Perché la Lega Nord ha vinto le elezioni?

Uno dei pochi dati acquisiti delle elezioni regionali appena concluse è che la Lega Nord sia, insieme all’astensionismo, la vera vincitrice. Quali sono le ragioni di questo successo? Proviamo a vedere nel dettaglio i risultati ottenuti dal partito di Umberto Bossi e a cercare di comprenderli servendoci dei migliori opinionisti sulla piazza.

I risultati

Fonte: Demos & Pi

 

Le analisi

Luca Ricolfi – La nuova geografia del voto

[…] La seconda novità è la distribuzione geografica del successo della Lega. La Lega sfonda in quattro regioni: Veneto, Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte. Cresce un po’ di meno in Toscana e Marche. Cresce ancora meno in Umbria e Liguria. Non si presenta dal Lazio in giù. Ebbene, è sorprendente constatare che il tasso di penetrazione della Lega è strettamente correlato al ruolo economico dei territori. Le regioni a maggiore penetrazione leghista sono le regioni più produttive del Paese, quelle che «tirano la carretta» e sono quindi in forte credito con buona parte delle altre (circa 55 miliardi di euro all’anno). Le regioni a media penetrazione della Lega – Toscana e Marche – sono anch’esse in credito ma in misura meno drammatica. Le regioni a bassa o nulla penetrazione della Lega (Liguria, Umbria, Lazio e Mezzogiorno) sono in debito con tutte le altre (i calcoli sui crediti e debiti delle regioni sono esposti nel mio libro Il sacco del Nord).

Anche questo risultato fa riflettere. I dirigenti della Lega sognavano il «quadrilatero del Nord», ovvero la conquista al centro-destra delle tre grandi regioni subalpine (Piemonte, Lombardia, Veneto) più la Liguria. Ma a giudicare dai dati economici di fondo dovrebbero forse correggere il loro sogno: la Liguria fa parte delle regioni debitrici, mentre l’Emilia Romagna è la seconda regione creditrice dopo la Lombardia. Se finora non è stata ancora conquistata completamente dalla Lega è soprattutto per due motivi: la forza inerziale della tradizione comunista, la concorrenza esercitata dalla sinistra populista (Di Pietro + Grillo), che per ora è riuscita a intercettare una parte consistente delle inquietudini degli elettori, e forse non a caso ha ottenuto proprio in Emilia Romagna il successo più strepitoso, triplicando i voti rispetto a quelli del 2008. 

(La Stampa)

Ilvo Diamanti – La forza del Carroccio un partito “normale”

[…] Il successo della Lega è “normale”, perché la Lega è, da tempo, un partito “normale”. L’unico rimasto, in Italia, fra tanti partiti leggeri e mediatici. Proprio questo, forse, contribuisce a farla apparire diversa. Anche oggi che agisce come “Lega di governo”. A livello nazionale e territoriale. Basta guardare le cifre. Esprime il sindaco di 355 comuni e il presidente di 14 province. Da oggi: anche di due regioni. Alle elezioni europee del 2009 si è imposta come primo partito in oltre 1000 comuni (su quattromila) del Nord. Ha una leadership forte, personalizzata e centralizzata. Impiantata nelle  “capitali” storiche: Varese e Bergamo, in Lombardia e Treviso, nel Veneto (dove, negli ultimi anni, è cresciuto il peso di Verona). Nel governo, i suoi uomini presidiano dicasteri importanti e strategici. Maroni all’Interno: i temi della sicurezza e dell’immigrazione. Calderoli alle riforme istituzionali, cioè al federalismo. Accanto a Bossi,  sovrano e bandiera del partito. Infine Zaia all’agricoltura. Ha trionfato in Veneto, dopo aver trasformato un ministero considerato “minore” in un dicastero ad alta visibilità. E in un riferimento chiave per la Lega. Dal punto di vista dell’identità, in quanto evoca la terra, la tradizione. Ma anche del rapporto con le categorie amiche: contadini, allevatori, cacciatori (un tempo collaterali alla Dc e al Pci). 

