Negro di merda? Un insulto, ma non razzista.

“Negro di merda”? Un insulto, ma non razzista. Almeno secondo il tribunale di Treviso, che ha deciso di non applicare una aggravante per odio razziale alla condanna inflitta al titolare di una lavanderia di Oderzo, reo di aver apostrofato pesantemente nel 2006 un avventore senegalese dopo un diverbio.

Entro cinquanta giorni verremo a conoscenza delle motivazioni della sentenza. Tuttavia, fin da ora è possibile sottolineare come non si tratti di una prima volta. Già nel 2006, infatti, una sentenza della Cassazione affermò che l’espressione “sporco negro” non sia di per sé razzista, perché potrebbe denotare, invece, una “generica antipatia, insofferenza o rifiuto” per chi appartenga a una razza diversa. In assenza di un “vero odio”, e cioè di “una restrizione o preferenza basata sulla razza, che abbia lo scopo di distruggere o compromettere il godimento in condizioni di parità dei diritti e delle libertà fondamentali”, argomentava la Corte, si tratterebbe di un semplice insulto.

Lavoro per giuristi, dunque? Non solo. Se infatti da un lato è giusto che la legge segua i propri dettami, su questioni tanto delicate è altrettanto corretto interrogare l’atteggiamento della società civile e il buonsenso. Ed entrambi gridano che l’unico modo per attribuire un significato a simili espressioni sia pensare che, in un modo o nell’altro, il colore della pelle c’entri. Lo dimostra l’ondata di sdegno sollevata ogniqualvolta dagli spalti di uno stadio si levino cori che amplifichino la voce del lavandaio di provincia di turno e ne facciano un grido collettivo o una oscena melodia. Ricordate il “negro di merda” scagliato da migliaia di ugole contro Mario Balotelli? Allora nessuno parlò di semplici insulti. Quelli erano “cori razzisti“. E infatti non è per semplici insulti che la Digos avvia una indagine, come avvenuto dopo Juventus-Inter di un anno fa. A cui fecero seguito una squalifica e le scuse del presidente Cobolli Gigli, che definì i cori “inaccettabili”. Il problema persiste, e ancora oggi le manifestazioni di odio contro giocatori di colore come Seedorf e Zebina portano gli osservatori a chiedersi se non sia il caso di interrompere i match alle prime avvisaglie di razzismo.

Si replicherà che nel caso di “Super Mario” non mancò chi, come l’allenatore della Nazionale Marcello Lippi, sostenne che a suscitare le antipatie nei tifosi fossero la personalità, il carattere di Balotelli, e non il colore della sua pelle; che il giovane campione sarebbe stato bersagliato di insulti indipendentemente dai tratti somatici. Può darsi. Eppure le parole hanno un peso. E rischiano di diventare pietre scagliate contro la nostra possibilità di convivenza civile se dovesse passare il messaggio che per essere definiti razzisti a tutti gli effetti si debba odiare per davvero, con risultati concreti. No: il razzismo è già in quella associazione di un tratto caratteriale sgradito al colore della pelle. In quel cortocircuito del senso per cui “arrogante”, “sbruffone”, “antipatico” sono tutti sinonimi di “negro”. Una parola che già da sola, lo ricordava Pierluigi Battista sul Corriere qualche tempo fa, porta per la sua storia “il segno di una mancanza di rispetto o l’ attaccamento a un retaggio di cui noi bianchi non dovremmo andare fieri”. Senza bisogno di aggettivi. Dovremmo imparare a ricordarlo sempre, anche quando la vittima è un semplice cittadino e non la star di turno.

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11 pensieri su “Negro di merda? Un insulto, ma non razzista.

  1. Mi mancava l’obbligo agli insulti politically correct nel paese dei balocchi.
    Eliminiamo il razzismo con una bella legge, non con l’educazione dei giovani alla diversita’.

    • Sono d’ accordo sul fatto che il punto fondamentale sia l’ educazione alla diversità. Finchè nel nostro paese le persone non capiranno , davvero, intimamente, che essere differenti è normale, il problema rimane. E i preconcetti pure. Quelli , per legge, non si possono certo eliminare dalla testa della gente. Ma si possono porre al di fuori dei confini della legge, per quanto possibile, le manifestazioni, anche verbali, degli stessi.
      Secondo me educazione alla diversità e legislazione dovrebbero andare di pari passo. Anzi, una legge chiara, oltre che intenti repressivi,ha anche finalità simboliche ed educative, soprattutto per i giovani, molto importanti.

