Caro Vendola, siamo sicuri che il federalismo sia una “truffa” ai danni del Sud?

In una intervista concessa ieri a Il Riformista Nichi Vendola ha affermato che il federalismo sia una “truffa” ai danni del Sud: “Si giustifica lo spostamento di soldi verso il nord fondandosi esclusivamente sull’argomento che il Sud è sprecone. In questa maniera, ogni giorno viene praticato uno scippo nei nostri confronti“. 

Due le ipotesi principali del governatore della Puglia: 

1. “il Sud non è sprecone”

2. “il federalismo è un pacco che danneggia solo il Mezzogiorno”.

Del resto, e questo è l’assunto di base del ragionamento, “i dati e le indagini che vengono presentate per giustificare i tagli di risorse sono inventati o truccati” (dalla “lobby nordista” di cui parla nell’intervista, deduco).

Dato che ultimamente ho letto con molto interesse le analisi di Luca Ricolfi contenute ne Il Sacco del Nord e Illusioni Italiche, mi sento in dovere di porre a Vendola qualche domanda. Tutte le variabili menzionate fanno riferimento alla contabilità liberale elaborata dal sociologo, e sono rigorosamente definite all’interno di tale modello (per i dettagli rimando ai libri in questione). 

1. Se il Sud “non è sprecone” come mai la spesa pro capite del Sud è del 13% più alta di quella del Nord, mentre i servizi pro capite prestati – nonostante la maggiore spesa – sono inferiori di quasi il 30%“? (SN, p. 77).

2. Sempre se il Sud “non è sprecone”, come spiega la conclusione di Ricolfi secondo cui “il tasso medio di spreco è prossimo a zero in Lombardia (2,8%), è molto basso (sotto il 15%) in tutto il Nord eccetto la Liguria e poi sale piuttosto regolarmente scendendo da Nord a Sud, fino ad attestarsi vicino al 50% in Sicilia, Calabria Basilicata e Sardegna” (SN, p. 75)?

3.  Se il federalismo “danneggia solo il Mezzogiorno”, che ne dice dei 274 milioni di euro addizionali che finirebbero nelle casse della sua Puglia se i decreti attuativi del federalismo fiscale prendessero come unità di misura la spesa sanitaria della Toscana? (II, p. 117) Più in generale, quali dati può opporre alla conclusione di Ricolfi secondo cui “la credenza che il federalismo porrà un argine al fiume di denaro che inonda il Sud non sta in piedi semplicemente perché non è vero il suo presupposto, ossia che il Sud riceva molto di più del Nord” (II, p. 115)?

4. Pensa che la solidarietà dei territori “forti” nei confronti di quelli “deboli” debba essere incondizionata? Mi spiego meglio: pensa che sia giusto che regioni come Lombardia, Veneto e Emilia-Romagna trasferiscano ogni anno rispettivamente 24,9, 8,8, e  8 miliardi di euro del loro attivo alle regioni meno parsimoniose (e non si parla di tutte e sole le regioni del Sud, come lei saprà)? Giusto che i 20 miliardi di euro pagati dalle sette regioni che evadono il fisco meno della media finiscano per finanziare per 17,9 miliardi tutte e otto le regioni del Mezzogiorno, in cui i tassi di evasione sono invece il doppio della media? Sa che il fatto che in Calabria il tasso di evasione fiscale sia dell’85,3% contribuisce a fare sì che sugli imprenditori onestitutti – gravi una pressione fiscale di 10 punti più alta rispetto a quella calcolata dalle statistiche ufficiali, con picchi in Lombardia del 55,2% di pressione fiscale sul settore market? 

5. Da ultimo, converrà certo con l’invito metodologico con cui Ricolfi apre Illusioni Italiche: quando si parli di argomenti delicati come il federalismo, abbiamo la responsabilità di porre fine alla “strana libertà di cui, oggi, godono le credenze empiriche” (p. 4) e cioè quella di sottrarsi alla prova dei fatti. Le sembra responsabile dichiarare che “i dati e le indagini che vengono presentate per giustificare i tagli di risorse sono inventati o truccati“? Quali prove o argomenti può portare a supporto di questa sua affermazione, e quali dati e prove può portare a supporto delle credenze empiriche da lei espresse?