La Lega di lotta, che tutti evocano, oggi è soprattutto Lega di governo. Le pagelle degli amministratori, compilate ogni anno dal Sole 24 Ore, vedono i suoi sindaci e i suoi presidenti di provincia ai primi posti. I sondaggi sul gradimento dei ministri attribuiscono a Maroni e Zaia voti lusinghieri. E la fiducia nella Lega e nel suo leader assoluto è cresciuta costantemente negli ultimi 15 anni, fra gli elettori. Del Nord, del Centro e anche del Sud. Perché, nel frattempo, la Lega ha nazionalizzato il suo programma. I suoi obiettivi. Ha puntato sulla sicurezza, o meglio: sull’insicurezza. Ha drammatizzato le paure. I timori suscitati dalla globalizzazione. Dall’immigrazione, ma anche dalle minacce economiche e finanziarie. E dalle malattie  –  vere o presunte. Dai cibi che viaggiano senza controlli. Ha dissociato il linguaggio dalle pratiche. Ha promosso le ronde senza poi organizzarle. Ha agitato la xenofobia, permettendo l’integrazione nelle zone dove governa. (D’altronde, è difficile per una realtà di piccole imprese far marciare l’economia senza immigrati; per una società vecchia fare a meno delle badanti). Ha usato il doppio pedale dell’identità e del pragmatismo. Così si è rafforzata a spese del Pdl nel Nord e soprattutto nel Nordest.

(La Repubblica)

Angelo Panebianco – Popolare e borghese

[…] i successi registrati dalla Lega nelle tradizionali zone rosse (in certe aree dell’Emilia soprattutto) dovrebbero preoccupare sia il Pdl che il Partito democratico. Sembrano indicare che là dove la tradizione politica locale predilige i partiti popolari con vocazione per il radicamento territoriale, la Lega possiede sia notevoli capacità competitive nei confronti dei partiti d’opposizione che un tempo si sarebbero detti «borghesi» (come il Pdl), a debole radicamento, sia una certa potenzialità di espansione ai danni di forze popolari tradizionalmente dominanti (come, appunto, il Pd nelle zone rosse).

(Corriere della Sera)

Mario Calabresi – Le emozioni, la ragione e la realtà

[…] Ieri mattina le analisi del voto e del successo della Lega, che in cinque anni ha raddoppiato i suoi consensi, parlavano di federalismo, di protesta e di voglia di rottura. Le motivazioni di chi ha scelto il partito di Umberto Bossi appaiono invece completamente diverse e si richiudevano in tre parole: serenità, normalità, sicurezza.

Questa distanza di percezione e interpretazione ci racconta che anche in Italia politici e analisti fanno riferimento solo ad una parte della nostra mente, quella più fredda, razionale e calcolatrice, cadendo così in errore e restando spiazzati di fronte ai risultati elettorali. Prima delle ultime presidenziali americane, Drew Westen, noto professore di psicologia e consulente politico, lo ha spiegato in un libro di successo. I conservatori, sostiene, sanno fin dai tempi di Nixon e poi di Reagan che la politica è soprattutto una «questione di racconto». 

I progressisti, aggiunge Westen, hanno perso elezioni a ripetizione concentrandosi solo su questioni astratte e razionali, che non chiamano mai in causa cuore e pancia. Un candidato emergente di nome Barack Obama ha preso appunti e mettendo a frutto la lezione di Westen è riuscito a trasformare le tematiche più «cerebrali» in una «narrativa» capace di coinvolgere i suoi concittadini. E ha vinto.

I leader della Lega probabilmente non conoscono il professore americano, ma istintivamente ne hanno messo in pratica gli insegnamenti, mentre gli esponenti del centrosinistra, pur guardando ad Obama come a un esempio mitico, ripetono regolarmente gli errori storici dei democratici americani.

(La Stampa)

Stefano Stefani – Il successo è l’affermazione di Bossi

[…] L’affermazione della Lega è soprattutto l’affermazione di Umberto Bossi, che, quotidianamente, si distingue come l’elemento che contribuisce alla coesione della maggioranza di governo, ma non perdendo certo di vista il territorio, il confronto con il popolo, l’attenzione verso le esigenze e le necessità di tutti.

(La Padania)

Ernesto Galli della Loggia – Un futuro per la Lega al di là del federalismo

[…] la Lega rappresenta la prima cultura politica italiana di segno «basso», che non nasce cioè dall’elaborazione di un’élite. Non già per il suo richiamo al popolo. Infatti tutte le culture politiche dell’Italia moderna, dell’Italia del Novecento, hanno messo al proprio centro il «popolo». Ma lo hanno fatto per così dire « paternalisticamente » : era un’élite colta, per l’appunto, che assegnava alle masse popolari questo o quel compito storico di carattere generale (quasi sempre di riscatto sociale e/o nazionale) che la sua visione del mondo e del Paese le suggeriva. Per socialisti, cattolici, fascisti, comunisti il «popolo», in sostanza, ha sempre rappresentato uno strumento in vista di un fine più vasto e più alto: anche se naturalmente tale fine doveva tornare a beneficio innanzi tutto dello strumento stesso.

