VIODIO: “non è istigazione, è catarsi”.

Sono quasi 27 mila in pochi giorni a sentire il bisogno di riappropriarsi del diritto di odiare. E che hanno deciso di iscriversi alla pagina Facebook VIODIO, controparte dell’omonimo Tumblr.

Non è istigazione, è catarsi“, dice il creatore della pagina:

VIODIO è un progetto nato da un bisogno di una valvola di sfogo per tutte le rabbie represse che ci troviamo ad affrontare ogni giorno. Intende dare la possibilità di gridare quello che vi sta sulle balle, che vi fa incazzare.
Non è uno strumento per l’istigazione all’odio, ma è piuttosto un processo catartico per riportare un po’ più di pace in voi stessi.

E così ciascuno è libero di suggerire qualcosa da odiare: ne uscirà un bel riquadro nero con scritta bianca.

La politica non può mancare:

Anche se il primo posto spetta ad altro:

Chissà se anche questo sarà definito parte di quel “clima d’odio” che “influenza le menti labili” di cui si è tanto discusso. O se l’amore vincerà anche su questo.

La mia analisi per l’Espresso:

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5 pensieri su “VIODIO: “non è istigazione, è catarsi”.

  1. Nella nuova era mediatica, la seconda era mediatica, come alcuni scrittori, prevedendola, l’avevano descritta, tra i vari e molteplici spasmi di decadenza di cultura, paradossalmente, e di vita pubblica, alla mercè di tutti, finalmente prende il volo un minimo di attività della materia grigia. “VI ODIO” è un progetto che offre non solo una valvola di sfogo a tutti quelli che si prendano la briga di segnalare una frustrazione al ragazzo che la amministra, questo progetto offre anche voce in capitolo su parecchie argomentazioni, anche delicatissime, che vengono trattate nella quotidianeità di tutti: Sono state segnalate allusioni alla politica italiana, al costume e persino al gusto pubblico di tutti, una satira dal gusto antico, che, come possiamo verificare dal numero crescente dei fan, e delle richieste di nuove pubblicazioni all’amministratore stesso.

    Insomma, “VI ODIO” è un microfono in grado di dar voce ad ogni bocca disposta a decantare le proprie lamentele al popolo mediatico, non c’è da meravigliarsi se la crescita di utenti e accaniti frequentatori sia in continua crescita, da chiedersi, invece, se tutto questo libertinaggio e questa libertà, una volta toccati i picchi maggiori, un numero davvero consistente di fan, magari, non trovi troppe attenzioni sgradevoli su di sè. Speriamo di non vedere una bella idea bloccata sul nascere. Buona fortuna ragazzi.

  2. Com’è che c’è tutta questa catarsi digitale, ti odio Capzzone, ti odio Berlusconi, ti odio carta igienica(pensa tu quanto la debba odiare Milena Gabanelli: cfr. http://www.ilpost.it ad aprile!)e, poi, tutto questo odio dove va a finire? Che risultato ottiene? Lunedì sera era a quota 30mila? Ma guarda…E poi i treni, poverino da Verona Treviso ci ha messo sette ore…abbiamo dei treni in Culavria che se devi andare dalla costa jonica a Paola, per prendere un treno piùdecente per andare al Nord, è meglio che ci vai a nuoto! Sapesse, Coletti, quanto ci mettevo negli anni in cui potevo permettermi di prenderlo il treno per andare dalla Calabria del nord a Torino, partivo alle 13.30 e arrivavo, se tutto andava eccezionalmente bene, alle 9 del giorno dopo.

  3. Alain, un “Fabio Chiusi ti odio” o “Gabriele Coletti ti odio” sarebbe stato più divertente – e ugualmente liberatorio. Il punto è tutto qui.

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