IJF 2010/2 – Gli italiani sono razzisti. Intervista a Gian Antonio Stella.

Ieri sera Gian Antonio Stella ha raccontato alcuni passaggi del suo ultimo libro Negri, Froci, Giudei & Co. insieme a un accompagnamento musicale e visuale che ne ha sottolineato provocazione e poesia. Sono riuscito a raggiungere il giornalista del Corriere della Sera prima di una cena a tardissima ora. Ecco ciò che ci siamo detti.

Lei stasera ha ricordato svariati casi che sfatano il mito secondo cui gli italiani non sono razzisti. Quanto costa secondo lei questo retaggio razzista nel successo della Lega nell’ultimo ventennio?

Beh, certo non aver fatto i conti col proprio passato significa molto. L’inghilterra ha fatto i conti con il suo passato coloniale, la Germania ha fatto i conti con il suo passato nazista e lo stesso hanno fatto la Francia e altri paesi. In questi paesi è impensabile che un ministro chiami “bingo bongo” i neri. Impensabile. Se un ministro inglese, francese o tedesco lo facesse verrebbe fatto a pezzi dai suoi elettori, sarebbero loro stessi a non accettarlo. Il che dimostra che occorre fare i conti con il nostro passato proprio per non ripeterne gli errori. Se continuiamo a ripetere a noi stessi che gli italiani non sono razzisti ci rifiutiamo di vedere la malattia che poi va in cancrena. Come è già andato in cancrena in passato.

Sempre stasera ha ricordato le frasi ignobili di Gentilini sui bambini degli zingari. Come mai nessuno della dirigenza della Lega ha preso le distanze da queste dichiarazioni e la Padania aveva parlato addirittura di una “sentenza politica” quando Gentilini fu condannato per istigazione al razzismo? Perché nessuno prende le distanze e l’elettorato stesso non lo chiede?

Perché Gentilini lo dice con una lingua bonaria. Io sono molto amico di Marco Paolini e lui in un suo spettacolo diceva che la rivoluzione in Veneto era impossibile, faceva ridere perché la si declina in dialetto. Nel momento in cui hai una lingua così gentile come fai a fare la lotta… Se le cose che dice Gentilini le dicesse un tedesco verrebbero giù le pareti. Siccome le dice lui Maroni ride, sostiene che è una boutade, come le barzellette di Berlusconi sull’ebreo che fa le sabbiature. È una incapacità del Paese di guardarsi dentro.

Ha letto il sondaggio di Feltrin che dice che un opeario e un disoccupato su due ha votato Lega Nord in Veneto e nel Trevigiano addirittura il 60% degli operai. Qual è la ragione secondo lei?

È sempre stato così. Nel libro che racconta la strage di Aigues-Mortes scritto da Enzo Barnaba c’è un passaggio in cui una commissione del parlamento Francese a cavallo col sindacato aveva fatto un’inchiesta sul rapporto tra mondo operaio e immigrati, e gli italiani immigrati erano vittime di un razzismo terribile da parte dei francesi e dei sindacati francesi. Se in questo Paese si studiasse un po’ di più e si parlasse un po’ meno, vedremmo che la storia è sempre quella. Non c’è niente di sorprendente: se diventa una guerra tra poveri il povero si difende. E se viene spiegato al povero che il suo problema è la concorrenza del marocchino e del cinese che gli porta via il lavoro, lui reagisce in un certo modo. Se invece si spiegasse alle persone che non è così, perché non è così, e che i problemi sono strutturali… Ad esempio che noi abbiamo un problema enorme di portualità: tra due anni il porto di Tangeri movimenterà tanti container come tutti i porti italiani messi insieme: cosa c’entrano gli immigrati? Eppure nessuno parla dei porti, come mai? Perché l’immigrazione è una tigre da cavalcare per fare politica e in questo la Lega gioca sporco. Non mi stupisce per niente che gli operai veneti votino Lega: un po’ perché pensano che sia un modo di difendersi dal declino, di arginare il più possibile il declino. Inoltre perché, secondo me, la sinistra non fa il suo mestiere. E poi ultima cosa: se tu fossi disoccupato preferiresti avere al governo Pecoraro Scanio? O gli offri un’alternativa oppure meglio i messaggi semplici della Lega: fuori il marocchino, lotta alla criminalità e no a nuove tasse.

A Treviso recentemente una sentenza ha stabilito che “negro di merda” è un insulto ma non razzista.