Con la Lega questa storia del Novecento politico italiano finisce per sempre. Con la Lega, infatti, abbiamo un gruppo dirigente fatto della stessa identica pasta culturale e antropologica del suo elettorato, un gruppo dirigente che ha gusti, modi di vita, ragiona e parla come il suo «popolo». Il quale non è investito di alcun ruolo storico generale. A qualsivoglia più o meno verosimile prospettiva nazionale (o addirittura mondiale, com’era in fondo per cattolici e comunisti) esso antepone molto banalmente le sue specifiche esigenze di collettività che abita in un certo posto, che vive qui ed ora, che ha determinati problemi economici e non altri.

(Corriere della Sera)

Tito Boeri – Aiuti alle imprese e sgravi fiscali, così il Carroccio conquista il Nord

Come mai il mondo dei piccoli imprenditori, dei lavoratori autonomi e degli artigiani che, secondo le indagini del Corriere della Sera doveva essere sul piede di guerra, ha tributato un plebiscito alla Lega? Un partito che ha sostenuto un governo imbelle di fronte alla crisi più pesante del dopoguerra, che ha assistito alla distruzione di più di 300.000 lavori autonomi, a un incremento del 16 per cento del numero di fallimenti di piccole imprese.
Un partito che ha lasciato aumentare ulteriormente la pressione fiscale. Come ha fatto allora la Lega a ottenere percentuali bulgare nel Trevigiano e nel Vicentino? Ci sono almeno tre spiegazioni.

Prima spiegazione: leggo in molti commenti sul dopo voto che d´ora in poi la Lega sarà determinante nell’ azione di Governo, ma la verità e che ha già pesato tantissimo sulla politica economica dell´esecutivo. Ha già strappato molte concessioni per i gruppi da lei rappresentati.

[…] La seconda spiegazione è che la pressione fiscale è aumentata in modo tutt´altro che uniforme e permettendo a molte piccole imprese di mettersi al riparo da futuri accertamenti del fisco.

[…] La terza spiegazione è che paradossalmente le prime elezioni con campagna elettorale sul web hanno mostrato come non si possa competere in politica facendo a meno di un partito. L´astensionismo ha esaltato l´unico partito oggi esistente al Nord. A trionfare non è stato l´amore, ma il partito che ha portato i propri militanti a votare. Un partito sempre più di potere al Nordest e Nordovest e ancora di lotta in Emilia, nella bassa Padania e in Toscana dove non a caso è più forte dove sono più numerose le comunità di immigrati cinesi. Nei suoi territori storici la Lega occupa e gestisce, con metodo e continuità. Ci vuole un partito per farlo, per selezionare e formare una classe dirigente locale e per far sì che questa presìdi e allarghi il suo raggio di influenza cooptando persone che obbediscono allo stesso capo. La Lega sceglie i suoi esponenti nei borghi, richiede l´identificazione in una comunità locale e l´accettazione da parte di questa per essere riconosciuto come militante. Poi per diventare amministratori locali e fare carriera bisogna fare la gavetta e offrire prove di fedeltà. Non contano invece le apparenze, neanche quelle televisive. La Lega in tutti questi anni è il partito che ha portato più giovani in Parlamento e nei consigli comunali e regionali. Si dice che i giovani trovino più spazio nella Lega perché danno meno problemi, rispettano le gerarchie. In effetti, gli eletti della Lega (sia in Parlamento che nelle amministrazioni locali) sono poco istruiti, difficilmente riescono ad imporre il loro punto di vista. Ma gli elettori della Lega non guardano tanto alle qualità dei singoli. Conta che rappresentino il loro territorio. Vale la targa più che il curriculum.

(La Repubblica

Dario Di Vico – I pregiudizi sulla “società incivile”

Davvero si può spiegare il successo della Lega come il frutto di un sapiente incastro di escamotage fiscali e concessioni clientelari, come sostiene appassionatamente l’economista Tito Boeri sulla «Repubblica» di domenica? Qualcuno davvero pensa che il consenso che le piccole imprese e le partite Iva hanno riversato sulle liste del Carroccio si possa motivare con i benefici che avrebbero ricevuto da «trasferimenti occulti di cui non si ha traccia» (e non si capisce dunque come se ne abbia notizia)? Quindi sociologi e giornalisti che si sono arrovellati per capire il funzionamento della macchina politica di Umberto Bossi hanno perso tempo.

