Cyber fantasmi

Mentre in Italia il dibattito sui «social media» non va oltre la galleria degli orrori («Esiste un gruppo che si chiama “picchiamo i cani”») o l’anedottica («La figlia di Veltroni ha scritto su Facebook: “ora vediamo se qualcuno si dimette”»), il resto del mondo cerca la radice del loro impatto sulle nostre vite

– domandandosi quali conseguenze abbia sul cervello dividere l’attenzione per oltre sei ore al giorno – il tempo speso su Facebook dall’utente italiano medio secondo uno studio Nielsen – tra migliaia di frammenti di notizie, video e conversazioni. 

– approfondendo che cosa significhi vivere in una società dove, per la prima volta nella storia umana, il digitale abbia permesso alla memoria di essere non l’eccezione, ma la regola – così che la Rete sa tutto di noi, e per sempre. 

– lanciando un monito ben preciso: a furia di farci dettare i tempi della fantasia e della comprensione da tweets e aggiornamenti di stato, corriamo il rischio di finire schiavi di un “cyber-totalitarismo” in cui le persone saranno acqua passata o, peggio, stupide come macchine. 

Condivisibili o meno, i cittadini digitali del nostro Paese dovrebbero essere invitati a riflettere su queste preoccupazioni. Perché a esprimerle è chi, come Jaron Lanier o Nicholas Carr, conosce la Rete a fondo, e dalla nascita. E ora, stritolata tra una privacy inesistente, lo strapotere di colossi tutt’altro che trasparenti come Google e Facebook e una creatività ridotta in pagine personali tutte uguali, ne sta vedendo morire il lato più profondamente umano: il rispetto dell’individualità dei suoi utenti. Se davvero ci sta a cuore la libertà del Web, è di questo che si deve discutere.

(Per La Stampa)

3 pensieri su “Cyber fantasmi

  1. fiero di essere uno dei pochi che non ha facebook… trovo assurdo passare delle ora davanti a un social network (si ho twitter ma solo per necessità e ci passo 10 minuti al mese) per poi vantarsi di avere “millemila” amici e uscire di casa e capire che non conosci nessuno… per il resto ognuno è libero di fare quello che vuole anche di spiattellere all’universo intero i propri fatti…

  2. Il problema di Facebook IMHO non è mica di Facebook. E’ in come è strutturato e in come siamo fatti noi. Facebook ha spazio per ogni cosa, dibattiti, forum, blog. Il problema è che siccome offre valanghe di “preconfezionato”, le persone giocano al ribasso. Perchè faticare per esprimere un concetto, quando puoi “condividere un link”, o meglio ancora condividere 100 link, ognuno dei quali sembra dare voce ad una tua peculiarità?
    Insomma, il mezzo indubbiamente aiuta la dispersione, ma secondo me noialtri ce l’abbiamo innata.

    Che poi.
    C’è più individualismo che individui, di questi tempi:)

  3. Pingback: IJF 2010 /4 – Il giornalismo si farà adottare dal pubblico. Intervista a Luca De Biase « ilNichilista

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