A caccia di reazioni emotive su Twitter. Per predire l’esito delle elezioni.

Che relazione c’è tra internet buzz e risultati elettorali? Ciò di cui si parla in Rete ha un effetto reale sulle urne? Se lo stanno chiedendo a TweetMinster riguardo alle elezioni del 6 maggio in Gran Bretagna. L’azienda ha deciso di costruire un modello predittivo basandosi sulle conversazioni e i post che menzionino i candidati britannici presenti su Twitter – e che rappresentano al momento 427 “constituencies” (o aree elettorali). I risultati più recenti vedono in vantaggio i Tories, anche se a livello di “constituencies” c’è una sostanziale parità tra conservatori e progressisti. 

Già online anche i dati che riguardano il modo in cui Twitter ha registrato il terzo e ultimo dibattito televisivo tra Brown, Cameron e Clegg: oltre 154 mila tweets, con un picco di 51,7 al secondo mentre i candidati parlavano di immigrazione – il tema più discusso tra i 30 mila elettori attivi sul social network per l’occasione.

TweetMinster offre anche un “sentiment tracker“, ovvero un indice (quantitativo, spiega il sito) del tono positivo o meno di quanto viene detto online rispetto a un candidato. In una scala compresa tra 1 e 5 l’ultimo dibattito è stato vinto da Nick Clegg dei Liberal Democrats con 3,15 seguito da Gordon Brown a 2,99 e David Cameron a 2,96. 

Lexalytics ci consente di osservare addirittura la variazione delle reazioni degli elettori durante lo svolgersi del dibattito. Rory Cellan-Jones della BBC ne illustra i risultati: 3000 tweets durante l’intervento di apertura di Cameron, anche se per buona parte del dibattito Nick Clegg resta il più gradito. Nell’ultima mezz’ora, tuttavia, si ristabilisce un sostanziale equilibrio tra il candidato dei Lib Dem e quello dei Tories. 

Non solo partecipazione 2.0 su Facebook, dunque – il cui “quartier generale” è la pagina Democracy UK on Facebook (di cui ho parlato in questo pezzo per l’Espresso), che da ieri sera continua a chiedere ai propri iscritti di giudicare il dibattito (“rate the debate”).

Insomma, è ancora presto per dire se i social media siano in grado di spostare voti o di registrare i sentimenti di un campione rappresentativo dell’intero elettorato; tuttavia i tecnici stanno affilando le armi, e le persone imparando a servirsi di questi ulteriori strumenti di democrazia diretta. Il futuro delle elezioni, in sostanza, sarà sempre più social. Chissà se ciò significherà anche – il pensiero non è dei più rassicuranti – risultati sempre più prevedibili.

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