[…] La Lega, dunque, non è stata premiata perché ha presentato un’exit strategy dalla crisi, tutt’altro. Si è esibita come partito antropologico, capace di ascoltare e di trasformare le istanze del suo popolo in un racconto collettivo, in una proposta identitaria. Con la globalizzazione — è la tesi leghista — la modernità è come se avesse operato un’inversione a U, non marcia più a braccetto con lo sviluppo, anzi lo minaccia. Bisogna dunque rallentarla con ogni mezzo, proteggere le comunità, salvaguardare l’iniziativa individuale e ogni tipo di tradizione che può fare da argine, inclusa quella religiosa. L’Italia, dunque, come un grande museo no global. Tutto ciò scalda i cuori ma non è un programma per uscire dalla crisi e infatti i leghisti glissano non solo sulla riforma fiscale.

(Corriere della Sera

Angelo D’Orsi – Appunti sul leghismo 

[…] il punto che intendo proporre qui ai miei così esigenti (e spesso critici) lettori, è un altro: i cambiamenti vistosi, che nel corso del suo ventennio di esistenza, la Lega realizzato, nella propria ideologia, nei propri comportamenti, nella propria tattica. La premessa è che la Lega rimane un soggetto politico di destra (altro che «costola della sinistra», di dalemiana memoria!), per la sostanza del suo messaggio ideologico, e per le classi sociali di riferimento, che, ovviamente, non sono le classi di manovra. In ogni caso, anche se non si condividesse questo mio giudizio, non si può non esser colpiti dal cambiamento di Bossi, che, agli occhi (forse deformanti) di uno studioso di storia, richiama quello di Benito Mussolini.

[…] Forse è ora di prendere sul serio il leghismo. E studiarlo, se lo si vuole sconfiggere, facendo capire a chi vota per Bossi, di quali paure viscerali egli e i suoi ras, siano suscitatori, e di quali interessi reali siano portatori. Ma occorre altresì imparare da loro, che hanno a loro volta imparato dal Partito togliattiano di massa. La cui prima regola era la diffusione lenta, capillare, tenace del “verbo”. Ma il proselitismo comunista era fondato non soltanto sulle parole, bensì su una concreta politica del e sul “territorio” e sull’esempio della buona amministrazione.

La Lega, dunque, peggior movimento politico dell’Italia repubblicana, forse, in certo senso; ma anche il solo movimento emerso e salvatosi dalla catastrofe della Prima Repubblica.
La prima lezione da trarre, comunque, rimane che forse i partiti non sono strumenti inutili; magari sono obsoleti, ma allora occorre sostituirli con altre forme organizzative per suscitare le passioni politiche, per organizzarle e dare forza ad esse.

(Micromega)
E voi, lettori, che ne pensate? Perché la Lega Nord ha vinto le elezioni?


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21 pensieri su “Perché la Lega Nord ha vinto le elezioni?

  1. Personalmente credo che la Lega abbia vinto le elezioni perchè il terreno di coltura delle paure dell’ altro, dello straniero, è stato sapientemente e mediaticamente fertilizzato durante anni. Ora se ne raccolgono i frutti. E i frutti sono il consenso popolare a chi promette di proteggerci da questi pericoli. E’ vero che le TV di Berlusconi non fanno propaganda direttamente alla lega, ma al PDL. Ma è anche vero che la Lega del PDL è il principale alleato, e l’ impero mediatico di berlusconi ha fatto buon gioco nel coltivare le paure e le insicurezze che stanno alla base proprio del consenso popolare alle proposte del suo principale e strategico alleato. Così, mentre la microcriminalità negli ultimi 20 anni è diminuita, la percezione della popolazione è esattamente il contrario. Così, mentre le culture straniere si fondono insieme alla nostra per formarne una nuova , diversa da tutte, più forte, si fomenta l’ illusione di voler difendere la purezza della nostra cultura a tutti i costi, come se ci fosse qualcuno a minacciarla, o come se lòa nostra cultura fosse qualcosa di puro e di incontaminatom e non, incvece, di contaminato da diverse invasioni nella storia. Così, mentre sono gli immigrati a tenere in piedi la nostra economia, e a far crescere il tasso di natalità si grida alla difesa dell posto di lavoro dagli immigrati usurpatori.
    Sono altresì convinto che se la lega fosse stata avversario vero del PDL e di Berlusconi, probabilmente tutto questo buon gioco a lasciar passare questo tipo di messagi fuorvianti, non sarebbe stato fatto dalle TV e dai media, e probabilmente il successo non sarebbe stato così consistente. Rissumendo: sono state indotte e coltivate ad arte le paure delle persone, attraveso il potere mediatico di Berlusconi, in un disegno tutto strumentale all’ alleanza Berlusconi Bossi, da, ormai, anni e anni. Forse il gioco ha un po’ superato le aspettative, dal momento che il PDL è sceso, ma rispetto alla vittoria di Berlusconi e della sua linea come leader, è un effetto collaterale accetabile.
    Questa è la ragione principale del successo della lega: una diffusione mediatica e falsata di paure indotte e ingannevoli. Alla quale il PD non ha saputo opporsi in maniera efficace, in primo luogo, per la sproporzione dei mezzi di comunicazione a disposizione, e in secondo perchè priva di quel carattere e di quella personalità necessarie per poter fare una battaglia contrapposta, di opposti contenuti, ma di altrettanta forza espressiva. Questi sono i motivi per cui la Lega ha vinto, secondo me.

