Social Media, Politica e Società/1 – Uscire dalla Rete, a volte, fa bene. Negli UK il primo “digital debate”. Capello vieta i social networks ai suoi giocatori. Google accusato di free riding.


1. The Observer / Back to reality: giving up the internet

Mark Hooper sull’Observer di oggi si rende conto di non stare più parlando alle persone con cui lavora giornalmente, di essere diventato irritabile per qualunque tweet idiota e, in generale, di non reggere più il ritmo dei social media:

“Mobile phones have made us permanently contactable; remote emails mean that the work week stretches into the evenings, the weekends and even holidays. Under the barrage of tweets, Facebook invitations and instant messages, it has become almost impossible to switch off. The idealised version of social media is that it is like a river – you can just dip your toe in or you can dive in and get fully and joyously swept along with the current. Increasingly, I felt like I was drowning.

[…] But the internet isn’t the problem: it’s the people on it“. 

Che fare? Hooper decide di chiudere il proprio account su Twitter e Facebook e di sconnettere l’iPhone. E di ricominciare a intrattenere rapporti telefonici con chi lavora, andare a comprare il giornale dall’edicolante di fiducia, prendersi del tempo per riflettere o non fare nulla. In sostanza, tornare a cinque anni fa. 

La conclusione merita di essere riportata per intero:

“Of course, It’s virtually impossible – not to mention pointless – to live and work entirely offline in 2010. But if I was hoping to achieve anything from what had now developed into two weeks offline, this was it: if you’re finding life on the information superhighway is getting too much, just pull over to the hard shoulder and stretch your legs for a bit. It doesn’t have to be for a fortnight, but you can manage an hour. And all of a sudden, what with the speed we all work at these days, that seemingly insurmountable problem will have passed you by.

You need to reclaim the internet to remember it’s there to make your life easier, not to complicate it further. I’ve learned to no longer jump to attention at every “ping” in my inbox. I’ve returned to my iPhone, but I’ve pin-protected the web browser, which acts as an extra idiot-proof barrier, and set my email so that I have to manually “push” new messages (and it sounds rather quaint describing it that way, like I’m trying to squeeze it all through a virtual letter box). What’s more, I’ve started buying a proper newspaper every day from a man who looks me in the eye and says, “Good morning sir.”

I try to reply to emails with a phone call. I’ve been welcomed back to Facebook with a delighted automatic email, but I’m keeping it strictly friends and family. And I use my work email for what it was intended. It has been a hard lesson to learn, but just because a river is there you don’t have to throw off all your clothes and jump in.”

2. BBC News / Leaders sign up for online debate

Mentre in Italia Berlusconi e Il Giornale scambiano il telefono per un social network, in Inghilterra le elezioni di maggio vedranno il primo “digital debate” su YouTube e Facebook. La BBC rivela infatti che i tre principali leader (Gordon Brown, David Cameron e Nick Clergg) si sono detti disponibili a rispondere alle domande fatte tramite video e testo dall’elettorato all’interno di cinque categorie: economia, sanità e educazione, sicurezza, politica estera e “varie”. Le due domande più popolari di ogni categoria troverà risposta in tre dibattiti trasmessi in diretta televisiva. 

Dalla pagina Democracy UK on Facebook si apprende che sono già state poste 323 domande. Ciascun utente ha poi la possibilità di assegnarvi un voto: lo hanno già fatto in oltre 9 mila


3. Daily Mail Online / Capello rules: No Twitter, No Facebook and a limit on the WAGs.

Niente Twitter e niente Facebook per i calciatori della nazionale inglese. L’allenatore Fabio Capello, infatti, è preoccupato – scrive il Daily Mail – che “unchecked internet comments from players about life at the England camp could be divisive“. Punizioni esemplari per chi non dovesse rispettare le regole – perfino l’esclusione dalla squadra. Capello sembra addirittura aver predisposto delle “cyber-spie” che controlleranno i social network per assicurarsi che i giocatori non cerchino di loggare all’insaputa del tecnico.

4. Financial Times – Google accused of YouTube “free ride”.

Google dovrebbe pagare. Lo chiedono alcune tra le  maggiori compagnie europee di telecomunicazioni (Telefónica, France Telecom e Deutsche Telekom), che sostengono che la compagnia si stia servendo in modo vertiginosamente crescente delle loro infrastrutture per veicolare servizi “affamati di banda”, tra cui la diffusione di video su YouTube – il tutto senza corrispondere loro un euro. “Telecoms groups are spending billions of euros on fixed-line and mobile infrastructure to increase broadband download speeds and network capacity, but some fear they may struggle to secure a return on their investments”, scrive il Financial Times, che riporta i pareri di alcuni dei dirigenti dei “questuanti”: “These guys [Google] are using the networks and they don’t pay anybody”, “There is not a single Google service that is not reliant on network service. We cannot offer our networks for free“. Staremo a vedere.

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4 pensieri su “Social Media, Politica e Società/1 – Uscire dalla Rete, a volte, fa bene. Negli UK il primo “digital debate”. Capello vieta i social networks ai suoi giocatori. Google accusato di free riding.

  1. Devo dire che questo post per punti mi piace assai (specie il primo, che ho sperimentato personalmente), e mi piacerebbe fosse non dico una rubrica fissa, però un modo per capire come si evolve la fenomenologia dei social network.

  2. Che limitassero la banda a Google, dov’e’ il problema. Quando gli utenti non se ne faranno nulla di un cellulare multimediale che non ha accesso a google e smetteranno di comprarlo forse i provider torneranno sui loro passi.
    Gia’ gli utenti pagano i loro plan fior di quattrini con unlimited bandwidth (io pago 60$ al mese, uno sproposito), che lo pagano a fare se non per guardare i contenuti di internet?
    Il resto mi sembrano un po’ discorsi da nostalgici, un po’ come spegnere la televisione e leggere di piu’.

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