IJF 2010 /1 – I periodici nell’era dell’iPad.

Che ne è dei periodici nell’era dell’iPad? Secondo Bill Emmott, direttore dell’Economist, l’uso di nuovi supporti come l’iPad permette di trasferire la richiesta di comodità nella fruizione, tipica dei lettori dei periodici, anche sul digitale: “Lo stimolo alla riflessione e la profondità dell’analisi sono virtù che richiedono tempi e luoghi adatti. La facilità d’uso e la portabilità di strumenti come già l’iPhone e ora l’iPad consentirà di trasferire questa che fino ad oggi è stata una unicità del cartaceo anche sul digitale”.

Il direttore di Vanity Fair Luca Dini aggiunge che su tali supporti sarà possibile non solo leggere con rilassatezza, ma anche rendere la bellezza visiva e il colpo d’occhio fotografico tradizionalmente associato alle riviste. Il passaggio al digitale non spaventa Dini: “ci sarà sempre domanda di magazines”. Per sopravvivere, tuttavia, i periodici non dovranno giocare sull’asse della velocità di fruizione dell’informazione, ma sulla capacità di produrre analisi originali della realtà. “La sfida dunque è opacità contro trasparenza, imparare a lavorare nella casa di vetro. Perché i lettori vogliono interagire, tenerci d’occhio. Il digitale ci permette di dimostrare ai lettori che siamo ancora capaci di fare il nostro lavoro. Il che è un bene per il recupero della credibilità della professione giornalistica. Penso al caso di Renzo Bossi, che oggi ha smentito di aver detto che non tiferà Italia ai prossimi mondiali. Bene, noi oggi siamo online con l’audio dell’intervista. Questo un tempo non si poteva fare. La casa di vetro è in questo senso una rivoluzione“.

Umberto Brindani, direttore di Oggi, sostiene che i contenuti restino il fattore chiave: “su iPad devono andare i contenuti, e non è detto che siano premiati i più veloci. E poi chi sta in Rete è ossessionato dai contatti: io no”.

Più marcatamente critico della Rete Giuseppe Di Piazza, direttore di Sette del Corriere della Sera: “Preferisco la lentezza. Rivendico il diritto alla lentezza per i periodici. Lentezza significa più possibilità di scelta. Di fare inchiesta, con originalità – il vero vantaggio competitivo del periodico. Solo questo ci consente di sopravvivere nel caos informativo che è l’era digitale”. L’integrazione tra “lento” e “veloce” è difficile in questa fase di transizione, secondo Di Piazza. Che dichiara di non avere un sito “per snobismo”: “E’ sul divano che si stabilisce il rapporto di fiducia, unico con il lettore. E internet lo impedisce. Non si può pensare di sostituire il valore della lentezza con l’innovazione internet. Che non è un fattore strategico. Nessun iPad può sostituire la ricchezza di una doppia pagina sul mio periodico. Sette per essere letto necessita di un software leggerissimo, quando serve: gli occhiali“.

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