Attendo con fiducia una risposta degna di un (probabile) futuro leader.

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7 pensieri su “Caro Vendola, siamo sicuri che il federalismo sia una “truffa” ai danni del Sud?

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  2. Premessa: quando un politico fa delle dichiarazioni, di solito è per motivi di “marketing”. In questo caso direi che Vendola ha un po’ scopiazzato le tecniche della Lega che in effetti si sono rivelate efficaci. Il messaggio che grosso modo traspare da alcuni messaggi della Lega è che si può far star meglio il nord togliendo (o dando meno) al sud, e questo al nord rende. Vendola lancia un messaggio opposto e può spingere gente del sud a dargli fiducia.
    Premesso questo, e quindi che non ha molto senso entrare nel merito di certe dichiarazioni, ci sono un po’ di cose che mi hanno colpito e vorrei condividere.
    Innanzitutto mi stupisce (in realtà no, è cosa piuttosto comune, ma non dovrebbe esserlo!) come vengono rigirate certe dichiarazioni sia nell’articolo de “Il Riformista”, sia, di conseguenza, in questo! Immagino che a Vendola possa anche andar bene che si dica che ha detto certe cose, ma se uno legge l’intervista completa si accorge di come abbia detto cose differenti. La parola “truffa”, ad esempio, non la trovo riferita al federalismo in generale, ma relativa a dati ed indagini che sarebbero falsi o truccati. E temo che anche la parola “pacco” non sia stata utilizzata nel senso di “fregatura”, come invece sembra negli articoli, ma nel senso più comune di “confezione” (“…cosa c’è dietro al pacco così ben confezionato del federalismo.”). Purtroppo però è difficile spesso capire cosa dice davvero un articolo: in questo caso ad esempio, non riesco a capire se la parte dell’articolo nel “grigetto” sia un riassunto di affermazioni che compaiono anche nell’intervista completa o contenga anche altre frasi dette proprio in quella forma.
    Ma la cosa che più trovo assurda è l’idea di fondo di questo articolo. Si chiederebbe di rispondere a Vendola a certe affermazioni di Ricolfi. Io direi di chiedere a Ricolfi certe cose, come ad esempio perché afferma che il tasso di spreco al sud sia moto più alto. Secondo me è chi sostiene che il sud sia sprecone a dover portare degli argomenti. Mettendomi nei panni di Vendola, io non andrei mai a comprare il libro di un altro che sostiene tesi differenti dalle mie per spiegarle agli altri. Tra l’altro, Vendola sostiene proprio che si riportano dati o indagini falsi o truccati, quindi non credo sia così difficile immaginare cosa può pensare di quelli riportati da Ricolfi. E in effetti non convincono molto neppure me! Non posso escludere che leggendo tutto il libro possa esserci qualcosa di sensato in quello che dice, ma i pezzi qua citati mi sembrano alquanto strani. Certo per avere la conferma che ci siano lacune nel modello di Ricolfi dovrei comprare il suo libro, ma sinceramente la cosa non mi va! Mi limito a chiedermi come si possa definire il tasso di “parassitismo” come l’incidenza delle spese discrezionali di una regione…
    In conclusione, consiglio a tutti di diffidare di dati come quelli riportati in questo articolo, visto che, almeno se non mi sbaglio, la fonte è “a pagamento”, quindi non pubblicamente visibile. Ovviamente consiglio anche di non pensare che il federalismo sia solo una “truffa” o un “pacco” per il sud solo perché lo dice Vendola o chiunque altro. Ma mentre le opinioni si possono sempre ascoltare e possono essere spunto di riflessione, i dati non affidabili forse è meglio non leggerli neanche perché possono ingannare e basta, meglio basarsi solo su quelli affidabili!