    • Secondo me la lega vince perché da quelle parti regna sovrana una grande ignoranza, nonostante il benessere.. Ignoranza e benessere sono delle ottime basi per favorire l’arroganza e il fanatismo.. Sono il nostro Ku-Klux-Klan e il loro grado di intelligenza é veramente basso.. Lavorare é cosa molto molto importante, ma é bene anche guardarsi un po’ intorno, respirare e chiedersi il perché delle cose e il significato della propria esistenza.. La rozzezza del popolo padano supera i limiti dell’immaginazione, a partire dal linguaggio.. Si puliscono il culo con la bandiera italiana, ma dimenticano che l’Unità d’Italia é stata voluta da loro e dai piemontesi Savoia? Se poi non sono mai stati in grado di creare un vcero stato unitario con chi se la prendono? Loro hanno sempre vissuto il sud come una colonia; l’hanno finito di spolpare e oggi se ne vorrebbero disfare! Ieri sera nel vedere “Annozero” mi hanno fatto veramente paura.. In alcune persone ho chiaramente letto un’isteria ai limiti del delirante, fino al punto che da una iniziale rabbia alcune persone -parlo della gente del popolo, non dei politici- ha finito con il farmi compassione.. Sentimento strano di fronte ad una chiara manifestazione di disprezzo nei confronti dei musulmani e degli africani e comunque dei più poveri.. Un’antica consuetudine porta il ricco a pensare al povero come un lavoratore a buon mercato e un futuro consumatore.. Quando il conto non torna più -come oggi per via della concorrenza cinese- si inventano di tutto, persino che i cinesi si mangiano i bambini!.. Quando invece erano i friulani a conquistare il mercato era frutto della loro laboriosità.. lavorare va bene e fa anche bene ma quando é troppo non fa bene né allo spitiro né al cervello.

  2. La Lega vince perchè è ancora uno dei pochi partiti, forse l’unico, che fa politica ‘di contatto’…la gente a volte patisce il distacco col mondo istituzionale e la Lega colma questo gap…
    Possiamo essere d’accordo o meno sui personaggi e sui programmi, ma sul modus operandi per l’accaparramento dei voti è un partito che sta un passo avanti al resto…

  3. Opinione apocalittica (in senso echiano): La Lega vince perché è abbastanza provinciale da avere un progetto nazionale adatto a un Paese che dopo la fine della guerra fredda non conta più nulla e si sta consumando in un’inesorabile involuzione. I leghisti sembrano gli unici a credere ancora nella politica di piccolo cabotaggio mentre la barca affonda e gli altri partiti simulano ambizioni cosmiche. Insomma, gli altri spacciano l’Italia come lo stivale dalle mille leghe, mentre la Lega da’ l’illusione di saper fare il passo corto che ci vuole in questo momento.