Per me ci sono dei giudici che sono dei buontemponi. Che senso ha? Secondo me vale quello che dice Moravia, e cioè che il razzista è un lupo che ritiene che il solo fatto che l’altro sia diverso è una condizione di inferiorità. Questo secondo me è razzismo e basta. Credo abbia ragione Luciano Canfora: quando tu ti senti superiore a un altro è razzismo.

Passando a temi più vicini a quelli del Festival, in passato lei ha documentato quanto difficile è se non impossibile per la politica riformarsi. E per il giornalismo?

Certo oggi i giornali che escono segnalano una difficoltà. Sinceramente non so se i giornalisti esteri sarebbero diversi, nella nostra situazione. Onestamente non credo. Siamo tutti inguaiati dal fatto che abbiamo una proprietà che vorrebbe che i giornali si sdraiassero ai piedi del governo in modo che il governo desse più incentivi possibili per tutti gli affari che hanno le varie proprietà. Siccome non c’è nessun editore puro, tranne il Fatto: tutti gli altri hanno editori che fanno macchine, frigoriferi, ospedali. Tutta gente che poi va a batter cassa al governo.

E per quanto riguarda la Rete, è una opportunità importante per il giornalismo?

Io uso tantissimo la Rete, ma è infida, non ti puoi fidare di niente. Bisogna stare attentissimi a quello che si legge. Invito tutti a diffidare di internet. Un giornale ha un vantaggio grande: tu scrivi una stronzata e quella resta, stampata. Su internet ti accorgi di aver scritto una stronzata e la cambi. Questo non va bene perché c’è anche una minore assunzione di responsabilità da parte dei giornalisti che lavorano sul web, sanno che se ti scappa una cazzata la correggi – senza distinzione tra giornalisti professionisti e non.

In un suo editoriale a dicembre si chiedeva in maniera provocatoria se avere più libertà di insultare o di odiare in Rete sia più libertà di espressione. Cosa pensa alla luce del suo ultimo saggio?

Non ho niente da aggiungere a quell’editoriale. Non capisco perché se tu dici qui in questa stanza che gli ebrei han fatto bene ad ammazzarli puoi essere denunciato e andare se esageri in galera – e secondo me dovresti andare in galera – mentre su internet puoi fare lo stesso e non essere denunciato. Per me chi mette online delle porcherie come quelle deve andare in galera.

Servono nuove leggi, dunque?

No, si chiede semplicemente l’applicazione delle leggi esistenti. Nessun tentativo di censura. Semplicemente si tratta di applicare la legge allo stesso modo fuori e dentro la Rete.

6 pensieri su “IJF 2010/2 – Gli italiani sono razzisti. Intervista a Gian Antonio Stella.

  1. Ottima intervista, ottima. Per quanto riguarda la libertà di insultare su internet sono assolutamente d’ accordo: non servono nuove leggi, ma bisogna applicare quelle esistenti: ciò che configura reato dev’ essere perseguito e punito. Non si può insultare, denigrare, discriminare, istigare alla violenza, come non lo si può fare da nessun’ altra parte. Neanche dentro le mura di casa propria. Detto questo, un fermo no alla censura o alla responsabilità dei fornitori dei servizi. La responsabilità è e deve rimanere degli utenti.
    Per quanto riguarda il razzismo degli Italiani sono perfettamente d’ accordo. Noi Italiani abbiamo la fantastica mania di mettere le mani nella marmellata come e più degli altri, ma poi di voler passare per buoni, e per i meno cattivi. Ed è così che le leggi razziali (quli, come….leggi razziali???) non sono cosa nostra, ed è così che mentre Hitler era un dittatore sanguinario che ha portato il mondo sull’ orlo di un disastro, Mussolini era un simpatico buontempone tuttalpiù un po’ incompetente e plagiato da Hitler (non è percaso Hitler, invece, che ha preso spunto e ispirazione da Mussolini…..). E’ da molto che sostengo, anche su questo interessantissimo blog, che in italia c’ è bisogno di una legislazione antirazzista e antidiscriminatoria molto più chiara ed efficace, oltre che più dura nelle pene. Ci devono essere fattispecie di reati specifiche, e non semplici aggravanti; e reato di razzismo dev’ essere stabilito nell’ atto (l’ insulto, per esempio), non nell’ intenzione.
    Questo è l’ unico punto su cui discordo da Stella: non serve dare ai giudici dei buontemponi se questi applicano la legge. Se la legge stabilisce che nell’ insulto bisogna chiaramente dimostrare l’ intento di odio razziale, il giudice ha applicato la legge sostenendo che non era dimostrabile che l’ insultatore odiasse davvero l’ insultato in quanto nero. Poteva in effetti essere usato tale insulto odioso per una mera antipatia personale. Se, per legge, si determinasse che ciò che importa non è “la motivazione di odio raziale” che determina il reato, ma l’ insulto stesso, indipendentemente dalla motivazione che lo muove, allora il giudice applicando la legge, potrà tranqullamente stabilire che dire “sporco negro” o “negro di merda”, (come peraltro bianco di merda, giallo di merda, e ccc….) è reato, indipendentemente dal perchè o dal percome uno lo abbia detto. Non prendiamocela con i giudici, andiamo a leggerci le leggi, e casomai diamo dei buontemponi a chi le ha scritte e pretendiamo che vengano corrette.

