti inferiori, esplicitamente riconosce i meriti (oltre a chiamarlo “maestro”). Quanto a Vespa scusi tanto ma sono la prima a pensare che moralmente tra lui e Santoro ce ne corre.
    Non chiama nemmeno “cialtroni” tutti quello del Pd. Parla di alcuni, di certi, che sono cialtroni, opinione legittima che lei semplifica indebitamente.
    Il “meno nobili” ha fatto arricciare il naso anche a me, ma poi ho pensato a Paragone e il naso è tornato bello liscio.

  12. “Caro “Cattivo” non sei affatto tornato al topic.”

    cara Marta, stai criticando la persona sbagliata. il post che tu stavi criticando è stato scritto da Giacomo Bandini, non da me.

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