  4. Che e’ un po’ tutto vero quello che esce dai vari articoli, sia nel bene che nel male.
    Pensate che le persone siano in grado di comprendere una politica economica nell’ambito globale mondiale?O anche solo nell’ambito nazionale? Pensate che chi vive al nord si interessi della Questione Meridionale? Non credo proprio. Il massimo che un ristoratore puo’ pensare e’ il kebabbaro che gli abita di fronte. O un imprenditore pensa a quello nella provincia accanto che vende i prodotti a minor prezzo perche’ ha 15 immigrati che gli lavorano in nero e sottopagati. O che semplicemente le sue tasse vengono prese e spese nel sud Italia senza giovamento alcuno.
    La gente vive delle proprie piccole paure e la Lega sa quali tasti premere per sfruttarle.

  5. Tra le analisi degli opinionisti “di grido” trovo quella di Ricolfi sulla Stampa la più interessante e, al tempo stesso, preoccupante (è un caso che l’hai messa per prima?). Due flash che mi fa venire in mente:
    1) altro che parlare al cuore, sentimenti, altro che voto di pancia… la correlazione suggerisce che alla base del voto per la lega vi è un processo che segue le regole della razionalità economica nel senso classico (congiunta a tanta cattiva informazione – ma la cattiva informazione – come sappiamo, non è irrazionalità). Se veramente vi è una correlazione tra la misura in cui un una regione è in debito o credito con le altre e l’affermazione della lega, questo suggerisce che, l’elettore, anche quando vota “con la pancia”, segue consciamente o inconsciamente uno stretto calcolo razionale. Infatti
    1)Per l’elettore della regione “in credito”, è egoisticamente più conveniente che le tasse e i tributi riscossi localmente vengano usati localmente(al netto dei costi di implementazione della riforma, che vengono ignorati)
    2) Il programma fondamentale della lega (uno dei pochi riconoscibili e coerentemente avvocati – se non perseguiti – dello scenario politico) è quello del federalismo, in particolar modo fiscale, ovvero le tasse e i tributi riscossi localmente devono essere usati localmente

    Il risultato è quantomeno sbalorditivo. In parole povere, la teoria che spiegherebbe meglio il successo della lega sarebbe la tanta vituperata teoria dell’agente razionale egoistico alla base della teoria economica standard e della teoria dei giochi. Per di più, e in contraddizione con la vulgata popolare, l’elettore della lega si rivela non certo uno stupido, anzi sfacciatamente razionale. Non uno stupido quindi, ma semmai egoista.

    Inoltre la teoria è coerente con l’affermazione della lega nelle classi popolari. Per quanto la virtù non dipenda dal portafoglio, è difficile negare che è più facile essere generosi con la pancia piena, che con la pancia asciutta.

    • Condivido molte delle cose che hai detto. L’ unica cosa su cui non sono d’ accordo è che l’ elettore della lega non può essere considerato stupido, inquanto razionale. Essere razionale, cioè ragionare secondo un pensiero logico, non è di per se indice di intelligenza, a mio avviso. Ci sono molti altri elementi che devono essere presenti, oltre al pensiero logico, in un cervello umano, per poter essere definito, almeno secondo la mia opinione, intelligente. Anche i razionali possono essere stupidi, e spesso un eccesso di razionalità e di calcolo non è nient’ altro che è una forma di limitatezza mentale. L’ egoismo, che di questo eccesso è diretto discendente, non è mai indice di intelligenza, ma semmai di ingenuità e di sciocchezza.

      • Un punto sul quale bisognerebbe riflettere però è che, sebbene la virtù non si misuri con il portafoglio, è più facile essere generosi a pancia piena. L’ “egoismo” economico dell’elettore leghista, in alcuni casi – ossia dell’operaio che vota lega – nasce almeno da due ragioni condivisibili: la sensazione di essere stato truffato (l’utilizzo non trasparente dei soldi al sud, certo a nord non è meglio ma almeno quelli “sono i nostri soldi”) e l’idea che se qualcuno deve fare un sacrificio, perché non ci pensano prima gli altri, che stanno meglio di me? Questo perché la distribuzione dei redditi forse non è proprio giusta… (Su questo punto penso di scrivere qualcosa perché mi pare non lo si mette abbastanza in luce.) Un ultima giustificazione dell’elettore della lega. E’ un po’ ingeneroso di accusare l’operaio che vota lega di votare egoisticamente e per politiche non eque, se nessuno a sinistra si prende la briga di provare a convincerlo che di ciò si tratta, o, meno paternalisticamente, di spostare il discorso su quel piano.

      • X LOIMI:
        scusa se mi autoreplico, ma non ho trovato il bottone replica alla tua controreplica.
        Comunque solo per dirti che con essa (la tua controreplica) sono assolutamente d’ accordo. 100%.