    • A me quello che dici sembra un’esagerazione, a sto punto tacciamo di razzismo anche chi grida inglese di merda, francese di merda, milanista di merda, che sono lo stesso che dire negro di merda durante una partita di calcio. La motivazione dell’insulto e’ la stessa.
      E poi vi ripeto per l’ennesima volta che se credete che questi che alla partita di calcio si mettono a fare i coretti siano i veri razzisti vi sbagliate di grosso.
      Il vero razzista e’ quello che quando tu, nigeriana, studente da 5 anni, facendo lavori saltuari per mantenerti, vai a cercare una camera da affittare a studenti ti rispondono “mi spiace, e’ appena stata presa” e poi scopri che non l’ha presa nessuno ma il padrone di casa non voleva avere una nera che di notte forse batteva. E non te l’ha neanche detto in faccia, e’ stato pure ben gentile nel risponderti col sorriso. Questo e’ razzismo, questo e’ odio, questo e’ pregiudizio.
      Non mille coglioni allo stadio che hanno il nero davanti e gridano negro di merda, o domani un giapponese e gli gridano muso giallo di merda, e dopodomani un francese e gli gridano francese di merda.

      • Sono d’ accordo con te quando dici che i veri razzisti sono gli ipocriti che senza insultarti compiono atti discriminatori come rifiutare un appartamento ad una persona perchè nera. Ed è giusto che questi atti vengano sanzionati dalla legge, quando, e in molti casi è possibile, si riesce a dimostrare la discriminazione. Quando non ci si riesce, ovviamente no. Ma questo vale per qualsiasi reato.
        Per quanto riguarda gli insulti non sono d’ accordo sul fatto che milanista di merda sia da considerare alla stessa stregua di negro di merda, o disabile di merda, o frocio di merda. Ci sono tendenze e pulsioni umane che nella storia hanno generato disastri, e causato la persecuzione, e lo sterminio di intere categorie umane. Per prevenire il ripetersi degli stessi disastri la società ha deciso di munirsi di strumenti per evitare che certe pulsioni umane (come la paura della diversità, ecc…) degenerino nuovamente in questo tipo di disastri. L’ appartenenza ad una squadra di calcio, nonostante gli episodi di violenza che purtroppo si verificano allo stadio, non appartiene a mio avviso a queste categorie, e la rivalità calcistica non ha mai causato i disastri e le persecuzioni che hanno causato il razzismo, l’ omofobia, la discriminazione verso le persone diversamente abili. Per cui, a mio parere, il tuo esempio calcistico è assolutamente inappropriato e non pertinente al tema di cui stiamo parlando.
        Tra gli strumenti di cui la società deve dotarsi per reprimere queste tendenze è quella di un codice penale che preveda, come ho già detto, dei reati specifici legati all’ atto in se, e non all’ intenzione. Non mi interessa sapere chi è o non è razzista nel suo intimo. Mi interessa punire chi compie atti razzisti e discriminatori, anche verbali. Non puoi impedire a qualcuno di essere razzista. Ma la legge può , e deve, impedire di dirlo, di manifestarlo, attraverso parole, gesti, o atti: vietato, illegale, carcere, punto.
        Per me deve andare in carcere chi dice negro di merda allo stadio, come chi rifiuta un appartamento ad una nigeriana solo perchè è nera. Carcere. Non servizi sociali, ne rieducativi, non da subito. Carcere. Per me è un reato molto, molto serio. In altri paesi multiculturali è considerato tale, e auspico che possa essere così anche in Italia.
        Non dimentichiamoci che le leggi razziali, in Italia, sono state precedute da un movimento “culturale”, dai vari “manifesto per la razza”, ecc…in cui semplicemente si esprimevano parole, a volte insulti ammantati di un certo vago fondamento logico, ma nulla di più. Nessun atto in se. Solo parole. Da queste parole però, sono poi nate le famose leggi razziali, e dalle famose leggi razziali sono derivate le persecuzioni che tutti conosciamo, le ingiustizie, gli stermini.
        Per non parlare dell’ epoca coloniale in cui era lecito dire e sostenere che i negri e gli indios non avevano l’ anima. In nome di questo la “civile” Europa ha compiuto il più grande genocidio della storia dell’ umanità, verso gli indios d’ America (nord centro e sud), ridotto in schiavitù l’ intera forza lavoro di un continente come l’ Africa (poi ci chiediamo perchè ancora oggi l’ Africa è arretrata…..proviamo noi a rimanere senza intere generazioni di forza lavoro, per secoli…..), e commesso la più grande ingiustizia appropriandosi di terre e risorse che non erano sue, ma di cui ancora oggi trae beneficio. Insomma. Le parole sono importanti. Le parole razziste vanno punite duramente, con il carcere, perchè proprio da queste sono nate le peggiori pagine della nostra storia.