  3. Due cose:
    1. l’idea di fondo di questo articolo è cercare di far discutere sul federalismo andando oltre la solita assunzione di fede (mi piace/non mi piace)
    2. trovo che a un politico sia lecito chiedere ogni cosa, anche rispondere a dei dati – buoni o meno buoni che siano.

    • Prendere per buoni e assodati dei dati non completi e arbitrari credo sia il peggior modo per cercare di far discutere su qualcosa. Se quella era l’idea di fondo, mi sa che questo articolo è stato un buco nell’acqua… Ma sinceramente non vedo questa gran voglia di discutere sul federalismo neanche da parte tua, mi sembri abbastanza fermo a quei dati. Sia chiaro, lo dico come critica costruttiva: per favorire la discussione bisogna esser pronti a mettere in discussione i dati e soprattutto esser pronti ad approfondirli, non rimandare al libro a pagamento…
      Sul fatto che sia lecito chiedere qualsiasi cosa ad un politico non ho dubbi, sono d’accordo. Secondo me queste domande sono assolutamente lecite, ma non hanno molto senso, tutto qui…

  4. Spirolone, non “prendo per buoni e assodati” dati “non completi e arbitrari”: uso dei dati prodotti da uno stimato e competente (molto più di me e di te) professionista per fare domande il più possibile precise a chi invece non ne porta nemmeno di “non completi e arbitrari”. Mi piacerebbe saperne di più, naturalmente – anche se come vedi l’argomento non è semplice.
    Per quanto riguarda la mancanza di approfondimento: è tutto quello che posso fare senza ricevere alcun contributo. Se hai voglia di fare una qualche donazione ne riparliamo.

    • Ok, credo di aver capito il tuo punto di vista, però non venirmi a dire che “non prendi per buoni e assodati dati non completi e arbitrari”; puoi dirlo in mille altri modi ma anche questo è corretto visto che quei dati li consideri buoni e assodati (vedi ad esempio prima domandain cui dici: “la spesa pro capite del Sud è del 13% più alta di quella del Nord, mentre i servizi pro capite prestati – nonostante la maggiore spesa – sono inferiori di quasi il 30%?”) e che sono indubbiamente incompleti (almeno nella versione riportata, cosa abbastanza normale per un articolo, non sto certo dicendo il contrario) e arbitrari (non stiamo certo parlando di concetti matematici e definire cose come lo “spreco” è inevitabilmente arbitrario).
      Quello su cui mi sa che la vediamo in modo decisamente diverso è quali dati ritenere affidabili. Io mi fido principalmente della logica, per questo quando sento un dato voglio capire qual’è il modo in cui è stato ricavato. Pensa che addirittura in teoremi matematici è utile sapere la dimostrazione per capire qual’è davvero il significato dell’enunciato, che altrimenti può in certi casi trarre in inganno. Quando poi alla possibilità dell’errata interpretazione si aggiunge la possibilità che chi riporta certi dati sia in errore (cosa in cui cadono spesso anche persone stimate e competenti), che la persona considerata stimata e competente in realtà non lo sia affatto e infine che possa non essere in buona fede, i dati, per me, diventano non più “dati” ma opinioni. Non credo che l’opinione di Vendola acquisterebbe altri significati se anche ci aggiungesse qualche percentuale o qualche numero magari inventato o magari semplicemente arbitrario.
      Entrando nello specifico non conosco Ricolfi e non ho particolari motivi per considerarlo affidabile, anzi, il fatto che quei dati che propone gli facciano vendere libri e quindi far soldi mi fa essere particolarmente sospettoso!
      Per quel che riguarda donazioni o contributi, mi spiace, non ho intenzione di farne ne’ di chiederne. Io scrivo come la penso in questi commenti e mi fa piacere scambiare opinioni con altre persone che hanno piacere a fare lo stesso. Tranquillo, non sei certo obbligato a rispondermi, ovviamente! 🙂

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