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  7. Secondo me, che vengo dal nord e sono circondato da comuni a maggioranza leghista (anche col 50-60%), la Lega da risposte ai bisogni primari dei cittadini, parla di cose concrete, piace perché ha pochi indagati e pur rimanendo nella maggioranza non è affine al berlusconismo. Inoltre anche i quadri di partito hanno una legittimazione dal basso e cercano sempre il contatto con la popolazione, me ne sono accorto militando nel pdl e osservando che dalle mie parti i leader della Lega si vedono sempre, i nostri solo le due settimane prima delle elezioni.

  8. La lega nord ha vinto le elezioni perchè l’antichissima terra della padania è stata per millenni sfruttata e soggiogata dagli invasuori (chiamati così perchè gente di fuori). Il dolce tradizionale lombardo, l’invitante oss de mort, è stato esautorato dallo sguaiato e maleducato babà, la polenta non può più far venire la pellagra a nessuno adesso che c’è il cus cus. Per fortuna che adesso comincia la riscossa: la padania ha volte per due volte il campionato di calcio delle nazioni inesistenti, battendo topolinia in un sentitissimo derby(vittoria facile, visto che la squadra avversaria si è cappottata dalle risate appena renzo bossi ha aperto bocca). l’inventore del macitaly guida la lotta alla globalizzazione dal cattolicissimo veneto (un posto dove persino i pali per la lap dance hanno attaccato il crocifisso), ed un novarese guida il piemonte. Io, che sono abruzzese, ormai sono costretto a girare per milano con un arrosticino arrotolato sulle maniche, così gli oriundi possono riconoscermi ed evitare di comprare i miei beni (beni che tanto non possiedo, grazie alla lungimirante politica economica della premiata ditta tremonti/flega nord)

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  10. Buona parte dei commenti che hai riportato ci azzeccano, ahinoi. Sono cresciuta e abito in una regione del profondo nord, dove la Lega dilaga da un pezzo. L’ho vista nascere ed espendarsi. Oggi sembra che sia un fenomeno relativamente recente, sembra che di colpo tutti si siano accorti che la Lega esiste e può farla da padrona. Ma la Lega esiste da un bel pezzo e mentre tutti si preoccupavano e si preoccupano di Berlusconi, i leghisti sono andati avanti e sono cresciuti. Soprattutto fa improssione il travaso di voti dalla sinistra alla Lega, un partito di destra, che però sa mascherarsi da forza ispirata dal popolo e dalle sue esigenze. E’ vero che i leghisti hanno lavorato sul territorio più di chiunque altro. Eccome. Qualsiasi ragazzo, ragazza, operaio, muratore, impiegato, insegnante o persona qualunque, se aderisce al partito leghista è ben accetto. Gli esponenti leghisti si sono infiltrati nei sindacati, nelle tifoserie, nelle parrocchie, nei movimenti cittadini (spesso contro amministrazioni di sinistra che cercavano di imporre decisioni dall’alto). Hanno creato momenti di aggregazione che una volta solo il PC riusciva a realizzare, inventandosi feste, sagre e tradizioni mai sentite prima. Ma la presa sul territorio non è tutto “merito” della Lega. Osservo con sconforto i rappresentanti del PD della mia zona: sono tutti avvocati, architetti, medici, intellettuali… niente di male ad appartenere a queste categorie, ma di fronte a chi vota sei e rimani un’élite privilegiata. E poi hai voglia a cercare il consenso tra i comuni mortali. E quale operaio, insegnante, muratore, o precario qualunque potrebbe sentirsi a suo agio in un partito come il Pd? Se il centrosinistra si è allontanato dai ceti medio-bassi e ha lasciato aperte strade e autostrade alle nuove forze politiche, d’altra parte la sinistra non è riuscita a rinnovarsi, è arrivata in ritardo su molte questioni che riguardano il mondo del lavoro, è rimasta ancorata ai vecchi modelli, alle vecchie contrapposizioni padrone-lavoratore, alle vecchie lotte e non per niente si è disgregata in tanti piccoli partiti. Per molti ormai il centrosinistra e i partiti della sinistra sono entità troppo distanti, parlano un linguaggio incomprensibile, quando non obsoleto. Il fatto stesso che solo oggi la Lega sia diventata oggetto di dibattito e di seria preoccupazione è indice di questo allontanamento: perché non se n’è parlato prima? Perché non ci si è accorti prima che il tessuto sociale stava cambiando? Perché si è continuato a guardare la Lega dall’alto, come un fenomeno quasi folkloristico mentre intanto questa macinava proseliti lanciando ogni volta campagne violente, costruite sull’odio, la xenofobia, il desiderio di rivalsa e di riscatto sociale?
    Un tempo le feste del Pd si chiamavano feste dell’Unità. Sarà un caso, ma da quando ha cambiato nome anche nella mia città, la festa non è stata più la stessa. Prima era un evento che durava un mese. Vi partecipavano migliaia di persone. C’erano concerti, dibattiti, e poi negozi, bar, ristoranti, librerie. Oggi sembra la festa dell’oratorio. Ci sono quattro gatti, si mangia male, si paga tanto e non ci sono più gli stand di Rifondazione, dei Comunisti italiani e della Cgil. Evidentemente ci si è dimenticati che l”unità” era una cosa importante….