  2. Mi hai convinto.
    Anche se oggi sei un razzista per ogni stronzata che dici, anche quando il razzismo non c’entra un cazzo…un po’ come antisemita. Basta una critica a Israele e automaticamente rientri in quella categoria. Agli Iraniani il mondo rompe le palle per le centrali che potrebbero fornire combustibile per le bombe atomiche, agli Israeliani che invece le bombe atomiche ce le hanno li gia’ belle e pronte nessuno dice niente.
    Non vorrei che si arrivasse a usare due pesi e due misure e la scusa del razzismo come arma per fare poi quello che si vuole (mi hanno arrestato perche sono nero, il fisco mi perseguita perche’ sono giallo, ecc ecc).

  3. Eh Tarpenzio, hai perfettamente ragione. Ma per questo è importante distinguere le parole: antiisraeliano, o anti politica israeliana di un determinato periodo storico, non vuol dire antisemita. Certo, c’ è sempre chi fa finta di confondere le due cose, per motivi strumentali, me è lì che lo freghi, riconducendolo all’ origine delle parole, e ricordandogli che non c’ entra nulla l’antisemitismo con il fatto di essere contro un governo che riduce in condizioni disumane un intero popolo, quello palestinese, e che fa una politica atomica da decenni senza che nessuno gli dica nulla, e via discorrendo….
    Così come antiamministrazione Bush non voleva dire essere antistatunitensi (come sempre facevano finta di capire in tanti appena muovevi una critica alla politica di guerra preventiva di Bush), o addirittura filoterroristi!!
    Poi,per ritornare al calcio, se uno fa il coglione come Balotelli ha fatto l’ altro giorno contro il Barcellona (e lo dico da interista!!!) un bel coro di incazzati che gli da del coglione se lo merita pure!!!!! E sono stato il primo a gridarglielo. E Balotelli non può dire che questo è razzismo, perchè il colore della pelle non è stato neanche sfiorato come argomento. Se ci prova, basta semplicemente ricordarglielo, magari dandogli del coglione per la seconda volta!
    A parte gli scherzi, è tutto un gioco delicato di equilibri che riguardano la libertà di opinione, il rispetto per le minoranze, la parità dei diritti e delle opportunità, e, in primo luogo, come ricordavi benissimo tu in un commento ad un altro post di questo blog, l’ educazione alle diversità. Siamo una società che convive da relativamente poco tempo con la quotidianità di questi argomenti, è normale che si apra un dibattito a riguardo e che si cerchi la strada per una giusta misura che rispetti i diritti di tutti cercando di comprimere il meno possibile le libertà ogniuno, soprattutto quelle inerenti alle opinioni. Trovo questo blog uno spazio fantastico per confrontarci e dare il nostro piccolo contributo a questo processo, e ti ringrazio per aver dibattuto con me su questo argomento che mi interessa moltissimo.

  4. se noi italiani sono così razzisti perchè gli stranieri non “migrano” altrove, privandoci così della loro preziosa ed arrcchente presenza come punizione? Se non ci si trova bene in un posto si va da un’altra parte, è la logica reazione.

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