  2. ‘Se saltelli muore Balotelli’ era il coro. Forse questo è un esempio di ipocrisia delle istituzioni più che di razzismo, ammesso che le parole abbiano davvero un peso… resta il fatto che Balotelli è italiano, non un povero senegalese capitato nel paese sbagliato.

  3. Mah, anche a costo di sembrare provocatoria, a me viene in mente la frase per cui “non si parlerà più di razzismo quando si potrà tranquillamente dare del coglione ad un ne(g)ro”: mi domando se sia davvero così pericolosa una consonante in più e non certo perbenismo ipocrita.

    • Caterina, discordo dalla tua analisi: se dai del coglione a un nero è un insulto comune, come se lo dai a un bianco; e il razzismo non c’ entra. Nessuno sta discutendo su questo, mi pare.
      Se dici nero (con G o senza, non immporta) di merda, o bianco di merda (non fa differenza il colore della pelle), quello è razzismo, o almeno dovrebbe essere considerato tale da un ordinamento giuridico, e da un codice penale, degni di un paese che ama definirsi “civile”.

  4. Continuo a ripetere che c’e’ gente che non sa nemmeno cosa sia il razzismo e lo tira sempre fuori perche’ e’ l’ennesimo luogo comune del secolo. Probabilmente qualcuno di voi dovrebbe provare a vivere negli ambienti neri qua’ nel sud degli USA e provare a sentire un po’ di razzismo nero sul collo prima di pensare che i bianchi sono i razzisti.
    Sono sposato da due anni con una ragazza nigeriana e prima che lei potesse raggiungermi qua’ negli USA e’ dovuto passare un po’ di tempo per carteggiamenti vari e quini e’ dovuta rimanere in Italia e vi posso garantire che non avete la piu’ pallida idea di cosa sia il razzismo. A Balotelli che si porta a casa i milioni i cori dei poveracci sugli spalti da un orecchio gli entrano e dall’altro gli escono. A una che lavora saltuariamente e studia e nonostante sia in regola con tutto non le vogliono affittare nemmeno una camera perche’ pensano che faccia la puttana forse la cosa fa molto piu’ male.
    Basta con questo razzismo

  5. Il punto non è se il motivo dell’ insulto sia o meno il colore della pelle. Il problema è usare il colore della pelle come insulto, anche se l’ insulto è causato da un’ antipatia di natura diversa: se dico negro di merda la questione di fondo non è stare a capire se davvero uso quell’ insulto perchè considero tutti i neri delle merde, o solo quello che sto insultando perchè mi è antipatico come individuo, per ragioni diverse dall’ appartenenza razziale. Ciò che dovrebbe essere reato, reato a se stante, e non una semplice aggravante, è usare la razza (o le inclinazioni sessuali, piuttosto che la presenza di una disabilità, o di un credo religioso), per denigrare un individuo, o per insultarlo, qualunque sia la vera ragione dall’ insulto. Dire coglione a un nero è un insulto. Dire negro di merda, o bianco di merda, dovrebbe configurare reato di razzismo, e dovrebbe essere un reato punito con molta severità, senza elucubrazioni per capire cos’ aveva in testa il soggetto che ha mosso l’ insulto, perchè sono, a mio avviso, irrilevanti: è l’ atto in se che dev’ essere giudicato razzista, non la motivazione.
    Il fatto che nel nostro ordinamento non esista un reato specifico (come accade in molti paesi in cui la convivenza fra razze diverse ha radici più lontane e metodi più collaudati), ma soltanto la possibilità di un’ aggravante, è il motivo che sta alla base di questi equivoci assurdi che, come dici tu, sono un insulto al buon senso di ciascuno.

  6. I tribunali non hanno niente di più importante da fare? Con tutti i problemi e gravi danni derivanti dall’immigrazione selvaggia, è penoso che si perda del tempo con queste fesserie. Processare per una frase… che mondo di pagliacci!

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