Rete e giornalismo: Ricolfi vittima di una delle “illusioni italiche”?

Luca Ricolfi scrive un libro per “capire il paese in cui viviamo senza dar retta ai luoghi comuni“. Poi a pagina 7 accusa:

“L’idea che su questioni di fatto dotate di rilevanza politica possano coesistere un’opinione di destra e un’opinione di sinistra è una delle massime aberrazioni del giornalismo di oggi. Un’aberrazione che trova nella Rete uno straordinario sistema di propagazione: la Rete – con i suoi blog, i suoi social network, i suoi commenti, i suoi siti di informazione e contro-informazione – è il luogo nel quale si celebra e si conferma quotidianamente la distruzione della distinzione tra fatti e opinioni sui fatti. Non perché in rete non circolino vagonate di credenze vere, ma perché esse sono indistinguibili da quelle false, deformate, manipolate, la cui sola funzione è di sostenere l’autostima e le convinzioni più o meno profonde di specifici individui e gruppi”.

A parte i casi eclatanti in cui la Rete ha cercato di contribuire esattamente al contrario (penso, ad esempio, alle quasi duecentomila firme raccolte da Arianna Ciccone per far capire al Tg1 la differenza tra “assoluzione” e “prescrizione”), non si può non sottolineare che mentre le infinite mistificazioni, bugie e scempiaggini che la carta stampata ci propina ogni giorno ammettono una limitatissima possibilità di replica è proprio su blog, social network e simili che è sempre possibile commentare, replicare, mettere in luce l’eventuale malafede di chi scrive. Ci vuole molta fatica, certo, ma in Rete gli errori si pagano. E sui media tradizionali?

Dopotutto se oggi siamo “liberi di credere (quasi) tutto quello che vogliamo anche riguardo ai fatti” (p.4) non dipende dalla Rete, ma dal cattivo giornalismo. E’ quello che bisognerebbe combattere, fuori e dentro il Web. Un tema su cui non vorrei che il grande analista fosse caduto egli stesso in una delle “illusioni italiche” che il libro contribuisce – splendidamente, peraltro – a smascherare.

Annunci

4 pensieri su “Rete e giornalismo: Ricolfi vittima di una delle “illusioni italiche”?

  1. Ricolfi dice chiaramente un cavolata, ma sarebbe interessante capire questo senso di smarrimento che prende pensatori anche quotati di fronte alla Rete. Sottovalutazione del mezzo e incapacità di manovrarlo? Agorafobia? Un tempo ho fatto un campo archeologico. Si trattava di esplorare un campo di frammenti di ossidiana per recuperare i manufatti attribuibili all’uomo. Al principio sembrava un casino indistinto di sassi e polvere, poi si faceva l’occhio e si prendeva a distinguere una punta di raschiatoio o quella di una freccia. Certo occorreva fare eseprienza. Molti soloni nostrani non hanno l’umiltà di ammettere la propria ignoranza, ripartire da zero e fare esperienza come dei pivellini. Troppo boriosi.

  2. Questo a mio parere è Fascismo mediatico.

    Boooom.

    Parolone, lo so… però in un senso è vero. Ricolfi riporta, con parole sue, una tesi ripetuta come un mantra dai politici vecchio stampo, semplicficando molto, che la rete è piena di fregnacce.

    Ok, va bene, libero di pensarla così. Però la argomenti, la sua posizione, caro ricolfi. Non so, porti degli esempi. Svisceri dei meccanismi. Faccia un confronto fra la stampa e la rete…

    No. Lui non lo fa. Si linmita ad enunciarla come fosse una verita evidente, senza bisogno di dimostrazione. E ovviamente, oltre che da lui, questa stupidaggine vien ripetuta da molti altri commentatori. Alla fine, il lettore si convince non sulla base della ragione, in qunato condivide il ragionamento alla base dell’affermazione di ricolfi, ma sulla base dell’emotività, del sentire i propri irrazionali pregiudizi confermati dall’autorevolezza di questi commentatori.

    Questo, secondo me, è fascismo mediatico. Cosi come il fascismo costringe all’obbedienza con l’autoritaritarismo così il fascismo mediatico doma le menti con la brutale forza della ripetività.

    Non concordi, Nichilista?

  3. Pingback: Per non raccontare un’Italia che non c’è: gli esercizi di disillusione di Luca Ricolfi. « ilNichilista

  4. Pingback: L’informatica e Internet “portano male al genere umano”? No, Berardinelli: la tua è una diceria falsa. « ilNichilista

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...