  11. Trovo vergognosa e offensiva la definizione di Di Pietro e Grillo come sinistra populista, sia per la sinistra, sia per la “vera” destra, sia per un movimento di cittadini liberi, come è il MoVimento 5 stelle. Questa avanzata della Lega è un fatto che bisogna temere: il populismo non ha più limiti e la stupidità della gente continua ad aumentare… Anche l’assenza di una sinistra vera ed efficace, che agisca sul territorio, come fa indecorosamente la Lega, ha comportato questa clamorosa sconfitta del PD. Io, però, spero sempre nei cittadini, affinché finalmente capiscano la differenza tra Onestà e Disonestà.

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  13. La vittoria della Lega è certamente legata alla sua politica vincente, in quanto è l’unico partito ad agire da tale. C’è l’articolo di Tito Boeri centra in pieno secondo me il paradosso che porta la politica della Lega al successo: mi riferisco alla terza spiegazione ma espongo in breve quello che voglio dire;
    A livello nazionale la Lega non è un partito che può avere un successo del genere, ma i dati delle votazioni degli ultimi anni dimostrano come gli italiani siano sempre più convinti di questo partito, e gli scettici cominciamo ad essere sedotti da un partito attivo e capace; i temi trattati a livello nazionale sono quelli della difesa del proprio territorio, stanno abbandonando la dicitura del “Nord” per essere quanto più plebiscitari possibile nell’opinione pubblica nazionale, e sappiamo che da sempre tutti in Italia (come nel mondo credo) sentono la propria casa, la propria città e il proprio paese minacciato da chi è diverso, quindi cavalcano questa xenofobia latente in ognuno di noi per sembrare dalla parte del cittadino, e la intensificano promuovendo la campagna di insicurezza che il PDL ci propone da anni ed anni come risultato del governo della Sinistra (come se dal 2001 al 2006 le cose invece fossero migliorate); a livello industriale e imprenditoriale ragionano indipendentemente dall’economia legata alle politiche governative attuali che centralizzano tutto nello stato e che tramite le stesse imprese, lo stesso tipo di finanziamenti milionari, spesso al Sud dove si possono far perdere meglio le tracce, fanno solo perdere fonti allo stato a ai piccoli e medi imprenditori favorendo solo gli amici dei soliti; il federalismo fiscale è il primo passo verso una personalizzazione territoriale dei finanziamenti, così che il giro di soldi resti più inscritto nelle regioni dove possono essere più presenti (al Nord) senza buttare soldi nelle regioni del Sud, le quali, purtroppo, mi sento di denunciare in una situazione di emergenza nazionale da secoli, in quanto governate implicitamente solo dalle mafie, con le quali lo stato da sempre è in trattativa per far girare il denaro che servirebbe per risanare le regioni meridionali e invece sparisce nell’indifferenza dei controlli statali;
    Quindi il federalismo fiscale è visto benissimo da tutti gli imprenditori perché permette un controllo più efficiente dei soldi;
    Ed è questa la forza della Lega: apparire sempre dalla parte del cittadino medio, dell’imprenditore medio;

    Le dichiarazioni che in queti ultimi anni stanno rendendo la lega più equa e meno estrema a livello nazionale sono smentite nei fatti dalla xenofobia culturale e territoriale dimostrata dai singoli individui nelle loro politiche locali;

    Questa apparenza rende la lega più simpatica a chi purtroppo disinformato da questo sistema televisivo e giornalistico corrotto e scodinzolante che non dimostra realmente quello che questo partito fa in giro.

    Spero di non essermi perso troppo nel discorso…

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